Ranieri riparte dalla Sampdoria e in qualcosa è già meglio di Conte e Pioli

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12 ottobre 2019, 20:07
Claudio Ranieri
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Ranieri torna in sella e lo fa con l’obiettivo di portare alla salvezza la Sampdoria. Ennesima panchina in Serie A per l’ex allenatore di Inter, Juventus e altre quattordici squadre. Che almeno si differenzia dai chiacchierati Conte e Pioli per un approccio mediatico diverso

RIECCO RANIERI – L’Italia è la Patria delle polemiche. Soprattutto sterili. Nel calcio, poi, si esagera. Lo abbiamo ribadito più volte, quasi accettato. Nella settimana della sosta per le nazionali, tra un caso e l’altro montato ad arte, non mancano gli spunti per divagare sulla Serie A. E allora facciamolo. Prima di approdare sulla panchina dell’Inter, il neo tecnico della Sampdoria, l’eterno Claudio Ranieri, girò ben dieci squadre, in cui lasciò ricordi agrodolci. Tra queste anche la Juventus, in cui debuttò nella stagione 2007/08 e finì per essere esonerato prima della fine della stagione successiva. Quasi un biennio di insuccessi bianconeri, utile però per preparare il terreno a chi sarebbe arrivato da lì a poco. Sì, Antonio Conte in parte ha ereditato quella che fu la Juventus di Ranieri. E il periodo nerazzurro di Ranieri, a cavallo tra il 2011 e il 2012, si conclude con una dolorosa sconfitta: a Torino finisce 2-0 in favore della Juventus di… Conte, sì.

MAESTRO DELLA PANCHINA – Corsi e ricorsi storici che vedono protagonisti anche Parma e Roma, così come Stefano Pioli, neo tecnico del Milan e già ex Inter (ed ex Juventus, ma da calciatore). Qual è il filo comune tra Ranieri, Conte e Pioli? Sicuramente non le polemiche mosse tra un passaggio da una big all’altra. L’interizzazione dello juventino Conte crea disagio ancora oggi a livello mediatico. La milanizzazione dell’interista Pioli è iniziata come peggio non poteva, anche per altri problemi a Casa Milan. Del passaggio di Ranieri all’Inter, dopo il passato alla Juventus, nessuno si ricorda strascichi. E il motivo è semplice: Ranieri ha sempre pensato solo ad allenare, non a fare cabaret o professare e soprattutto sprofessare la sua fede di squadra in squadra (è sempre stato romanista). Uno spunto per le nuove generazioni di allenatori: siate come Ranieri, professionisti prima che tifosi. In bocca al lupo a Genova, Sir Claudio.


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