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Bologna-Inter: Conte non cambia nonostante gli assenti. Di misura = Matura

Bologna-Inter segna la fine della penultima puntata della Serie A 2020/21. Perché lo 0-1 firmato Lukaku (ft. Bastoni) è da squadra troppo convinta dei propri mezzi. L’ultima occasione per far rientrare in corsa le inseguitrici prima che sia maggio diventa una mazzata dopo i passi falsi pomeridiani ma non è ancora finita. La maturità della squadra di Conte – non perfetta ma mai a rischio – sintetizza i tre punti. Ecco l’analisi tattica di Bologna-Inter

PRESENTAZIONE PRE-PARTITA

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Conte per affrontare il Bologna in Serie A: Handanovic; Skriniar, Ranocchia, Bastoni; Hakimi, Barella, Brozovic, Eriksen, Young; Lukaku, Lautaro Martinez.

Bologna-Inter la formazione ufficiale di Conte

MODULO – Squadra che vince non si cambia vale solo quando è possibile confermare l’undici titolare ma l’Inter non può farlo e “conferma” solo il 3-5-2 di partenza. Cambiano due interpreti fondamentali per la manovra nerazzurra ma non l’approccio alla partita.

RESOCONTO PARTITA

PRIMO TEMPO – Nei primi minuti Eriksen in regia fa scalare Brozovic mezzala sinistra ma il centrocampo dell’Inter ha un assetto talmente dinamico che le posizioni tra i tre sono continuamente intercambiabili. L’unica certezza è il danese come principale testa pensante della squadra: detta i tempi e velocizza la manovra. Lo stesso non può dirsi di chi gli bazzica intorno. L’Inter cerca di andare sul fondo allargando il gioco sulle fasce ma non brilla in precisione. A essere sinceri, le trame di gioco sono fin troppo interessanti considerando le due assenze, le tre settimane di stop e la mancata preparazione della partita a livello collettivo. Al 31′ Lukaku ribadisce in rete dopo aver colpito il palo con un colpo di testa su cross di Bastoni dalla sinistra, poco convincente la respinta di Ravaglia. Il vantaggio premia la squadra di Conte forse anche al di sopra delle aspettative ma il Bologna oggettivamente non fa nulla per evitarlo. Il primo tempo termina 0-1: attacco cinico, risultato soddisfacente.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre senza modifiche ma con un bel palo di Lautaro Martinez al 50′. L’Inter non ha motivo di alzare il ritmo e può controllare senza strafare. Al 61′ primo cambio per l’Inter: fuori Eriksen, dentro Gagliardini. Staffetta nel ruolo di mezzala mancina. Pur recuperando fisicità in mezzo al campo, la prima modifica di Conte toglie troppa qualità alle giocate nerazzurre. La prestazione per vie centrali si annulla, eccezion fatta per i tentativi di Lukaku di sfondare in progressione. Si cerca con più insistenza Hakimi a destra ma l’appoggio qualitativo di Barella è pressoché nullo negli ultimi metri. Al 71′ doppio cambio per Conte: fuori Young e Lautaro Martinez, dentro Darmian e Sanchez. Un’altra doppia staffetta per far spazio a forze fresche. Il Bologna non è mai pericoloso e la difesa a tre di Conte può giganteggiare sebbene la clientela rossoblù sia scomoda per baricentro e rapidità. Al 92′ quarto e ultimo cambio per l’Inter: fuori Barella, dentro Vecino. L’uruguayano chiude da mezzala destra (come da immagine sotto allegata, ndr). Il secondo tempo termina 0-1: un tempo per gestire con intelligenza il vantaggio vale comunque tre punti.

Bologna-Inter formazione finale

CONSIDERAZIONI POST-PARTITA

PROTAGONISTA – L’occasione del gol-vittoria nasce dai piedi di un difensore a cui il ruolo di “futuro titolare” è sempre andato stretto: Bastoni. Il terzo mancino di Conte nel giro di pochi mesi ha fatto finire nel suo tritacarne prima Skriniar, poi Godin e adesso – probabilmente – anche Chiellini, come Acerbi e Romagnoli, sa bene cosa gli aspetterà nella Nazionale Italiana. L’ennesima prestazione sopra la media è condita da un cross che vale il 50% dello 0-1 firmato Lukaku. Bene in difesa, bene in attacco. L’Inter ha trovato un (altro) muro su cui fondare le sue fortune presenti e future. E compirà 22 anni tra qualche giorno. Talento.

COMMENTO – Se il Milan e la Juventus pareggiano prima che tu scenda in campo. In trasferta. Dopo tre settimane di stop forzato. Qualche caso di Covid-19 e qualche polemica di troppo. Praticamente zero allenamenti al completo. E vinci. Beh, lo 0-1 di Bologna-Inter segna per forza un punto di non ritorno nella Serie A 2020/21. Perché – come già successo in questa stagione – c’erano tutti gli ingredienti per fallire e dire “va be’, può succedere…” e invece no. In questa stagione, con Conte alla guida solo contro tutto e tutti, non esiste l’ipotesi “poteva succedere, fa niente”. Non c’è scusa che tenga. Per la prima volta, dopo praticamente un decennio, gli alibi vengono lasciati ad avversari (sconfitti) e inseguitrici (illuse). L’Inter scende in campo a Bologna per vincere e lo fa schierando la formazione migliore. Che prevede Ranocchia al centro della difesa e Young largo a sinistra. Non ci sono de Vrij e Perisic ma questo non è un problema. Conte non snatura la sua squadra, sceglie i singoli sostituti più adatti a portare a casa la prestazione collettiva. E non è un caso se Ranocchia diventa sinonimo di garanzia in emergenza. Né che Young sia più concreto di Hakimi, ad esempio. È la bellezza di un’Inter che sa di poter essere brutta solo agli occhi di chi non vuole accettarne la superiorità. C’è tanto di Conte in questo. E il fatto che lo 0-1 sia firmato prepotentemente da Lukaku, con il supporto di Bastoni, lo dimostra. Un anno e mezzo fa due calciatori simili avrebbero fatto panchina nella squadra (pluri)campione d’Italia e prima in classifica. Oggi sono due dei principali punti di forza di una squadra che ha sovvertito ogni gerarchia e pronostico. Ed è solo merito di Conte, questo. L’Inter può permettersi di non essere perfetta, addirittura di spegnere letteralmente il cervello nei minuti finali con uomini-chiave che potrebbero causare problemi al collettivo, ma senza mai davvero rischiare di perdere la bussola. Certo, mercoledì contro il Sassuolo sarà tutto diverso senza Bastoni in difesa e Brozovic a centrocampo, ma prima o poi doveva arrivare questo momento. Cosa si inventerà Conte? Il vantaggio sulle inseguitrici è talmente ampio che la partita in più da giocare è quasi superflua. Non perderla sarebbe un’altra mazzata clamorosa a ormai nove partite dalla fine (27 punti), figuriamoci se arrivassero altri tre punti… Continuando di questo passo, lo scudetto verrà assegnato prima di arrivare a maggio. Sono più i meriti dell’Inter o i demeriti altrui? Aspettiamo ancora per trarre certe conclusioni. La vittoria di misura di Bologna sottolinea una volta in più la maturità della squadra nerazzurra. Conte ha trovato la quadratura del cerchio senza dover cambiare nulla: sono gli altri a non aver trovato il modo di fermarla.

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