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Milan-Inter: Inzaghi perde altri 2 punti pur creando e dominando (ma a che pro?)

Milan-Inter termina senza né vincitori né vinti, a meno che non si guardi la classifica. Il Milan mantiene il +7 sull’Inter, che fa la partita subendo ogni tipo di limitazione rossonera. E il risultato ne è la dimostrazione. Inzaghi non riesce a correggersi nella ripresa, rischiando addirittura la beffa nel finale. Si tratta di (altri) due punti persi. Di seguito l’analisi tattica di Milan-Inter

Pre-Game Analysis: la preparazione e le scelte di Inzaghi

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Inzaghi per affrontare il Milan in Serie A: Handanovic; Skriniar, de Vrij, A. Bastoni; Darmian, Barella, Brozovic, Calhanoglu, Perisic; Dzeko, Lautaro Martinez.

Milan-Inter formazione ufficiale
Milan-Inter formazione ufficiale

MODULO – Inzaghi per l’occasione rispolvera il vestito migliore. Nel Derby di Milano in campo la formazione-tipo, ovviamente impostata sul 3-5-2 inzaghiano. L’Inter si affida all’attesissimo ex Calhanoglu nel ruolo di mezzala sinistra.

In-Game Analysis: lo sviluppo e la lettura della partita

HIGHLIGHTS – Nel primo tempo, all’8′ Kessié atterra Calhanoglu, che è lesto a sfruttare la leggerezza del’ex compagno e all’11′ si incarica di battere il rigore confermato dal VAR, scegliendo la soluzione centrale che basta per superare Tatarusanu (0-1). Al 17′ l’autogol di de Vrij, che salta in maniera maldestra per anticipare Tomori sulla punizione di Tonali, riporta il Milan subito in partita (1-1). Poi al 25′ Ballo-Touré atterra uno strepitoso Darmian, che gli prende il tempo alle spalle prima di entrare in area, ma Tatarusanu al 27′ ipnotizza Lautaro Martinez che calcia angolato. Nella ripresa all’89′ il palo di Saelemaekers salva Handanovic, che poi deve ringraziare Kessié per il tiraccio successivo.

MODIFICHE – Al 69′ primo cambio per Inzaghi: fuori Barella, dentro Vidal. Il cileno agisce da mezzala destra. Al 76′ primo doppio cambio per l’Inter: fuori Darmian e Dzeko, dentro Dumfries e Correa. L’olandese si posiziona largo a destra e l’argentino alla sinistra di Lautaro Martinez. All’84′ secondo e ultimo doppio cambio nerazzurro: fuori Bastoni e Lautaro Martinez, dentro Dimarco e Sanchez. Staffetta finale (come da immagine sotto allegata, ndr).

Milan-Inter formazione finale
Milan-Inter formazione finale

Player Analysis: il singolo decisivo in Milan-Inter visto ai raggi X

PROTAGONISTA – Il calciatore più atteso, tra i tanti ex della partita, ed è proprio quello che non delude: Calhanoglu. Il 7.5 in Milan-Inter (vedi pagelle) riassume tutto. Il centrocampista turco gioca una partita all’altezza, risultando il più brillante e concreto nel reparto in cui si è decisa la partita. Anzi, in cui non si è decisa. Non può dirsi lo stesso bene dei compagni di reparto Brozovic e Barella, a cui Pioli riserva un trattamento speciale in marcatura. E la manovra dell’Inter ne risente. Ma la prestazione del grande ex resta. Avvelenato.

Post-Game Analysis: le considerazioni finali su Milan-Inter

COMMENTO – Il Milan si presenta con il baricentro altissimo, ma l’Inter non riesce a sfruttare questa situazione, se non nelle (poche) ripartenze arrembanti. Più che ripartenze ordinate, veri e propri contropiedi. La squadra di Pioli è molto meglio organizzata dal punto di vista tattico dal centrocampo in su, ma le voragini che lascia dietro sono drammatiche. Il ritmo rossonero è elevatissimo e ciò spiazza l’Inter di Inzaghi, che forse prevedeva un Milan attendista. Anche per questo Pioli ha già i cambi pronti dopo un’ora di gioco, mentre non si capisce il motivo per cui Inzaghi temporeggia. Dzeko non sta bene, ma si sbatte. Appena esce, l’Inter sparisce. Delle due l’una: l’Inter è Dzeko-dipendente o Inzaghi non ha ancora lavorato sul piano B senza il centravanti bosniaco? I cambi finali portano all’assedio del Milan contro un’Inter che non ne ha più e anche questo andrebbe indagato. Dimarco e Sanchez sono la risposta ai centimetri rossoneri, difficile ipotizzare un epilogo positivo… L’Inter subisce il Milan nei minuti iniziali e finali, per poi dominare in lungo e in largo. Gli errori sotto porta pesano troppo. Ma Pioli lavora sui punti di forza dell’Inter per limitarli, mentre Inzaghi si preoccupa esclusivamente di non rischiare conoscendo i punti deboli della propria squadra. Strategie diverse, strategie opposte. Perché gli obiettivi sono opposti: l’Inter deve vincere, il Milan non può perdere. E l’1-1 è un risultato che non può far felice nessuno ad Appiano Gentile, dopo un Derby di Milano simile.

OSSERVAZIONE – Il pareggio sta stretto fino a un certo punto, perché senza (ri)trovare precisione dove si vuole andare? Rigori a parte, le occasioni migliori capitano sui piedi dei calciatori di Inzaghi. Eppure alla voce gol su azione non si segnala nulla. E allora a cosa serve costruire azioni su azioni senza capitalizzarle? Il dominio dell’Inter, che si presenta a San Siro da favorita per la qualità degli undici titolari a disposizione e non solo per lo scudetto tricolore sul petto, è limitato alla prestazione ma non è funzionale al risultato finale. Entrambe le squadre lasciano il “Giuseppe Meazza” con un punto. Solo che per il Milan di Pioli è un punto (d’oro) guadagnato, mentre per l’Inter di Inzaghi sono due punti (pesanti) persi. Altri due, dopo quelli con Atalanta e Juventus (per un rigore avverso), oltre alla Sampdoria. Senza dimenticare la sconfitta contro la Lazio. Il problema degli scontri diretti inizia a diventare molto limitante, quindi. Ci si può davvero accontentare della costruzione offensiva (sterile) se poi si rischia addirittura di perdere le partite per una distrazione finale? L’Inter di Inzaghi cresce ma non migliora, alla prima prova-verità è rimandata: contro il Napoli, dopo la sosta, ci sarà la verifica definitiva per iniziare a recuperare dal +7 attuale. Essere “belli” non basta più.

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