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Sampdoria-Inter: Sanchez “rovina” l’asse con Sensi, ma in 10 viene fuori Conte

Il “sei su sei” è servito, l’Inter sale a quota 18 punti battendo anche la Sampdoria in casa sua: l’1-3 di Genova porta le firme di Sensi e Sanchez sullo stesso asse, poi Gagliardini chiude la gara quando la squadra di Conte si complica la vita con l’espulsione lampo dell’attaccante cileno. Prova di forza in inferiorità numerica per un tempo

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Conte per affrontare la Sampdoria: Handanovic; Skriniar, de Vrij, Bastoni; Candreva, Gagliardini, Brozovic, Sensi, Asamoah; Lautaro Martinez, Sanchez.

Sampdoria-Inter Formazione Ufficiale
Sampdoria-Inter Formazione Ufficiale

MODULO – Il turnover studiato da Conte si palesa in un’Inter rivoluzionata per metà mantenendo la sua identità tattica nel 3-5-2, ritrovando gli esterni a tutta fascia titolari ma facendo ruotare almeno un giocatore per reparto (Bastoni, Gagliardini e Sanchez le principali novità).

PRIMO TEMPO – Fin dai primi minuti di gioco è l’Inter a voler fare la partita attraverso il possesso palla e la costruzione dal basso, non a caso i tre centrali toccano nettamente più palloni dei compagni negli altri reparti. Tanto possesso palla che diventa troppo quando mancano le verticalizzazioni, che infatti rappresentano il motivetto successivo per sbloccare la gara contro una Sampdoria perlopiù inerme e a tratti svogliata. Al 20′ l’Inter trova il vantaggio con Sensi che calcia in porta trovando la deviazione di sedere di Sanchez, imparabile nell’angolino. Sì, per certi versi una botta di… fortuna. Al 22′ Sensi sbaglia il tiro trovando Sanchez che segna in tap-in da due passi, il VAR convalida. In pratica nel giro di due minuti l’asse Sensi-Sanchez indirizza la partita sui binari dell’Inter. Il dominio è sia tecnico sia tattico, la squadra di Conte si inserisce facilmente in tutti i buchi lasciati dalla difesa a tre della Sampdoria, pecca però di freddezza sotto porta. Al 36′ segna anche Candreva con un diagonale velenoso sotto le gambe di Audero, ma il fuorigioco è millimetrico. Il primo tempo termina 0-2: passivo modesto, per occasioni create non sarebbe stato un reato raddoppiare il numero di gol sul tabellino.

SECONDO TEMPO – A inizio ripresa la Sampdoria si mette a quattro dietro, ma al 47′ l’Inter rimane in dieci in seguito all’espulsione di Sanchez, che becca il secondo giallo per una simulazione in area di rigore. Si riparte dal 3-5-1 per compattarsi a difesa del doppio vantaggio. Ne esce un’Inter troppo schiacciata e punita alla prima occasione, infatti al 55′ Jankto supera Handanovic in diagonale. Al 56′ primo cambio per l’Inter: fuori Lautaro Martinez, dentro Lukaku. Il belga agisce da unica punta contro un intero reparto. Al 57′ secondo cambio per Conte: fuori Candreva, dentro D’Ambrosio. Assetto più difensivo sulle fasce. Al 61′ l’inserimento di Gagliardini viene premiato da un filtrante eccezionale di Brozovic e la ribattuta sulla respinta di Audero permette il tris. Gol che condanna la Sampdoria più dal punto di vista mentale che fisico. Al 65′ terzo e ultimo cambio per l’Inter: fuori Sensi, dentro Barella. Cambia la mezzala sinistra (come da immagine sotto allegata, ndr) per concentrarsi solo sulla fase difensiva nell’ultima mezz’ora scorsa. Con D’Ambrosio praticamente si gioca a quattro dietro in fase di non possesso, ma l’ingresso del numero 33 non è brillante e di certo non migliora l’Inter nelle due fasi di gioco. La difesa di Conte regge bene e spazza tutto quello che c’è da spazzare, certo diventa difficile rifiatare se i pochi palloni che arrivano dalle parti di Lukaku non vengono capitalizzati in gol. Il secondo tempo termina 1-3: spreco di energie nella ripresa, ma vittoria meritata abbondantemente.

Sampdoria-Inter Formazione Finale
Sampdoria-Inter Formazione Finale

PROTAGONISTA – Croce e delizia, si dice spesso di tanti fuoriclasse, stavolta lo stesso prende la scena in chiaro e scuro: Sanchez. Nel primo tempo “segna” due gol correggendo i tiri di Sensi – che comunque mette il proprio nome sul tabellino (la prima deviazione del cileno è palesemente fortuita) -, facilita la manovra offensiva dell’Inter e ottimizza le giocate del partner Lautaro Martinez, prendendo calci qua e là. Non si risparmia, se serve si abbassa a supporto del centrocampo. Invece nella ripresa Sanchez entra in campo ed esce nel giro di un minuto, complicando la trasferta dell’Inter a Genova. Una leggerezza non da Sanchez, ecco. Esplosivo (prima, poi esploso).

COMMENTO – Alla vigilia Conte era stato chiaro, l’Inter a Genova avrebbe avuto tutto da perdere. Forse è questo il motivo per cui l’approccio iniziale vede all’opera un collettivo motivatissimo seppur “nuovo”: dietro Bastoni debutta alla grande sul centro-sinistra “costringendo” Skriniar a (ri)adattarsi nuovamente sul centro-destra, de Vrij è il punto fisso al centro; il centrocampo perde gli ultimi uomini decisivi (Barella in mezzo e l’asse Biraghi-D’Ambrosio sulle fasce) per riabbracciare Gagliardini, Candreva-Asamoah e soprattutto Sensi, che torna dal 1′ per fare la mezzala anziché il trequartista decentrato; davanti Sanchez supporta le giocate di Lautaro Martinez per la prima volta dall’inizio. Poche conferme sulla carta, tante certezze in campo. Per la prima volta l’Inter rinuncia a Lukaku “accentratore” e apre il campo con due punte atipiche attivate da Sensi. Il canovaccio funziona finché a interromperlo non è Sanchez, autore di una leggerezza che gli costa l’espulsione (su cui si potrebbe discutere a lungo, però senza giustificare mai i simulatori, qualunque maglia abbiano addosso). Nella ripresa l’Inter deve abbandonare l’asse Sensi-Sanchez in cui Lautaro Martinez si esalta (tranne in zona gol…) e Conte lo capisce appena manda a scaldare i suoi uomini di fiducia dalla panchina. Solo il tempo è tiranno, infatti il gol della Sampdoria arriva a cambi già decisi da tempo, ma un giocatore come Lukaku non sarebbe mai potuto essere inserito a freddo. L’1-2 diventa 1-3 sull’asse Brozovic-Gagliardini e Conte mette a sicuro il risultato rinunciando all’estro “offensivo” di Sensi in favore del dinamismo “difensivo” di Barella. Forse i cambi in sé non cambiano poi molto la situazione dell’Inter in campo, ma è la sicurezza di Conte nell’effettuarli a rendere il tutto decisivo. In passato si è assistito ad allenatori che oggi non avrebbero cambiato il centravanti né concretizzato la staffetta sulla linea mediana, magari preferendo cambiare modulo (difesa a quattro per “specchiarsi” alla Sampdoria?) oppure inserire fuori ruolo giocatori votati alla fase difensiva. Conte invece chiede all’Inter di fare la partita anche in inferiorità numerica – addirittura senza snaturarsi – e porta a casa il risultato. Altri tre punti pesantissimi. Inutile dare i numeri, quelli non vanno nemmeno commentati. In Serie A l’Inter è prima a punteggio pieno, adesso testa al Barcellona e poi avremo modo di vivere Inter-Juventus. Fino a quel momento, silenzio: 18 punti in 6 partite, tutto qui.

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