Analisi tattica

Inter-Lazio: Spalletti tradito dai suoi uomini e non, Perisic boomerang

L’Inter saluta la Coppa Italia alla lotteria dei rigori dopo aver pareggiato con Icardi al 125′ proprio dal dischetto: l’1-1 non basta per ricaricare la squadra, tradita dal tiro di Nainggolan. La pessima prestazione dell’Inter dura dal 1′ e l’assenza forzata di Perisic è solo la sintesi della beffa spallettiana

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Spalletti per affrontare la Lazio: Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Skriniar, Asamoah; Gagliardini, Brozovic, Joao Mario; Politano, Icardi, Candreva.

Inter-Lazio Formazione Ufficiale
Inter-Lazio Formazione Ufficiale

MODULO – Come previsto, anche senza Perisic l’Inter non si smuove dal 4-3-3 privo di Nainggolan, né il forfait di Borja Valero nel riscaldamento cambia la filosofia in mezzo al campo: la doppia mezzala è una combo tra un mediano (Gagliardini) e un elemento più tecnico per fare da raccordo tra i reparti (Joao Mario). Almeno in teoria.

PRIMO TEMPO – L’approccio dell’Inter a inizio gara non sembra quello della squadra che vuole fare la partita e sicuramente lo dimostra la panchina “preservata” da Spalletti rispetto a Inzaghi, che punta sui migliori fin dal 1′ per indirizzare la gara. Ne esce una partita addormentata e addormentante, priva di spunti e idee. Al 30′ Spalletti inverte le ali: il confusionario Candreva va a destra e il fantasma Politano a sinistra, sperando di cambiare inerzia alle folate sulle fasce. In mezzo, invece, regna tutto fuorché la disciplina: se la Lazio va per vie centrali trova due corridoi ai lati di Brozovic. Pochissime idee e troppi errori, quindi. Il primo tempo termina 0-0: poca Inter è riduttivo, Inter nulla.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre con il primo cambio dell’Inter: fuori Gagliardini, dentro Vecino. L’uruguayano prende il posto dell’italiano nel ruolo di mezzala destra, teoricamente non cambia nulla a livello tattico. E infatti non cambia nulla, mediocre il primo e mediocre il secondo mediano messo a disposizione di Brozovic da Spalletti. L’Inter non fa gioco, ma lo subisce, affaticandosi. Al 81′ secondo cambio per Spalletti: fuori Joao Mario, dentro Lautaro Martinez. L’argentino si posiziona alla sinistra di Icardi in quello che diventa un 3-4-1-2 con Politano a supporto delle punte, Candreva e Asamoah a tutta fascia, quindi D’Ambrosio accorcia da terzo di difesa. L’assetto più offensivo comporta pro e contro: l’Inter spreca praticamente a porta vuota (prima Candreva, sul gong Lautaro Martinez), mentre Handanovic salva tutto quando la Lazio può colpire in contropiede. Il secondo tempo termina 0-0: si inizia ad avvertire più di una difficoltà in entrambe le fasi di gioco, difficile reggere un’altra mezz’ora.

EXTRA TIME – Il primo tempo supplementare evidenza la stanchezza di entrambe le squadre, ma nessuna delle due riesce a essere concreta: caos tattico imbarazzante, errori tecnici elementari, in pratica è la sagra dell’imprecisione. Il secondo tempo supplementare si apre con il doppio cambio finale dell’Inter: fuori Candreva e Politano, dentro Nainggolan e Cedric Soares. Il belga si piazza come raccordo tra centrocampo e attacco, mentre il portoghese gioca a tutta fascia sulla destra. Al 108′ il gol di Immobile punisce l’Inter, che subisce l’imbeccata centrale senza riuscire a fermare l’uno-due laziale. Al 116′ l’arbitro espelle Asamoah per un fallo su Milinkovic-Savic, ma dopo l’intervento del VAR cambia cartellino in giallo: si rimane undici contro undici. Al 122′ clamoroso rigore assegnato all’Inter dal VAR per un fallo su D’Ambrosio, espulso Radu per proteste e al 125′ Icardi pareggia dal dischetto: 1-1, si va alla lotteria dei rigori, dov’è fatale l’errore di Nainggolan. La partita di fatto termina 4-5 dopo i calci di rigore: l’Inter è fuori dalla Coppa Italia, ma la beffa così fa ancora più male.

PROTAGONISTA – Puntare il dito contro un solo giocatore per la prestazione vista a San Siro è impensabile, anche perché perfino gli assenti hanno colpe, più facile ridurre tutto al simbolo del KO: Nainggolan. Entra a 15′ dalla fine con le squadre praticamente sfiancate, prova un paio di tiri di sola potenza sopra la traversa e poi decide di calciare un rigore indegno, che non sarebbe entrato neanche senza portiere tra i pali. Spalletti punta sul centrocampista belga per vincere la partita, invece la mossa gli si ritorce contro. Traditore.

COMMENTO – La notizia di Inter-Lazio non è l’arbitraggio (discutibile), non è la prestazione (imbarazzante), non è l’eliminazione dalla Coppa Italia (ingiustificabile). La notizia di Inter-Lazio è che si è rotto più di qualcosa nello spogliatoio – e probabilmente anche ai piani più alti – e rimettere a posto tutti i pezzi del puzzle diventa un’impresa complicata entro fine stagione. Si parte dalla panchina di Perisic: non gioca, si sapeva; non entra nella ripresa, prevedibile; non entra nemmeno al 106′, quando Spalletti gli preferisce il neo acquisto Cedric Soares (buttato nella mischia quasi senza senso, ma ottimo nel rigore) e l’emblematico Nainggolan (di cui si è già detto fin troppo). Il senso? Probabilmente Perisic ha la testa talmente altrove di non essere capace di fare due sprint tali da regalare all’Inter la possibilità di colpire la Lazio in contropiede prima di andare ai rigori. O peggio, è talmente condizionato negativamente da non essere in grado di calciare dal dischetto uno dei cinque tiri previsti. Sta di fatto che l’Inter perde male ed esce peggio. Assurdo: Perisic per Spalletti è un boomerang letale. E non è l’unico, purtroppo: Spalletti viene tradito in campo dai suoi uomini, quelli voluti a tutti i costi (Nainggolan) e quelli trattenuti per fare gruppo (Gagliardini, Vecino e Candreva gli esempi più evidenti). Per non parlare dei giocatori che, in un certo senso, da un po’ di tempo sono “contro” il tecnico stesso: Lautaro Martinez delude sotto porta e dal dischetto, per dire… il padre avrà qualche commento da fare su Spalletti, ora? Fa male solo pensarci. Come fa male uscire dalla Coppa Italia così. Un altro obiettivo stagionale, dopo gli ottavi di Champions League, è sfumato nel peggiore dei modi. Adesso sotto con il campionato (terzo posto da difendere, ma soprattutto quarto da “consolidare”) e poi testa all’Europa League: gettare la spugna ora non è ammissibile, davvero.

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