Inter-Juventus: un punto che sta stretto, si pagano due fattori

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19 ottobre 2015, 01:23
Mancini due

L’Inter non va oltre lo 0-0 casalingo contro la Juventus, pur avendo giocato una partita dai due volti con molti spunti interessanti. Ciò che non ha funzionato è da ricercare nell’extra-tattico, quindi va bene così

LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare la Juventus: Handanovic; Santon, Miranda, Murillo, Juan Jesus; Medel, Felipe Melo; Brozovic, Jovetic, Perisic; Icardi.

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IL MODULO – Mancini prende tutti in contropiede e decide di partire dal 1′ con l’assetto tattico più offensivo, ovvero il 4-2-3-1, sebbene sulle fasce agiscano i due croati: Brozovic come “finto esterno”, mentre Perisic come esterno deputato a equilibrare i reparti. In fase di non possesso è automatico il passaggio al 4-4-2 lineare, dove Jovetic agisce costantemente alle spalle di Icardi.

PRIMO TEMPO – La prima frazione di gioco si apre con l’Inter che fa la partita: la Juventus subisce le offensive nerazzurre. Le migliori azioni dell’Inter partono dai piedi di Jovetic, che da solo mette in crisi l’intera compagine avversaria: lo riescono a fermare solo con le cattive e, tra ammonizioni e punizioni, la partita è spesso spezzettata. L’Inter prende la Juventus sia in velocità sia nel gestire la palla a terra, ma i bianconeri hanno una marcia in più quando c’è da partire in contropiede. Il pericolo numero uno è Cuadrado, ma la difesa nerazzurra regge bene nei primi 45′. Le buone notizie, però, arrivano dal centrocampo: pur avendo un Melo con il freno a mano tirato (a causa di un’ammonizione arrivata troppo in fretta), la metà campo è totalmente nerazzurra. La Juventus può trovare via libera sulle fasce o con i lanci lunghi, per il resto fa veramente poco. Non a caso, l’occasione migliore è dell’Inter, che colpisce una traversa clamorosa con Brozovic. La mossa tattica dell’Inter consiste nella posizione di Perisic, che si sposta continuamente dalla fascia sinistra a quella destra, condizionando anche la posizione di Brozovic: ed è dalla sinistra che il numero 77 fa le migliori cose. Il primo tempo termina 0-0, ma continuando di questo passo la squadra di Mancini potrebbe trovare tranquillamente la via dei tre punti.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa si vede ben presto la trasformazione, voluta dagli uomini di Allegri: ritmi più bassi, partita che non racconta molto. E’ la Juventus che vuole addormentare il match, accontentandosi del punto esterno, ma anche se l’Inter volesse provare il tutto per tutto, il calo sarebbe inevitabile. Gli uomini di Mancini crollano a uno a uno dal punto di vista fisico: Murillo si rende protagonista di un paio di disattenzioni; Medel è vittima dei crampi; gli esterni sono a corto di fiato; Jovetic, dopo un primo tempo monstre, paga la mancanza di 90′ nelle gambe; e Icardi si vede poco. Esce fuori la Juventus, che sfrutta il suo unico uomo pericoloso: la velocità di Cuadrado rischia di fare la differenza in più occasioni, ma fortuna (nel caso del doppio rimpallo tra le gambe di Handanovic) e imprecisione (in altre occasioni) salvano la porta nerazzurra. Mancini attua così il primo cambio: esce Melo, entra Guarin. Dal punto di vista tattico non cambia nulla, dal punto di vista tecnico si, ma non si nota. L’unico vero sussulto si ha nell’area nerazzurra quando Khedira, a colpo praticamente sicuro, colpisce il palo. Mancini ritarda i cambi, così solo nei minuti di recupero arrivano le ultime due sostituzioni: fuori Medel e Jovetic, dentro Kondogbia e Palacio. Cambi praticamente inutili, che servono all’Inter per chiudere come nell’immagine sotto allegata, poi arriva immediatamente il triplice fischio finale: termina 0-0, pareggio buono e forse giusto nell’arco dei 90′, ma l’Inter può sicuramente recriminare.

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IL PROTAGONISTA – Una partita che termina 0-0 può essere analizzata sia nei punti di forza sia in quelli di debolezza. Trattandosi, però, di una partita difficile in cui il punto guadagnato è sacrosanto, se non addirittura minimo, propendo per la prima delle due analisi. In quest’ottica, il protagonista in positivo di Inter-Juventus non può che essere lui: Stevan Jovetic. Criticato già prima che arrivasse e insultato, se possibile, dopo il primo infortunio a pochi minuti da Inter-Fiorentina, il montenegrino si prende la sua personale rivincita. Proprio così. Giocatore finito? Ma dove? Jovetic, a mezzo servizio, porta letteralmente a spasso tutta la Juventus, panchina compresa. Difensori e centrocampisti bianconeri non riescono a fermarlo con le buone, l’allenatore Allegri non sa cosa inventarsi per ingabbiare il talentuoso numero 10 nerazzurro. Gli manca il gol, vero, ma quando Buffon glielo nega dalla distanza, è lo stesso capitano bianconero a ghignare dopo aver constatato il pericolo. Se raggiungesse il massimo della condizione e di conseguenza la continuità atletica ideale, difficile credere che esista un giocatore così forte e completo in questa Serie A. Da aspettare.

IL COMMENTO – Pareggiare in casa contro la Juventus campione d’Italia ci sta, soprattutto se la rosa bianconera è nettamente più “importante” di quella nerazzurra. In campo, però, questa differenza non si è vista, anzi. Tra le due, è l’Inter del primo tempo a sembrare più squadra. Tra le due, è sempre l’Inter a creare i maggiori pericoli partendo da una costruzione che dà un’idea di calcio. Ecco perché il punto guadagnato dall’Inter non può essere commentato in maniera negativa, piuttosto si potrebbe parlare addirittura di due punti persi se durante il match qualcosa fosse andato per il verso giusto. Un po’ di sfortuna in occasione della traversa di Brozovic, per il resto è inutile commentare l’operato dell’arbitro Valeri: lascio l’arduo compito agli esperti moviolisti. Se devo dire la mia su Mancini, posso sicuramente separare due concetti: ottimo l’allenatore che ha preparato la partita, meno quello che l’ha letta. Perché l’Inter del primo tempo è stata un bel vedere e ne va dato atto al tecnico jesino, che ha rischiato il 4-2-3-1 con Brozovic “finto esterno”. Nella ripresa, però, tutta questa bellezza è scomparsa: colpa di Mancini? Assolutamente no, ma gestire meglio i cambi sarebbe stato opportuno. Melo frenato dal giallo immediato non stava dando i giusti frutti, perché non buttare subito nella mischia Kondogbia? Il francese ha dimostrato di saper fare la differenza quando gli altri sono stanchi, poteva essere una saggia idea. Serviva velocità? In panchina c’era Biabiany. Un po’ di tecnica? Da non sottovalutare il piede mancino di Telles. Insomma, qualcosa si poteva modificare: forse la paura di perdere la partita ha prevalso in Mancini, che comunque non va criticato perché si tratta di un punto importante. Ma se le colpe non sono di Mancini, l’Inter paga due fattori extra-tattici: il primo è legato alla stanchezza, causata dai troppi voli e impegni internazionali dei giocatori in rosa, mentre altri non hanno ancora trovato la forma ottimale dopo una preparazione approssimativa; il secondo è legato alla pressione mediatica attorno alla squadra nerazzurra, considerata favorita per la posizione in classifica e pronta a far sprofondare la Juventus andando a +11, quando in realtà doveva essere compito dei campioni d’Italia andare a -5. Il caso è strano, ma dopo il pareggio sembra quasi che l’Inter sia scontenta: non è così. Perché l’Inter è sempre seconda a ridosso della vetta. Poteva arrivare il primato solitario, ma 17 punti sono sempre meglio di 16. Quindi, perché rischiare? Adesso testa ai prossimi impegni, per allungare ancora…

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