SPAL-Inter: Conte stratega si affida alle seconde linee “guidate” da Eriksen

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17 Luglio 2020, 01:36
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Il poker servito a Ferrara anticipa quello che sarà forse il weekend lungo più lungo dell’anno. Candreva, Biraghi, Sanchez e Gagliardini vanno in gol in una partita senza storia e senza neppure tiri nella porta di Handanovic. Prestazione non eccelsa ma intelligente, proprio come serve in questa fase della stagione. Lo ha capito Eriksen, poco “televisivo” ma molto disciplinato. Conte stavolta ha buoni motivi per sorridere. Ecco l’analisi tattica di SPAL-Inter

PRESENTAZIONE PRE-PARTITA

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Conte per affrontare la SPAL: Handanovic; Skriniar, Ranocchia, Bastoni; Candreva, Brozovic, Gagliardini, Biraghi; Eriksen; Sanchez, Lautaro Martinez.

SPAL-Inter Formazione ufficiale

SPAL-Inter Formazione ufficiale

MODULO – Tutto come previsto per l’Inter, turnover compreso. Nel 3-4-1-2 torna Eriksen a fare il trequartista e vengono ripristinate le fasce d’inizio stagione. Conte rinuncia al regista basso (de Vrij) per affidare la costruzione esclusivamente al centrocampo, dove Brozovic fa da scudo alla difesa con il danese più avanzato. Regista basso e regista alto, ma solo in teoria. C’è Sanchez nel motore.

RESOCONTO PARTITA

PRIMO TEMPO – La partita può sbloccarsi al 5′ se non fosse per il palo di Brozovic dal limite dell’area. L’Inter dà l’impressione di avere fretta di colpire, sebbene in difesa balli un po’ finché non registra il terzetto scelto per l’occasione. Al 18′ la clamorosa traversa di Petagna vale come avvertimento. Prima distrazione, primo rischio. Il possesso palla è degli uomini di Conte, pur costantemente aggrediti e tenuti sotto pressione da una SPAL particolarmente aggressiva. Al 37′ bellissima manovra a tutto campo dell’Inter, che si conclude con il diagonale preciso e vincente di Candreva, trovato in area dal solito Sanchez. La SPAL non si risparmia nemmeno dopo lo svantaggio, ma è poca roba. Il primo tempo termina 0-1: tocca al generosissimo Candreva fare ciò che agli attaccanti non riesce, vantaggio meritato.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre senza modifiche e con un ritmo più blando. L’Inter gestisce il vantaggio provando a costruire ancora sia per vie centrali sia laterali. Al 55′ Biraghi colpisce di destro prima di entrare in area, arrivando in tempo su un pallone sporco. Inizia la fase migliore dei nerazzurri, che al 60′ mettono in scena una ripartenza letale conclusa con il gol di testa di Sanchez su cross dello stesso Biraghi. Al 63′ primo doppio cambio per l’Inter: fuori Bastoni e Biraghi, dentro D’Ambrosio e Young. L’italiano agisce da terzo di destra con lo spostamento di Skriniar a sinistra, invece l’inglese da esterno mancino a tutta fascia. La modifica difensiva crea un problema, ma dalle parti di Handanovic non si contano minacce. Conte chiede di rallentare il ritmo senza perdere di vista l’obiettivo, è la SPAL a dover correre (a vuoto). Al 74′ Gagliardini a porta vuota non può proprio sbagliare sull’assist di Young dalla sinistra. Al 75′ terzo cambio per Conte: fuori Gagliardini, dentro Borja Valero. Lo spagnolo si posiziona sul centro-destra, Brozovic scivola alla sua sinistra. La forma fisica del numero 20 è invidiabile, come dimostrato dalla facilità di corso con cui taglia in campo appena entrato, costringendo Eriksen ad allargarsi. Al 79′ ultimo doppio cambio per l’Inter: fuori Candreva e Sanchez, dentro Pirola ed Esposito. Il difensore debutta da terzo di sinistra, Skriniar torna così a destra e D’Ambrosio si alza sulla linea dei centrocampisti, invece l’attaccante si posiziona alla sinistra di Sanchez (come da immagine sotto allegata, ndr). Non succede molto altro, se non normale amministrazione nei dieci minuti prima del triplice fischio. Il secondo tempo termina 0-4: risultato rotondo e senza sofferenze contro un avversario orgoglioso ma assolutamente non all’altezza della competizione.

SPAL-Inter Formazione finale

SPAL-Inter Formazione finale

CONSIDERAZIONI POST-PARTITA

PROTAGONISTA – Tra le seconde linee di Conte c’è chi da tempo è finito dietro nelle gerarchie ma quando chiamato in causa fa il suo: Biraghi. L’esterno scuola Inter torna dal 1′ e condisce la sua prestazione con un gol (di destro!) e un assist per Sanchez, tutto in 5′. Tanto da convincere il tecnico a risparmiargli la scarsa mezz’ora finale, magari in previsione della trasferta di Roma, dove una mezz’ora ad alta intensità a fine gara potrebbe essere decisiva. Il numero 34 nerazzurro segue alla perfezione il copione contiano: non è bello da vedere ma è maledettamente efficace nelle due giocate che indovina. E va benissimo così. Puntuale.

COMMENTO – L’Inter è seconda in solitaria a -6 dalla Juventus, a +1 dall’Atalanta e +2 dalla Lazio. Una settimana fa si parlava di crisi Inter, fallimento Conte e problema Eriksen. A Ferrara scende in campo un’Inter rimaneggiata, più per costrizione che per scelta, e Handanovic non deve neanche sporcarsi i guanti. Lo 0-4 non riassume bene il quadro dipinto da Conte, che si presenta dal 1′ senza de Vrij, Godin, Young, Barella, Sensi, Moses e Lukaku (Vecino chiude il pacchetto degli assenti, giusto per completezza). Può e sa fidarsi delle seconde linee. E lo fa perché l’avversario è il fanalino di coda virtualmente retrocesso, quindi sa di poter far cieco affidamento sulle riserve. Strategia pura. Eppure non è scontato che Biraghi faccia gol e assist. L’esempio massimo è Ranocchia, così concentrato da non sbagliare nulla. Anche se il dato più curioso riguarda il tanto chiacchierato centrocampista danese: Conte gli chiede una prestazione sporca, di sacrificio nel portare pressing e farsi vedere dai compagni anche in posizione più defilata, ed Eriksen risponde macinando chilometri. Più di tutti i suoi compagni. Chi non nota questo cambiamento nell’atteggiamento, che per Conte oggi vale più dei piedi educati, forse non ha capito nulla del secondo posto appena riconquistato. Un capolavoro firmato Conte, in cui un fuoriclasse internazionale come Eriksen (per ora) deve sacrificarsi per “guidare” le altre riserve, piuttosto modeste, pur non essendo il leader carismatico né quello tecnico, imponendogli un altro calcio. Senza Lukaku, a fare la differenza dal punto di vista prettamente tecnico è Sanchez, ma questo si è capito benissimo nelle ultime uscite. Roma-Inter mostrerà se questa squadra ha capito o meno la lezione: l’avversario è nettamente più forte e Conte sicuramente tornerà ad affidarsi alle prime linee, possibilmente con Lukaku centravanti, ma a partita in corso tutti i panchinari potranno essere chiamati a contribuire all’obiettivo. Anche con una prestazione sporca e non notata da tutti. C’è una qualificazione in Champions League da conquistare ufficialmente e in anticipo prima di pensare all’Europa League di agosto, il sogno Scudetto lasciamolo da parte. Per ora.




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