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Verona-Inter dice e non dice: 5 cambi decisivi ma solo a organico completo

Verona-Inter riapre una polemica che sembrava ormai dimenticata. E invece la regola dei cinque cambi in Serie A continua a far discutere, a inizio stagione, ogni volta che qualcuno ribalta una partita grazie ai subentranti. Stavolta la “colpa” è di Correa, come se Inzaghi non avesse dovuto far entrare il suo nuovo acquisto… Ma la partita dice anche altro in casa nerazzurra, perché non è tutto oro quello che luccica… dalla panchina

CINQUE CAMBI – Far passare (di nuovo…) l’idea che l’Inter sia – nuovamente – avvantaggiata dalla regola delle cinque sostituzioni è disinformazione. Il jolly a disposizione di tutti gli allenatori, e non solo di Simone Inzaghi, diventa utile solo nel momento in cui si sa sfruttare leggendo bene la partita. Nel corso di Hellas Verona-Inter (vedi analisi tattica), Inzaghi ha dimostrato benissimo come si fa: cambiare in tempo, cambiare in meglio. Ma non è sempre così. Basti pensare alla panchina dell’Inter in quel di Verona. Non avessero funzionato i cambi fatti – e comunque quelli decisivi sono stati i primi tre, non gli ultimi due -, Inzaghi non avrebbe avuto altre opzioni. Ciò significa che avere tre, cinque o dieci sostituzioni a disposizione cambia poco se gli avvicendamenti non possono apportare miglioramenti. Un bravo allenatore deve sapere quando, come e – soprattutto – se cambiare. A prescindere dalla qualità dei calciatori in panchina, perché a partita in corso non è quella a fare la differenza. Bensì le idee. E i tempi. A volte anche la confusione e le contromosse.

Inzaghi in Verona-Inter cambia chi può, ma la panchina non è omogenea

PANCHINA “LUNGA” – In Verona-Inter si sono viste scelte giuste, ma anche obbligate da parte di Inzaghi. Bisogna cambiare qualcosa in difesa? L’Inter non ha reali alternative ai tre centrali titolari, che singolarmente fanno la differenza e insieme creano il miglior reparto della Serie A, ma appena ne manca uno c’è il rischio che crolli tutto. A centrocampo, escluso il sorprendente Arturo Vidal (durerà?), Inzaghi in mezzo non ha ricambi tali da sostituire degnamente i titolari. L’unica buona notizia arriva dalle fasce, dove il quartetto permette di creare coppie equilibrate (o più difensive/offensive, all’occorrenza). Per non parlare dell’attacco, che è il reparto in cui tutti potrebbero essere titolari pur senza promettere gol a raffica, ma in panchina l’unico centravanti è il classe 2001 Martin Satriano (resterà?). Le piccole squadre hanno rose e quindi panchine lunghe, con calciatori quasi sempre intercambiabili. L’Inter causa cessioni si è leggermente involuta nell’undici titolare in questo mercato estivo, ma senza retrocedere in panchina i titolari che avrebbero fatto fare il salto di qualità all’intera rosa. A organico completo, Inzaghi avrà quantomeno cinque cambi all’altezza. Ma alla prima assenza di un titolare, la situazione rischia di essere compromessa: la stagione è lunghissima, si giocherà spesso ogni tre giorni, e mancano due-tre valide alternative. Ma il mercato sta per chiudere e l’impressione è che la panchina non sarà poi così lunga per l’Inter di Inzaghi, dato che non riesce a essere omogenea. Vedremo…

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