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Perché Eriksen trequartista nel 3-5-2 di Conte è un falso problema?

Sin da prima del suo arrivo ufficiale all’Inter, Christian Eriksen avrebbe potuto rappresentare un dilemma. Secondo molti opinionisti del mondo del calcio, un trequartista puro come il danese non può trovare la giusta collocazione nel 3-5-2, modulo prediletto da Conte. Attraverso un’analisi delle posizioni media dell’Inter nella stagione 2019/20, si scopre che questo è parzialmente inesatto.

UN POSTO NEL MONDOChristian Eriksen in cerca di una posizione corretta in campo, un po’ come i sei personaggi di Luigi Pirandello con l’autore. Ha giocato a malapena 24′ con la maglia dell’Inter, eppure non sembrano acquietarsi i dubbi di coloro che lo vedono incompatibile col 3-5-2 usato da Antonio Conte. Eriksen è uno dei trequartisti più puri dell’ultima generazione di calciatori, portabandiera di un ruolo sempre più in estinzione. Secondo diversi opinionisti, Conte non sacrificherà il suo 3-5-2 in favore di un più offensivo 3-4-1-2, così da mettere il danese nella posizione ideale. Tuttavia, agli inizi degli anni Dieci, l’attuale numero 24 nerazzurro si mette in mostra nell’Ajax nel ruolo di interno (qui il nostro focus), con facoltà tuttavia di inventare calcio, viste le sopraffine doti tecniche. Sempre in quella posizione ha esordito mercoledì contro la Fiorentina: in linea con Nicolò Barella e Matias Vecino in fase di non possesso; libero di avanzare per aumentare la verticalità. Questa è una traccia di quella che potrebbe essere la strada di Eriksen in maglia Inter: mezzala in fase di copertura; trequartista avanzato durante la costruzione offensiva.

In principio fu Sensi

Un ruolo di questo genere non è certo un unicuum nella storia tattica di Conte, compreso anche il primo semestre all’Inter. Infatti, prima dell’infortunio subito contro la Juventus, a fungere da mezzala-trequartista era Stefano Sensi. Questo lo si può facilmente notare osservando la posizione media del numero 12 nelle seguenti partite: Inter-Lecce (prima assoluta per Sensi in nerazzurro), Inter-Udinese, Milan-Inter e Inter-Juventus (da sinistra a destra nell’immagine).

In queste immagini (estratte da SofaScore, che tiene conto dei palloni toccati per determinare le posizioni media), si può osservare come Sensi abbia giocato quasi sempre in un ruolo di trequartista, sebbene leggermente spostato sul centrosinistra. Non a caso, il primo mese e mezzo di stagione dell’ex Sassuolo corrisponde anche al miglior calcio espresso dall’Inter di Conte. Un calcio in cui la manovra offensiva è costruita attraverso un’indiavolata transizione verticale, in cui Sensi svolge un duplice ruolo. In primis, sostiene la salita degli esterni attraverso una rapida triangolazione; in secondo luogo, si pone come pedina fondamentale per saltare il pressing tra le linee avversarie. Un ruolo fondamentale per servire poi le punte in velocità, o tentare l’assalto in prima persona all’area avversaria. Dopo il suo infortunio, nessuno è più riuscito a svolgere questo ruolo, date anche le incompatibilità tecniche dei possibili sostituti.

Eriksen nel modulo di Conte

Pertanto, la posizione di Eriksen nel modulo di Conte rappresenta un falso problema. Il danese rappresenta l’upgrade di qualità che il tecnico lamentava sin dall’estate, nonostante gli arrivi di Sensi e Nicolò Barella abbiano già alzato il livello del reparto di centrocampo. Rispetto agli altri interpreti presenti in rosa, Eriksen non porta con sé solo un notevole bagaglio di esperienza internazionale (finale di Champions League l’anno scorso, esordio al Mondiale a 18 anni nel 2010). Eriksen porta soprattutto una visione di gioco in verticale che sublima il calcio di Conte: col danese, l’Inter potrebbe finalmente aver trovato la carta giusta per (tornare a) dare imprevedibilità al suo gioco.

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