Chiasso-Inter: non è la Fiorentina, ma Berni “imita” Handanovic

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9 ottobre 2015, 21:42
Berni
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E’ terminata 3 a 1 per la squadra di casa l’amichevole svizzera dell’Inter, che ha visto il Chiasso avere la meglio. Pochissimi gli spunti utili per Mancini, che può essere soddisfatto solo dei rientri dagli infortuni e della prestazione di qualche suo giocatore. Ovviamente nessun dramma, vista la formazione totalmente rimaneggiata e poi stravolta nel finale: un semplice allenamento, per la squadra Primavera

LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare il Chiasso: Carrizo; D’Ambrosio, Popa, Juan Jesus; Biabiany, De Micheli, Melo, Tchaoule, Telles; Delgado, Icardi.

IL MODULO – L’assetto tattico prescelto da Mancini è il 3-5-2, che prevede un’inedita linea difensiva a tre in cui trova la sua collocazione ideale il solo Juan Jesus, mentre il folto centrocampo a cinque è ben mixato. Sulla destra, infatti, c’è il più offensivo Biabiany, ma sulla sinistra Telles bilancia tutto, essendo più difensivo.

PRIMO TEMPO – Nella prima frazione di gioco non si assiste a una splendida partita, anzi, i ritmi sono molto blandi, soprattutto per l’Inter. A fare la partita è il Chiasso, che è più voglioso di fare bella figura, mentre la squadra di Mancini aspetta gli avversari e soprattutto prova a registrare il particolare assetto tattico. Ad andare in vantaggio sono proprio gli svizzeri, che sfruttano una dormita difensiva nerazzurra per trafiggere Carrizo: segna Melazzi, ma l’errore della linea a tre dell’Inter è clamoroso. Poco reattivi dietro, poco fantasiosi avanti: Icardi decide di mettersi in mostra arretrando il proprio raggio d’azione, in modo da far iniziare prima la manovra nerazzurra. L’argentino è bravo nel gioco di sponda, ma le migliori giocate avvengono sull’asse Melo-Telles, che giocano a memoria. Melo prova a mettere ordine nel disordine generale, Telles è una spina nel fianco sulla fascia sinistra ed è l’uomo in più di Mancini: grazie al suo arretramento, il modulo cambia. Si passa così alla difesa a quattro, con Telles terzino sinistro. Da questo momento l’Inter sembra giocare meglio e va alla ricerca del pareggio, ma restano le imprecisioni. Il primo tempo termina 1 a 0 in favore dei padroni di casa, contro un’Inter molto sperimentale e poco motivata.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa Mancini inizia a stravolgere la formazione iniziale: entrano Berni, Gyamfi, Dodò e Baldini al posto di Carrizo, Popa, Telles e De Micheli. Fino al 90′ il tecnico jesino completa la girandola delle sostituzioni, così l’Inter termina la sua partita con undici inedito: Berni; Gyamfi, D’Ambrosio, Della Giovanna, Dodò; Zonta, Antonini; Biabiany, Baldini, Sobacchi; Rapaic. Nella ripresa, infatti, l’Inter si dispone fin da subito con il 4-2-3-1 ed è in questo modo che si rende maggiormente pericolosa. Subito in palla Icardi, che prima chiede un rigore netto, poi segna la rete del pareggio grazie a una splendida azione personale. L’Inter inizia a mostrare buone trame, soprattutto sulle fasce dove si rivedono le accelerate di Biabiany e le giocate del rientrante Dodò, ma tutto è reso vano dagli infortuni difensivi della retroguardia sperimentale. A chiudere la partita, infatti, non ci pensa tanto Hassell, autore di una doppietta, ma Berni, che si rende protagonista di un clamoroso doppio errore: goffo il primo, assurdo il secondo. La partita termina 3 a 1, che significa ben poco, anzi nulla. Ma certi errori, anche se in amichevole, con la maglia dell’Inter non si possono giustificare.

IL PROTAGONISTA – Non vuole essere una caccia all’uomo, anzi, più volte è stato elogiato come leader silenzioso di uno spogliatoio fatto di molti giovani da guidare. Ma oggi è andata così, male, malissimo, soprattutto per lui: Tommaso Berni. Il terzo portiere nerazzurro è stato senza alcun dubbio il protagonista in negativo della sconfitta dell’Inter di Mancini. Uscito Juan Pablo Carrizo, Berni avrebbe dovuto semplicemente monitorare la situazione, mentre i suoi compagni andavano alla ricerca del gol vittoria. Nulla di tutto ciò: se il Chiasso crea un’occasione, Berni gli regala due gol. Il paragone con Samir Handanovic versione Inter-Fiorentina è sicuramente azzardato, ma l’esempio è calzante: la prima rete è un regalo e già deprime l’Inter; il secondo gol, invece, è inconcepibile: subire una punizione dalla distanza sul proprio palo è inaccettabile. Gambe tagliate per l’Inter, ma una cosa mi fa riflettere: Berni è il terzo portiere, OK. Non giocherà praticamente mai in partite ufficiali, OK. E’ importante nello spogliatoio, OK. Però Mancini gli ha dato una chance, come l’anno scorso gliel’aveva data Walter Mazzarri: giocate malissimo entrambe, con troppa superficialità. Il quesito che mi pongo quindi è: se Berni deve avere questo “atteggiamento”, non è meglio mettere sotto contratto un giovane come terzo portiere o un esperto sempre del vivaio e quindi utile per le liste come lo era Paolo Orlandoni? La riconoscenza dell’Inter è sempre eccessiva, forse è il caso di pensare prima al lato sportivo e poi a quello umano. Berni sicuramente troverebbe spazio nello staff nerazzurro per lavorare con i giovani, rimanendo sempre nell’ambiente.

IL COMMENTO – Come già detto in precedenza, gli spunti utili per Mancini non sono tanti. Bene il recupero dei vari Juan Jesus, D’Ambrosio, Dodò e Biabiany. Positivo anche il fatto che Icardi sia andato in gol su azione personale, preparandosi a colpire nuovamente la Juventus. Ma ciò di cui Mancini può realmente essere soddisfatto è il già citato asse Melo-Telles. Melo è il leader in campo, unico centrocampista di spessore tra quelli a disposizione del tecnico jesino e fa sentire il proprio peso: in attesa che Kondogbia raggiunga la forma migliore e Guarin (o Brozovic) trovi continuità, il numero 83 è un elemento da non sottovalutare. Ma se il centrocampo intorno a sé non gira, anche lui rischia di cadere a picco. Quanto a Telles, nonostante il ritorno dei connazionali Juan Jesus e Dodò, il suo rendimento sulla corsia sinistra continua a stupire: deve ancora crescere tanto, ma dal suo acquisto last minute l’Inter ha solo ricavato frutti positivi. Per il resto, commentare la prova delle riserve e della Primavera è uno sforzo inutile: l’Inter versione 2015/16 ha nei suoi titolari la marcia in più e nelle sue prime riserve i jolly da giocarsi. Essendo praticamente tutti impegnati con le proprie nazionali, l’amichevole di Chiasso resterà nella storia per quello che è: aver fatto felici gli spettatori e i tifosi del club svizzero, mostrando loro la bellezza della seconda maglia dell’Inter. Perché di Inter c’era solo quella. Ora sotto con la Juventus: il 18 ottobre si che si farà sul serio.


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