Inter-Fiorentina: black out generale, ma in due hanno più colpe

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28 settembre 2015, 01:01
Mancini

Primo stop stagionale per l’Inter di Mancini ed è un brutto stop in termini di risultato e prestazione: termina 1 a 4, con la Fiorentina che surclassa in tutto i nerazzurri. Pochi spunti positivi, ma fanno discutere soprattutto la prestazione di Handanovic e alcune scelte di Mancini

LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare la Fiorentina: Handanovic; Santon, Miranda, Medel, Telles; Guarin, Felipe Melo, Kondogbia; Perisic, Palacio; Icardi.

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IL MODULO – L’assetto tattico iniziale è nuovamente il 4-3-2-1, caratterizzato da Perisic e Palacio liberi di giostrare alle spalle di Icardi. Molto più largo il croato, più accentrato l’argentino, che è costretto a sostituire in extremis Jovetic, bloccatosi durante il riscaldamento.

PRIMO TEMPO – Pronti via e Medel serve Handanovic con un retropassaggio: il portiere sloveno controlla male e attera Kalinic. Rigore per la Fiorentina: gol di Ilicic. Mancini modifica subito l’assetto tattico, passando alla difesa a tre, ma è la Fiorentina a fare la partita e a raddoppiare: segna proprio Kalinic, che sfrutta un altro errore di Handanovic, che respinge male un tiro del solito Ilicic e manda in rete il croato. Mancini cambia ancora: Santon viene spostato sul centro-sinistra, Medel si sposta sul centro-destra e Miranda rimane in mezzo, lasciando Perisic e Telles larghi sulle fasce. Nulla da fare: questo cambio, non metabolizzato dalla squadra, porta la Fiorentina al terzo gol della serata, ancora Kalinic in rete. Si ritorna a quattro dietro, ma arriva la beffa: contropiede repentino della Fiorentina, Miranda atterra il protagonista della serata, Kalinic. E’ ultimo uomo: espulso, l’Inter rimane in dieci già alla mezz’ora. In emergenza, Melo si mette a fare il centrale difensivo al fianco di Medel: la difesa dell’Inter, paradossalmente, non ha un difensore puro. Da qui in poi si fa in discesa per la squadra di Sousa ed è anche inutile sottolineare che l’Inter ci prova, ma non sa che pesci pigliare. L’emblema della confusione è Perisic: il croato inizia in attacco, arretra a centrocampo e finisce in difesa, sia a destra sia a sinistra, poi viene riproposto al centro. Prima frazione che si conclude sullo 0 a 3: Inter irriconoscibile.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre con un cambio: fuori Kondogbia, dentro Ranocchia. L’Inter prova a ridurre il gap con la Fiorentina, ma il possesso palla dei viola rende tutto più complicato. La grinta di Medel, che si stacca spesso dalla difesa per aggredire i portatori di palla avversari, e quella di Melo, che dalla linea mediana si alza fino alla trequarti per fare il medesimo lavoro, permettono all’Inter di crederci un po’ di più. E il gol arriva: al quarto d’ora Icardi, dopo aver colpito il palo, mette a segno il gol dell’1 a 3, sfruttando una punizione ben calciata da Telles. Sembra il preludio alla rinascita dell’Inter, almeno per limitare i danni, ma la Fiorentina è brava a riaddormentare il match ed è impossibile per gli uomini di Mancini rimettersi in corsa. Altro cambio: esce Perisic, entra Biabiany. Il francese si posiziona largo a destra, a far spola tra difesa e attacco, dove però non arriva praticamente mai: l’Inter cambia continuamente modulo, passando dalla difesa a tre a quella a quattro, con Biabiany costretto più a difendere che ad attaccare. Andando alla ricerca del 2 a 3, l’Inter si addormenta ancora e Santon, appena spostato in posizione di centrale difensivo nell’assetto arretrato a tre, non riesce a sradicare un pallone pericoloso, permettendo a Kalinic di realizzare la sua prima tripletta italiana. Partita finita, Mancini si gioca l’ultimo cambio: fuori Guarin, dentro Brozovic. Il croato vaga per il campo, spaesato come il resto della squadra. Impossibile anche capire con che modulo l’Inter abbia chiuso la partita. Termina 1 a 4 in favore della Fiorentina: nessun dramma visto il primato, adesso condiviso con i viola, ma è giusto sottolineare gli errori grossolani messi in mostra contro una squadra veramente ben organizzata come quella di Sousa.

IL PROTAGONISTA – Quando gira tutto storto è riduttivo prendersela con un singolo, così come sarebbe riduttivo addossare tutte le colpe all’allenatore. In questo caso, però, un giocatore più di tutti “merita” la palma del peggiore in campo: Samir Handanovic. Il portiere sloveno è senza alcun dubbio il protagonista, purtroppo in negativo, della serata storta a tinte nerazzurre. Reo di aver compromesso la partita fin da subito, i fatti danno ragione a chi si è esposto negativamente sulla sua prestazione: atterra Kalinic dopo un controllo sbagliato e provoca il rigore, pur essendo d’accordo sulla furbizia del croato; respinge in malo modo il tiro di Ilicic, che finisce in rete spinto da Kalinic; non esce sul contropiede viola, costringendo Miranda ad atterrare Kalinic; è poco reattivo in area piccola sul secondo gol di Kalinic e il terzo arriva di conseguenza. Insomma, incubo Kalinic per lui e per l’Inter. Per completare questa disamina negativa, si può aggiungere anche che, nonostante la sua nota fama di “pararigori“, pur indovinando il lato e la traiettoria del tiro di Ilicic, non riesce a impattare il pallone, sfiorandolo appena. Dunque: serata da dimenticare.

IL COMMENTO – Dopo uno 1 a 4 casalingo come quello visto in quel del “Giuseppe Meazza” tra Inter e Fiorentina, parlare di tattica non può che essere una perdita di tempo. Nulla è andato come doveva o almeno come sarebbe dovuto andare dopo il lavoro settimanale della squadra. Se Handanovic è il colpevole numero uno in campo, Roberto Mancini in panchina non è da meno. La serata nerazzurra inizia male: Stevan Jovetic si blocca durante il riscaldamento. La scelta del tecnico jesino ricade su Rodrigo Palacio, bocciando Adem Ljajic, che a giochi fatti probabilmente sarebbe stata la scelta più logica, perché possiede/possedeva tutto per fare l’alter ego del montenegrino. Ma fa niente, questi sono dettagli, anche perché l’argentino non ha demeritato, almeno si è sbattuto parecchio. Ciò che si può criticare principalmente a Mancini è la decisione di fare esperimenti in corso d’opera nella partita più difficile della stagione, probabilmente non solo ad oggi, ma anche da qui alla fine: la Fiorentina gioca molto meglio di altre “corazzate” e bisognava prendere le giuste misure. Primo appunto: il passaggio continuo dalla difesa a quattro a quella a tre ha messo in confusione la squadra, che non è mai riuscita a registrare i due assetti tattici; secondo appunto: la forza della Fiorentina risiede nella densità di centrocampo, con cinque giocatori di primissima qualità, dotati di tecnica e velocità, quindi presentarsi con una difesa sperimentale e un attacco lasciato al suo destino è sembrato il miglior modo per dare il benvenuto ai giocatori viola; terzo appunto: Ivan Perisic è arrivato per giocare in un determinato modo e, dopo avergli fatto fare otto ruoli diversi in 45′, sostituirlo in favore di Jonathan Biabiany ha confermato lo stato confusionale percepito anche in panchina. Dovendo attaccare la Fiorentina, la velocità e la potenza di Perisic sicuramente avrebbe dato frutti migliori rispetto alle giocate sacrificate di Palacio. Quindi va bene buttare nella mischia il velocista francese (ma non per fargli fare il terzino aggiunto), ma sostituire il croato nel momento in cui avrebbe potuto dare il meglio di sé non mi ha convinto abbastanza. Per il resto, una battuta d’arresto ci sta: meglio perdere malamente contro una grande Fiorentina, capire i propri errori, correggerli e ripartire subito dalla prossima tornando a giocare e vincere in maniera cinica, e magari anche più concreta in entrambi le fasi di gioco. C’è una settimana a disposizione per preparare la sfida esterna contro la Sampdoria, poi la sosta: tutto ciò servirà per capire se l’Inter è già matura per superare il primo ostacolo stagionale o se i fantasmi del passato torneranno in auge. Chiusura finale a mo’ di pensiero che gira nella mia testa da tempo, ma che dopo Inter-Fiorentina sarà entrato anche in teste altrui: in attesa di diventare una squadra vera e propria, la paura è che questa Inter sia già Jovetic-dipendente.

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