Sampdoria-Inter: punto sudato, Perisic da ala fa ciò che vuole

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4 ottobre 2015, 19:03
Perisic

Primo pareggio stagionale per l’Inter di Mancini, che non va oltre l’1 a 1 in casa della Sampdoria. Punto guadagnato in rimonta, dopo una partita rocambolesca e caratterizzata anche da qualche episodio da moviola. Nota positiva in casa nerazzurra è la prestazione di Perisic, non solo per il gol realizzato

LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare la Sampdoria: Handanovic; Santon, Medel, Murillo, Telles; Guarin, Felipe Melo, Kondogbia; Perisic; Icardi, Palacio.

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IL MODULO – Come base di partenza Mancini torna alle origini, riproponendo il 4-3-1-2: niente di ricercato. Nel rombo di centrocampo davanti alla difesa c’è Melo, mentre dietro le punte tocca nuovamente al sacrificato Perisic.

PRIMO TEMPO – La prima frazione di gioco scorre senza che una delle due squadre abbia la meglio, né in campo né sul tabellino. L’Inter subisce molto la velocità della squadra blucerchiata, che in mezzo al campo si dimostra compatta, al contrario dei nerazzurri, che mostrano distanza tra i reparti e ciò non gioca a vantaggio della manovra offensiva. I repentini capovolgimenti di fronte favoriscono soprattutto la Sampdoria, che si difende a pieno organico e riparte con tutto il suo potenziale offensivo, mettendo l’Inter in difficoltà. Clamoroso, infatti, l’errore di Correa, che sciupa la palla dell’1 a 0. La squadra di Mancini si fa vedere costantemente dalle parti di Viviano, ma nessuno trova la rete: ci provano Kondogbia, Palacio, Telles, Guarin, Melo e Icardi, quest’ultimo praticamente estraneo dalla manovra nerazzurra. L’Inter paga nuovamente una linea mediana sulle gambe, perché perfino Melo, l’unico a salvarsi nelle ultime uscite, dimostra di non essere in condizioni ottimali. Il primo tempo termina a reti inviolate: uno 0 a 0 che può dire ancora molto, sfruttando qualche accorgimento tattico.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre con gli stessi undici nerazzurri in campo, ma è la Sampdoria a trovare subito il vantaggio: scaltrissimo Muriel a sfruttare l’assist dalla destra di Pereira, ma la difesa dell’Inter non è assolutamente esente da colpe. Cross (dal lato di Telles) arrivato con troppa facilità, mentre l’attaccante colombiano viene praticamente dimenticato dalla coppia centrale, visto che spunta alle spalle di Medel. Dopo un quarto d’ora, Mancini prepara le prime modifiche: fuori Kondogbia, dentro Biabiany. Sostituzione importante ai fini tattici, visto che permette il passaggio al 4-2-3-1: in mezzo al campo rimane la coppia Guarin-Melo, così sulla trequarti Biabiany si piazza largo a desta e Perisic a sinistra, lasciando Palacio libero di giostrare alle spalle di Icardi. Adesso l’Inter è più pericolosa sulle fasce, dove può sfruttare velocità e tecnica, ma Mancini non è soddisfatto di ciò che avviene in avanti: esce Palacio, entra Manaj. E stavolta il gol arriva: lo segna Perisic, che è bravissimo a farsi trovare nel punto giusto al momento giusto per il tap-in vincente su intuizione di Icardi. I nerazzurri trovano fiducia, ma peccano spesso di precisione. L’ingresso in campo di Manaj dà vivacità alla manovra nerazzurra, tanto da reclamare a gran voce un rigore, che l’arbitro Rocchi non dà. La stanchezza si fa sentire, quando Mancini decide di giocarsi il tutto per tutto: fuori Santon, dentro Ljajic. Con il serbo in campo è un’Inter spregiudicata in avanti: Ljajic si piazza largo a sinistra, Perisic si sposta a destra e Biabiany arretra per coprire il vuoto lasciato da Santon. Il risultato non cambia, ma l’Inter nei minuti finali prova a creare proprio con Ljajic. Termina 1 a 1: risultato che non soddisfa pienamente, ma che non è da buttare né per com’è stato raggiunto (in rimonta) né per il significato che può avere questo punto esterno ai fini della classifica.

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IL PROTAGONISTA – Non trattandosi di una prestazione brillantissima né nel complesso né individualmente, il giocatore che merita una nota di merito non può che essere l’autore del gol: Ivan Perisic. Paradossalmente, però, non per il gol segnato. Gol facile, banale, neanche bello da vedere o come lo definisce qualcuno: “gol stupido”. Uno di quei gol alla Filippo Inzaghi, che però pesano come macigni. La prestazione di Perisic, infatti, va analizzata dal primo all’ultimo minuto di gioco. Fino all’ingresso di Biabiany, quindi per oltre due terzi di Sampdoria-Inter, gioca da trequartista: non fa vedere niente di che in fase offensiva, mentre in quella difensiva è prezioso come sempre. Con il passaggio al 4-2-3-1 e dunque venendo spostato largo a sinistra sulla trequarti, il croato prende fiducia, metri e ritrova velocità. Atteggiamento tipica, ovviamente da ala. Ancora è poco, anzi nulla, visto il potenziale del giocatore, ma è evidente una cosa: sulla fascia Perisic può fare quel che vuole e, se è in giornata, sicuramente fa la differenza. Trova la via del gol, ma troverebbe anche quella dell’assist con una squadra meglio organizzata. Mancini ha ammesso di averlo acquistato per fargli fare questo tipo di lavoro e tutti concordano: bisogna solo capire quando si inizierà a vedere l’Inter dal primo minuto con Perisic sfruttato al massimo delle sue capacità. Se l’era del rombo è finita, Perisic può essere l’arma in più di questa nuova Inter da 4-2-3-1.

IL COMMENTO – Il mio pensiero, ormai, è ricorrente e rischio di diventare inutilmente ripetitivo. Senza Stevan Jovetic, che da solo sembra valere mezza squadra al momento, perché Rodrigo Palacio viene ancora preferito ad Adem Ljajic? Il serbo ha le caratteristiche giuste per sostituire il montenegrino, mentre l’argentino diventerebbe un’arma in più nei minuti finali. E’ uno spreco vedere Palacio “a terra” e Ljajic solo nei secondi finali, scalzato perfino da Rey Manaj, che comunque è protagonista in positivo. Per il resto, continua il dibattito sul modulo: il rombo è da seppellire, ma la lettura della partita con la sostituzione Kondogbia-Biabiany fa intravedere la luce in fondo al tunnel. La sosta può solo far bene a questo gruppo, che deve ritrovare freschezza nei suoi uomini più esperti (Felipe Melo in primis) e voglia di riscatto nei giovani un po’ sottotono (facile nominare Geoffrey Kondogbia, ma il discorso vale anche per Mauro Icardi). Inoltre per Inter-Juventus tornerà Joao Miranda, pronto a rimettere ordine in difesa dopo quanto accaduto negli ultimi 180′, e si spera anche il già citato Jovetic: dunque, perché disperare? Per una volta guardiamo il bicchiere mezzo pieno, perché se l’Inter pareggia sono sempre due punti persi, anche qualora l’avversario fosse il Real Madrid e lo stadio il “Santiago Bernabeu”. Ma questo punto, sudato in casa di una buona Sampdoria, a fine stagione potrebbe valere molto.

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