Sampdoria-Inter: Sanchez da 10 tradisce Conte (senza Lukaku né gioco)

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6 Gennaio 2021, 20:27
Alexis Sanchez Inter Alexis Sanchez Inter
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Sampdoria-Inter pone fine al filotto nerazzurro di vittorie. Il gol di de Vrij non basta, la firma sui tre punti è degli ex Candreva e Keita Baldé. Conte si ritrova senza Lukaku dal 1′ ed è proprio il sostituto Sanchez a “tradire” tutto il gruppo. Troppo fumo e poco arrosto, soprattutto in zona gol. Il passo falso dovrebbe far riflettere sui punti deboli di una rosa con alternative nulle. Ecco l’analisi tattica di Sampdoria-Inter

PRESENTAZIONE PRE-PARTITA

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Conte per affrontare la Sampdoria in Serie A: Handanovic; Skriniar, de Vrij, Bastoni; Hakimi, Barella, Brozovic, Gagliardini, Young; Lautaro Martinez, Sanchez.

Sampdoria-Inter formazione iniziale

Sampdoria-Inter formazione iniziale

MODULO – Conte conferma il 3-5-2 per l’Inter anche senza Lukaku. Cambia tutto in attacco, dove Lautaro Martinez non deve fare la spalla bensì la punta centrale per finalizzare la manovra. Con Sanchez, a Brozovic basso, si aggiunge il regista alto che fa da raccordo ai reparti.

RESOCONTO PARTITA

PRIMO TEMPO – Sanchez parte più basso, agendo da sinistra verso destra. Nei primi dieci minuti giro palla sterile nella propria metà campo alla ricerca della ripartenza. All’11’ Sanchez si fa respingere il rigore da Audero e Young colpisce l’incrocio dei pali sulla ribattuta. Poi al 15′ la traversa di Tonelli salva Handanovic. Al 23′ l’ex Candreva su rigore spiazza Handanovic dopo il fallo di mano di Barella. La Sampdoria prende campo e fiducia, al contrario l’Inter non riesce a impostare un’azione che sia una. La doppia fase di gioco fatta dal centrocampo è nulla e il solo Hakimi non basta. Al 38′ l’altro ex Keita gira in porta il pallone ricevuto dalla destra da Damsgaard, autore di una splendida azione personale contro tutti. Il primo tempo termina 2-0: risultato bugiardo ma non sbagliato, considerando le occasioni avute e sfruttate da entrambe le squadre.

SECONDO TEMPO – Nell’intervallo primo cambio per Conte: fuori Young, dentro Perisic. Staffetta sulla fascia sinistra. Intanto l’imprecisione sotto porta supera livelli imbarazzanti. Al 63′ secondo cambio per l’Inter: fuori Gagliardini, dentro Lukaku. Il belga si posiziona alla destra di Lautaro Martinez, Sanchez scala ufficialmente nel ruolo di trequartista nel 3-4-1-2. Al 65′ de Vrij di testa sovrasta tutti su corner battuto da Brozovic. Al 70′ terzo cambio per Conte: fuori Sanchez, dentro Eriksen. Il danese agisce da trequartista. Dominio totale del campo e della manovra, che finalmente inizia ad allargarsi sulle corsie laterali anziché limitarsi alla zona centrale. All’81’ doppio cambio finale per l’Inter: fuori Skriniar e Barella, dentro D’Ambrosio e Vidal. Staffetta con assetto più offensivo. Nonostante le azioni costruite nel finale, anche in maniera disordinata, il gol non arriva. Il secondo tempo termina 2-1: la reazione inizia troppo tardi e termina troppo presto, non può bastare.

Sampdoria-Inter formazione finale

Sampdoria-Inter formazione finale

CONSIDERAZIONI POST-PARTITA

PROTAGONISTA – La coperta in attacco è corta da un paio di anni ormai (dall’inizio del “caso Icardi” in pratica…), eppure ogni volta c’è chi riesce a peggiorare la situazione: Sanchez. Lasciando da parte il rigore sbagliato a inizio partita, che da solo varrebbe il 4 in pagella, la prestazione del cileno è insufficiente in tutti gli aspetti. Non gli manca la giocata per servire i compagni o provare il tiro, ma la concretezza sì. Quando manca Lukaku, all’Inter non serve un esteta. Serve uno che, pur in maniera sporca, la metta in rete. E Sanchez non ci riesce. Il calcio champagne, che comunque non si è visto, può attendere. Il cileno si è dimostrato inadeguato nel suo ruolo da “terza punta”, perché un conto è fare da alter ego a Lautaro Martinez e un altro è giocare al posto di Lukaku. E non è nemmeno colpa sua. Gioca da numero 10 ma è un pesce fuor d’acqua. Apatico.

COMMENTO – Ci risiamo. Quando l’Inter è chiamata a una prova di maturità, difficilmente risponde presente. Il problema è ormai decennale e nemmeno Conte – finora – è riuscito a risolvere questo difetto. Oggi l’occasione è data dallo scontro diretto Milan-Juventus. Occasione giusta per recuperare e/o dare altri punti in ottica scudetto. Non sarà così. La sconfitta fa male, soprattutto per com’è arrivata. Se Sanchez non avesse sbagliato il rigore del possibile 0-1, difficilmente sarebbe arrivato il blackout da zero punti. La prestazione da quel momento in poi è un continuo climax discendente, che migliora solo nella ripresa. Troppo tardi. L’Inter non è Lukaku-dipendente, ma è monotematica dal punto di vista del gioco. Quindi, se manca l’unico a creare i presupposti offensivi per far “funzionare” il centrocampo, è difficile far quadrare il cerchio. Ancora una volta vengono fuori tutti i limiti di una rosa priva di qualità, a certi livelli, e soprattutto di carattere. Le occasioni da gol non mancano. La freddezza sotto porta sì. L’Inter non è una squadra matura, questo è palese. Però è assurdo perseverare negli stessi errori. La difesa viene punita ogni volta che fa un errore. Il centrocampo, per un motivo o per un altro (Barella irriconoscibile a Genova), non trova continuità. Le fasce sono limitate a quella destra, dove Hakimi cresce in solitaria. E l’attacco senza Lukaku non esiste, perché Sanchez ha smesso di essere un attaccante. Conte pensa di schierare il solito 3-5-2 che può evolversi in n moduli e si ritrova con un 3-5-1-1 disordinatissimo per colpa di Sanchez. Che poi colpe non ne ha, come sul rigore: non dovrebbe batterli lui, mai. Le cose vanno relativamente meglio nella ripresa, ma la qualità (compresa quella di Eriksen) è al servizio di nessuno. Anche per via di un campo impraticabile. La sconfitta può spiegarsi con il solito concorso di colpa, che parte dalla proprietà e termina con il medico sociale. Nessuno escluso. E se dal mercato non arriva nessuno, Conte avrà sempre l’alibi della rosa dimezzata. In Sampdoria-Inter è entrato Eriksen, senza sapere perché. Chissà se nelle prossime occasioni capiterà a Ranocchia (centravanti?). La prova di maturità in campo è fallita, ma è ai piani alti che qualcosa scricchiola in maniera più preoccupante. Battuta d’arresto tutt’altro che da prendere sottogamba, così com’è sbagliato drammatizzare il tutto.



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