Palermo-Inter: pareggio che mette in luce 2 pregi e 2 difetti

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25 ottobre 2015, 01:11
Mancini

L’Inter continua la sua striscia “negativa” senza vittorie e non va oltre il pareggio a Palermo. Gli uomini di Mancini finiscono la partita in dieci, ma mettono in mostra buone giocate alternate ad amnesie da rivedere. Turnover limitato, la panchina fa ben sperare

LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare il Palermo: Handanovic; Nagatomo, Miranda, Murillo, Telles; Medel, Kondogbia; Guarin, Jovetic, Perisic; Icardi.

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IL MODULO – Come preannunciato, Mancini riparte con il 4-2-3-1, dopo gli esperimenti positivi dell’ultima settimana: decisiva la posizione di Guarin, che da “finta ala” a destra permette all’Inter di disporsi con l’assetto tattico più offensivo.

PRIMO TEMPO – Nella prima frazione di gioco è il Palermo a mettere in mostra le migliore giocate. L’Inter, infatti, paga la sconnessione tra i propri reparti: si crea un vuoto tra difesa e attacco che i due soli mediani non riescono a coprire al meglio. Il problema si estende sulle fasce, dove gli esterni sono poco ordinati e a tutto campo. Troppi lanci lunghi da parte degli uomini di Mancini, che soffrono i cambi di gioco del Palermo, bravo a giostrare da una fascia all’altra. Handanovic è costretto agli straordinari per le azioni pericolose create dai rosanero, che fanno un buon giro palla e sono veloci nelle loro giocate. Il quartetto offensivo dell’Inter si accentra facendo densità in mezzo anziché disporsi a formare un rombo, e a farne le spese è il gioco nerazzurro, che non riesce a svilupparsi al meglio sulle corsie laterali. Kondogbia rischia il rosso per doppio giallo, ma l’arbitro Doveri vede la prima simulazione di Vazquez e ammonisce l’oriundo italo-argentino: il rischio però è da non sottovalutare, manca un uomo in mezzo che dia quantità e qualità in entrambe le fasi. Nel finale l’Inter prova ad attaccare, ma non arrivano occasioni importanti. Il primo tempo termina 0-0, meglio il Palermo che l’Inter, ma in panchina ci sono gli uomini giusti per cambiare l’inerzia del match.

SECONDO TEMPO – A inizio ripresa l’Inter scende in campo con gli stessi undici iniziali: il piglio è quello giusto, ma manca ancora qualcosa. Mancini attua il primo cambio: esce Kondogbia, entra Biabiany. L’Inter non cambia assetto tattico, ma Guarin arretra nei due mediani e il francese si allarga sulla fascia destra. Ed è lui dalla destra che controlla una palla eccezionale di Jovetic e serve Perisic solo davanti al portiere: il croato segna il gol del vantaggio. La gioia dura poco, perché alla prima buona occasione l’Inter subisce un gol assurdo: flipper in area di rigore sugli sviluppi di un calcio d’angolo in cui la retroguardia nerazzurra si posiziona sicuramente male ed è 1-1 firmato Gilardino. Per il resto Jovetic inventa, ma l’Inter spreca. Dopo il pareggio, momento positivo per gli uomini di Mancini, che attaccano a pieno organico e trovano la porta con Guarin e Telles, ma dalla distanza: la manovra adesso è buona e veloce, ma il problema è in area di rigore. Neanche a dirlo, esce Icardi ed entra Ljajic: il centravanti diventa Jovetic, con il serbo alle sue spalle. Non c’è tempo di riorganizzarsi e Murillo già ammonito ferma il “simulatore” Vazquez: espulso il colombiano. Ma un minuto dopo è Guarin show, che va da porta a porta, ma non segna: sarebbe stato il gol dell’anno, anche se va detto che pecca di egoismo. In emergenza, Perisic si piazza in difesa, in attesa del cambio. Poi Mancini corre ai ripari: fuori Jovetic, dentro Ranocchia. L’Inter è costretta al 4-4-1 con Ljajic unica punta. Il serbo crea calcio, ma il Palermo si salva in tutti i modi. Nonostante l’inferiorità numerica, è l’Inter a meritare qualcosa in più nei minuti finali, ma la partita termina 1-1.

IL PROTAGONISTA – Dopo un pareggio esterno si potrebbe guardare il bicchiere mezzo pieno (un punto guadagnato su un campo difficile e in inferiorità numerica) o il bicchiere mezzo vuoto (due punti persi contro una squadra di livello inferiore e dopo essere andati in vantaggio). Lo stesso dicasi per i giocatori, che hanno ben impressionato (Joao Miranda) o che hanno deluso (Mauro Icardi). Tra i primi, spicca sicuramente l’ingresso in campo di chi ha cambiato la partita: Jonathan Biabiany. L’ala francese entra in campo e ruba subito palla in ripiegamento difensivo: non male per uno che è entrato per attaccare la profondità verso la porta palermitana. Dal suo piede destro arriva l’assist al bacio per il gol di Perisic, anche se ciò che stupisce è lo splendido controllo sul lancio geniale di Jovetic. Biabiany è una spina nel fianco continua, nonostante non sia né al 100% né la squadra l’abbia messo nelle migliori condizioni per imporsi (cercare la sovrapposizione con Nagatomo sarebbe stata una richiesta troppo impegnativa per il terzino giapponese). Probabilmente non è e non sarà mai un fenomeno, ma l’Inter potrebbe aver trovato un giocatore capace di cambiare l’inerzia della partita anche sulla fascia destra, visto che a sinistra tra il croato e Telles le cose non vanno affatto male.

IL COMMENTO – Se devo guardare il bicchiere, lo guardo vuoto a metà. Non perché il punto di Palermo sia da buttare, ma perché è arrivato in una maniera evitabile. Il risultato può anche essere giusto, ma subire un gol del genere dà sicuramente fastidio: non per la carambola in sé (assolutamente fortunosa per i rosanero), bensì per l’ennesima amnesia difensiva che questa volta arriva a causa di un posizionamento sbagliato durante il tiro dalla bandierina. Ecco dunque il primo pregio-difetto: la difesa dell’Inter regge per 93′ con uno Joao Miranda vero leader del reparto, ma al primo blackout si affonda totalmente. Ciò costringe l’Inter a segnare sempre un gol in più per avere la sicurezza di non rischiare alla prima dormita difensiva, ma ecco che entra in gioco il secondo pregio-difetto: l’attacco non ha dimenticato come si segna (ancora in gol Ivan Perisic) né tantomeno come si gioca a calcio (Stevan Jovetic prima e Adem Ljajic poi hanno creato due occasioni a testa che avrebbero meritato maggiore fortuna, sull’assist di Biabiany mi sono già dilungato abbastanza), ma manca il finalizzatore. E non importa se Mauro Icardi non è in giornata, il problema è legato ai movimenti di tutto il reparto: Icardi è il centravanti, ma arretra e si allarga senza sosta; Jovetic è il rifinitore, ma spesso è costretto a prender palla in zone che non dovrebbero essere di sua competenza, allontanandosi dalla porta; Perisic è l’ala deputata alla ricerca della superiorità sulla fascia sinistra, ma più volte è chiamato a difendere; Guarin (in questa occasione) da “finta ala” sulla corsia destra non ha garantito il lavoro ideale, ma com’è normale che sia; se a tutto ciò aggiungiamo che i quattro elementi offensivi anziché giocare coralmente si sono spesso pestati i piedi nella zona centrale del campo, ecco spiegato cosa non va. La qualità c’è, va però sfruttata e messa in condizione di fare la differenza. Mancini dovrà lavorare su questo, perché se l’Inter riesce a salvare la faccia giocando senza centrocampo (duole dirlo, ma contro il Palermo in mezzo non si è creato nulla e si è difeso ai minimi storici), vuol dire che difesa e attacco hanno fatto il resto. Ma tutto ciò dev’essere ottimizzato, subendo meno e concretizzando di più. E attenzione, dopo essermi focalizzato su Biabiany: la svolta qualitativa potrebbe anche chiamarsi Ljajic.

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