Analisi tatticaPrimo Piano

Inter-Borussia Monchengladbach: Eriksen in partita, appena esce è caos

CONSIDERAZIONI POST-PARTITA

PROTAGONISTA – L’uomo più atteso, soprattutto dalle malelingue, non delude pur senza mettere la firma: Eriksen. Il centrocampista danese è l’unico a dare un’opzione diversa per arrivare in porta. Che sia un inserimento o un lancio, la testa e il piede di Eriksen arrivano prima di avversari e compagni. Peccato non basti. C’è ancora di migliorare qualcosa nell’approccio, soprattutto al livello di continuità (quindi aggressività nel lessico di Conte…), ma dal punto di vista tecnico è di un altro livello. E si nota quando non c’è. Avesse segnato Darmian, si sarebbe parlato di un Eriksen “magico”. E invece no. Bene sia da mezzala sia da trequartista, oltre che negli spunti da regista. Conte non può non averlo notato. Professore.

COMMENTO – Altri due punti persi dopo quelli di Roma (e i tre nel derby…), questa volta in Champions League. Non un bel biglietto da visita per l’Inter, che avrebbe dovuto sfruttare al meglio il tonfo interno del Real Madrid. Niente da fare, tocca inseguire. Ma meglio farlo con un punto che con zero. La prestazione offerta in Inter-Borussia Monchengladbach non è poi tanto diversa da quelle “contiane” dell’ultimo anno e più: un’ora di dominio, poi il crollo. Un crollo fisico che complica i piani. C’è l’alibi della rosa praticamente dimezzata dal Covid-19 e non solo, certo. Ma c’è anche una triste verità: appena l’Inter fa un errore, anche se individuale, lo paga con un gol subito. La firma è quella della coppia de Vrij-Vidal, teoricamente l’unica certezza dell’Inter di Conte oltre a Lukaku. Andrà meglio la prossima volta, eppure bisogna iniziare a essere più critici. Perché non è possibile che il migliore in campo per lunghi tratti sia l’onestissimo Darmian, ad esempio. Né che dalla panchina non si possa far entrare Pinamonti per cambiare le carte in tavola (vale anche per il modulo, non solo per la difesa). La partita dell’Inter svolta con l’ultimo cambio. Conte sceglie di sacrificare Eriksen, fino a quel momento il migliore a centrocampo, per dare spazio a Brozovic (non al meglio). Risultato? L’Inter perde l’unico costruttore di gioco, nonché un potenziale tiratore dalla distanza (quella punizione al 96’…). Non è solo questo, anzi. Resta in campo Vidal (sfinito e pertanto reinventatosi in un ruolo statico davanti alla difesa) così come Barella, in serata no a vagare per il campo. Come vaga per il campo l’Inter che cerca prima il gol-vittoria e poi quello del pareggio, dopo l’uscita di Eriksen. Quello che succede nell’abbondante quarto d’ora finale è figlio del caos: tanta stanchezza e poca qualità fanno “rivivere” l’Inter, incapace di concretizzare una manovra più ragionata. Detto questo, nelle prossime uscite toccherà nuovamente fare la conta dei sani… in attesa dei tamponi. L’inizio in salita non è ciò che ci si aspettava dall’Inter di Conte, ma con quasi metà formazione titolare fuori per Covid-19 (Skriniar, Bastoni, Hakimi e Young sono fondamentali nel 3-4-1-2) pazienza: non è calcio, forse anche per questo Eriksen non viene apprezzato come dovrebbe. Andrà meglio la prossima.

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