Ranocchia e l’Inter vicini all’addio, un epilogo inevitabile

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17 gennaio 2016, 18:16
Ranocchia

L’ex capitano ormai è al passo di addio con l’Inter. La sua avventura in nerazzurro non è andata come egli stesso avrebbe sperato e come i tifosi si attendevano, ecco perché è meglio che vada via

Ancora non si sa molto di preciso, ma pare ormai assodato che Andrea Ranocchia lascerà l’Inter entro questo mese. Si conclude così l’avventura in nerazzurro del difensore di Assisi, avventura iniziata esattamente cinque anni fa e che sicuramente non è andata come ci si attendeva, anche per il giocatore stesso: di fatto in nerazzurro non si è quasi mai visto il bel difensore capace di farsi notare giovanissimo nel Bari. Al momento del suo ingaggio il suo sembrava un investimento sensato, Ranocchia si era fatto notare come uno dei più interessanti prospetti nel ruolo a livello nazionale e non solo: giovane, italiano, di prospettiva, sembrava veramente un ragazzo su cui puntare, da far crescere insieme ai reduci del Triplete per costruire l’Inter del futuro, ma non è andata come si sperava, perché?

UN’INTER IN DISARMO- Ranocchia ha sicuramente avuto la sfortuna di capitare in un’Inter non all’altezza del suo blasone, del resto il calcio è uno sport di squadra quindi i disastri degli ultimi anni non possono essere assolutamente attribuiti al solo Ranocchia, ma l’ex Bari e Genoa ci ha indubbiamente messo del suo: troppe prestazioni sottotono, troppi errori decisivi, una sensazione quasi constante di insicurezza trasmessa all’intera squadra hanno condizionato la sua esperienza. Non si può dire che l’Inter non abbia provato a responsabilizzarlo, a partire dalla maglia da titolare concessa quasi all’indomani del suo arrivo ad Appiano, passando poi a quel numero 23 decisamente “pesante” quando si parla di difensori centrali italiani nella storia dell’Inter (eredità di un certo Marco Materazzi), per finire addirittura alla fascia da capitano all’inizio della scorsa stagione, con cui Andrea Ranocchia è stato di fatto investito come erede di Marco Materazzi e Javier Zanetti allo stesso momento: un peso forse troppo grande per un giocatore a cui non mancano qualità umane e tecniche, ma forse non ha la testa giusta per reggere il peso psicologico delle mille battaglie di Matrix e dei mille (e forse più) chilometri corsi in campo dal Tractor, oltre al peso dei molteplici trofei sollevati da questi ultimi. Quella fascia che doveva rappresentare l’estremo tentativo di valorizzarlo ha probabilmente finito di stenderlo.

UN ADDIO INEVITABILE- Una stagione disastrosa per tutta la squadra e a livello personale, con la fascia al braccio che lo ha reso il bersaglio inevitabile dei tifosi, è segnato la sua fine definitiva, il mercato estivo poi ha certificato l’uscita di Ranocchia dal mondo Inter: Roberto Mancini ha chiesto e ottenuto un difensore di livello internazionale (Miranda) e gli ha affiancato un altro giovane di belle speranze (Murillo). Con i due sudamericani l’Inter ha trovato la quadratura trasformando la banda del buco dell’anno scorso con Ranocchia (non era tutta colpa sua, ripetiamo) nella difesa meno perforata del campionato senza Ranocchia, fatto che ha chiuso definitivamente l’esperienza in nerazzurro del difensore umbro. Ranocchia ormai è ai margini, gioca col contagocce, ha perso la fascia da capitano finita sul braccio di Mauro Icardi, la sua avventura in nerazzurro è al capolinea e se non vuole perdere anche la nazionale (la stima che il CT Antonio Conte prova nei suoi confronti non può essere eterna). Probabilmente potrebbe fargli bene scendere di livello, finire in una squadra con meno blasone che gli consenta di avere più minuti e tranquillità, si parla di Milan, non sappiamo se una squadra di blasone con forse più problemi dell’Inter degli ultimi anni può essere la soluzione migliore, ma non importa più di tanto: l’augurio è che sia una separazione senza rimpianti e senza rancori, non farebbero onore all’Inter e non farebbero onore a una persona come Andrea Ranocchia, uomo (non più ragazzo) dalle grandi qualità umane, indiscutibili, forse troppo buono per chi deve competere ad altissimo livello.

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