Carpi-Inter: l’ultima brutta Inter? Ma è prima! Tre (ap)punti

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31 agosto 2015, 00:42
formazione inter

L’Inter raggiunge la vetta della classifica a punteggio pieno grazie alla doppietta di Jovetic, ma Mancini non può essere soddisfatto della sua squadra. I miglioramenti si vedono, però le conferme negative iniziano a prendere sempre più forma: tra meno di ventiquattro ore termina il mercato, forse sarà la svolta qualitativa

LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto per la prima trasferta stagionale: Handanovic; Santon, Miranda, Murillo, Juan Jesus; Guarin, Medel, Kondogbia; Brozovic; Palacio, Jovetic.

IL MODULO – Solita conferma per Roberto Mancini: ancora 4-3-1-2 con il rombo a centrocampo, vista la mancanza di ali (l’ultimo arrivato, Perisic, era solo in tribuna). Davanti alla difesa torna Medel, dopo l’esperimento fallito nei primi minuti di Inter-Atalanta, dietro le punte c’è Brozovic, recuperato a tempo record.

PRIMO TEMPO – Nella prima frazione di gioco l’Inter fa la partita, gestisce la palla, prova a creare e non subisce praticamente mai le giocate del Carpi, ma la porta avversaria è quasi un miraggio. Le buone notizie arrivano dalla difesa, sempre alta e precisa nell’attuare la tattica del fuorigioco e, quando gli avversari riescono ad arrivare in area di rigore, Handanovic è attento nel chiudere lo specchio della porta. La partita viene sbloccata da un gol rocambolesco di Jovetic, che sfrutta l’assist da fondocampo di capitan Guarin e un rimpallo favorevole dopo l’uscita del portiere avversario. Per il resto, è un’Inter che prova a costruire qualcosa, ma è evidente la mancanza di un cervello in mezzo e di un finalizzatore davanti, inoltre non c’è nessuno che cambi passo. Primo tempo avaro di emozioni, ma termina 0 a 1 con il vantaggio nerazzurro ed è l’unica cosa che conta.

SECONDO TEMPO – Dopo l’intervallo, l’Inter scende in campo gli stessi undici che hanno iniziato il match, ma a lungo andare perde smalto e subisce notevolmente la ripresa del Carpi, che inizia a prendere fiducia e si rende pericoloso in più occasioni. Mancini prova a correre ai ripari: fuori Santon, dentro Nagatomo. Ma alla prima vera azione costruita dal Carpi, colossale dormita difensiva e proprio il giapponese si fa prendere in contro tempo. Arriva così il gol, segnato dall’altro neo entrato, Di Gaudio, che pareggia i conti: 1 a 1, palla al centro. L’Inter si riversa subito all’attacco, ma in maniera disordinata: entra Hernanes, esce Brozovic. La mossa sarebbe anche azzeccata, visto che è il croato quello più disordinato, ma il brasiliano non ha un grande impatto con il match. Fortunatamente, però, ci pensa nuovamente il duo Guarin-Jovetic: il primo si guadagna il calcio di rigore, il secondo lo trasforma. E’ doppietta per Jovetic, che permette all’Inter di vincere 2 a 1 e poi viene sostituito con standing ovation della fetta di pubblico nerazzurra: fuori Jovetic, dentro Ranocchia. Si chiude con il 3-5-1-1, dove Ranocchia si piazza al centro della linea a tre difensiva ed Hernanes giostra alle spalle di Palacio. Ma la sofferenza è tanta, soprattutto nel finale: la difesa perde sicurezza, il centrocampo appare stanco e poco lucido, mentre in attacco non si vede praticamente l’ombra di una mezza giocata.

IL PROTAGONISTA – Sarebbe facile dire che il migliore è colui che segna e fa vincere la sua squadra ed effettivamente è così: Stevan Jovetic. Innanzitutto il montenegrino è l’unico che crea gioco dalla metà campo in su: Palacio è appannato e Brozovic in confusione, ma Jovetic si muove bene tra le linee ed è un falco in area di rigore. Il primo gol arriva così. Il secondo, invece, arriva su rigore: facile? Non proprio. Pressione alla stelle, essendo i minuti finali: uno Stadio intero contro, Brkic prova a innervosirlo, ma Jo-Jo è freddissimo dal dischetto. Non avendo la sua vera spalla (Icardi) né il neo compagno di fascia (Perisic), il peso dell’attacco è tutto sulle sue spalle: tre gol in due partite, sei punti e primato in classifica. Serve altro?

IL COMMENTO – Sulla formazione scelta da Mancini non c’è molto da aggiungere: la notizia è la presenza di Brozovic sulla trequarti a discapito di Hernanes, nonostante i due siano in condizioni fisiche diametralmente opposte (recuperato last minute il croato, recuperato appieno il brasiliano). E chissà che non ci possa essere un messaggio di mercato dietro: si parla di Juventus per il “Profeta”, tra qualche ora ne sapremo di più. Inutile dilungarci sugli aspetti positivi della serata (la vittoria, la solidità difensiva finché è rimasto il quartetto iniziale, un Kondogbia versione professore e il già citato Jovetic, per il quale parlano le statistiche), visto che il calciomercato che terminerà oggi alle ore 23.00 potrebbe sconvolgere questa Inter: forse l’ultima così strutturata in campo e fuori, ma fondamentalmente la prima in classifica. Preferisco soffermarsi sui tre punti di riflessione scaturiti dai 90′ di Modena e sui quali poter ancora intervenire, in modo da migliorarli prima che sia troppo tardi. Il primo: Juan Jesus non è un terzino. Lo ripeto da tempo, ma il brasiliano lo conferma in campo di partita in partita. L’impegno non manca, la qualità si. La forza fisica c’è, la tecnica no. La fase difensiva può migliorare, quella offensiva non ha margini di crescita. La testa migliora con la maturazione e la dedizione, i piedi restano quelli. Va bene per il compitino (in stile Chivu), non è abbastanza per fare la differenza (in stile Maicon, ma cambiato di fascia). Si parla di Guilherme Siqueira: chiunque arrivi, se arrivasse, potrebbe far fare un salto di qualità notevole a questa Inter, che sull’out sinistro ha una grossa lacuna soprattutto alla voce “cross“. Il secondo: Gary Medel è un pesce fuor d’acqua in questa nuova “corazzata”, almeno a livello fisico e tecnico. Il che è paradossale: Medel gioca una grande partita da leader, per poi farsi ammonire come un novellino. Sembra che l’Inter abbia bisogno come l’ossigeno di un giocatore che fa la fase difensiva come lui, ma allo stesso tempo è ampiamente evidente che l’Inter paga la mancanza di qualità nelle sue giocate davanti alla difesa. E’ questo il paradosso del “Pitbull” cileno, che potrebbe essere prezioso a lungo andare, ma in un campionato in cui la tecnica può prendere il sopravvento sulla tattica, forse è il caso di rivedere il suo operato. Anche in questo caso si parla di nomi, il più ricorrente: Felipe Melo. Se il brasiliano difendesse come il cileno (che lo fa in maniera esemplare), ma allo stesso garantisse una gestione della palla che va aldilà del semplice tocco al compagno più vicino e smarcato (nove volte su dieci i centrali difensivi), l’Inter potrebbe ovviare a questo problema: che oggi problema non è, ma domani potrebbe diventarlo. Il terzo: il rombo ha finito il suo tempo, serve riportare il gioco sulle fasce. E questo lo si nota subito: quando vedi che il trequartista in realtà non è tale per caratteristiche naturali (Brozovic); quando chi subentra ha le qualità, ma non il passo per fare la differenza dietro le punte (Hernanes); quando il tuo giocatore più tecnico è costretto ad arretrare fino alla metà campo per giocare palloni che altrimenti non vedrebbe mai arrivare in avanti (Jovetic); quando le tue mezzali vanno a occupare posizioni talmente offensive che la linea mediana modifica il suo assetto da tre a due uomini e la trequarti si affolla in maniera disordinata e poco concreta (Guarin e soprattutto Kondogbia, che il più delle volte ha “rubato” le giocate nella posizione adibita ai compiti di Brozovic). E questo problema è stato parzialmente già ovviato con l’acquisto di Ivan Perisic, ma nelle prossime ore potrebbe arrivare anche un altro esterno che permetterebbe il passaggio definitivo al più moderno 4-2-3-1: si parla di Eder (che ala pura non è), ma chissà che il mercato non riservi un’ultima gradita sorpresa. Erik Lamela chiama l’Inter, che vorrebbe rispondere, ma non ha (momentaneamente) i soldi per farlo…

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