Per il nostro calcio, il colpevole in fondo è Mancini

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21 gennaio 2016, 16:51
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Squalifica a Maurizio Sarri per due giornate, da scontare in Coppa Italia, per aver rivolto “all’allenatore della squadra avversaria epiteti pesantemente insultanti”, condita da una multa di 20.000 euro, a cui si aggiunge la sanzione di 5.000 euro a Roberto Mancini per “atteggiamento intimitatorio nei confronti dell’allenatore della squadra avversaria”. Se fosse vivo, Ponzio Pilato non potrebbe che essere orgoglioso di questa sentenza

ATTEGGIAMENTO INTIMIDATORIO – Alla fine la giustizia sportiva si è pronunciata e, come ampiamente previsto alla vigilia, le sanzioni comminate per quanto accaduto nel post partita di Napoli-Inter si sono limitate a un leggero buffetto sulle mani. Qualcosa di molto simile a un ammonimento “Birichino, non farlo più”. Il rimprovero però sembra valere soprattutto per il tecnico dell’Inter: Mancini infatti è stato multato per “atteggiamento intimidatorio”. Secondo il quarto uomo, evidentemente, il tecnico interista avrebbe dovuto accettare di buon grado lo sfogo di Sarri, evitando di ribattere per le rime come chiunque al suo posto avrebbe fatto. E’ infatti il referto degli uomini a bordo campo a rivelare come questa mentalità del nostro calcio difficilmente potrà cambiare. Come rivelato da Mancini, alle sue rimostranze il quarto uomo avrebbe risposto di “Lasciar perdere” perché, evidentemente, le cose che accadono in campo, in campo debbono rimanere.

MANETTE – Grazie a questa mentalità, il calcio italiano è nuovamente sotto i riflettori rivelando una preoccupante distanza culturale rispetto ad altri concorrenti esteri. Poiché è inutile parlare di “Impianti sul modello inglese”, di abbattimento delle barriere e di riportare le famiglie allo stadio, se i vertici stessi mostrano di accettare che gli stadi siano in realtà una zona franca in cui poter sfogare tutte le proprie frustrazioni, senza temere particolari sanzioni in nome di un corporativismo, i cui confini con il silenzio omertoso si fanno molto labili. Anni fa, per aver mostrato alle telecamere il gesto delle manette, un altro tecnico dell’Inter, inutile ricordare chi, fu squalificato per tre giornate. Anche in quel caso, la nostra Federazione scelse di colpire il denunciante, in nome del principio secondo cui “I panni sporchi si lavano in casa” o in campo, se preferite. Quel tecnico, a fine stagione, lasciò l’Italia, mentre coloro che governano il calcio tricolore sono sempre qui, ai vertici.

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