Nota tattica di Inter-Milan: un insieme di errori già visti porta alla sconfitta

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18 Ottobre 2020, 08:57
Ivan Perisic Inter-Pisa Photo 196750563 © Marco CanonieroDreamstime.com
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“Nota tattica”, una rubrica che mira a sottolineare un dettaglio, in positivo o in negativo, dell’ultima partita dell’Inter. Dopo Inter-Milan parliamo di una somma di errori già visti.

PROBLEMI CHE SI SOMMANO – Inter-Milan è stata una partita amara per i tifosi nerazzurri. Sia per il risultato finale, sia perché quello che si è visto ha avuto una forte impressione di deja vù. Per nulla casuale, a dirla tutta. La sconfitta contro il Milan ha portato di nuovo a galla alcuni problemi già visti nelle prime partite di campionato. Che evidentemente non sono stati risolti da Conte.

DIFESA CHE NON FUNZIONA – Il primo problema da evidenziare è quello della composizione della difesa. Conte alla prima partita giocata contro la Fiorentina si era affidato, in emergenza, a Kolarov e D’Ambrosio come esterni del reparto a tre, trovando più problemi che soluzioni. Contro il Milan, in una nuova emergenza ma molto diversa come origine, nemmeno il ritorno di de Vrij è bastato a ridare solidità al reparto. L’olandese, ancora difensiva assoluta di Conte, è stato spesso richiamato fuori dalla sua posizione per sopperire a problemi di copertura di altri. E questo ha esposto in modo brutale i limiti dei suoi compagni di difesa. Kolarov si è dimostrato totalmente incapace di marcare Ibrahimovic sia palla al piede, in occasione del rigore con un fallo talmente goffo e gratuito da essere concepibile solo per un non marcatore, che nello spazio, nel secondo gol quando si perde t0talmente l’unica punta avversaria. E lo svedese è uno dei pochi giocatori in Serie A più vecchi di lui. D’Ambrosio invece ha alternato i suoi errori, tra farsi saltare da Rafael Leao sul primo controllo oppure lasciargli tutto lo spazio del mondo per puntarlo, saltarlo, pettinarsi e poi decidere il meglio per la sua squadra. Come si diceva una conferma di problemi già visti, probabilmente strutturali.

PROBLEMA PERISIC – Ma i difensori estrerni non sono gli unici sul banco degli imputati. Forse nemmeno i primi. Questo perché il primo elemento a scombinare l’intera fase difensiva nerazzurra ha un cognome preciso: Perisic. Il croato non solo non ha risolto i problemi di posizionamento già visti, ma contro il Milan li ha persino acuiti. Queste prese da Whoscored sono le posizioni medie dei giocatori dell’Inter:

Inter-Milan posizioni

Non serve un maestro di tattica di Coverciano per intuire che nel posizionamento del numero 14 da esterno di centrocampo qualcosa non vada per il verso giusto. Perisic, come già notato, tende ad alzarsi molto in possesso palla. Probabilmente su indicazione di Conte che vuole sfruttare le sue doti offensive. Il problema è che queste qualità hanno prodotto il gol di Lukaku, ma le negligenze difensive hanno portato i due gol del Milan. Nell’azione del rigore lui si produce in una delle poche scalate difensive dell’intera gara, peccato che affronti Calabria (e dico Calabria, non Maicon), senza una minima idea dei tempi con cui farlo. Questo lo porta a farsi saltare con facilità irrisoria (e di nuovo parliamo di Calabria), scombina l’intera catena difensiva sulla sinistra, costringendo de Vrij a uscire altissimo e Kolarov a stringere commettendo il fallo. Il secondo gol invece nasce da una sua palla persa in attacco. Punta Calabria, ritarda l’azione, cerca il cross, lo finta, ritarda ancora, viene murato, il difensore riparte. Un classico di Candreva, che non a caso oggi gioca nella Sampdoria. Reazione dopo aver perso palla? Nessuna. E il problema sta proprio qui. Perisic non solo non ha imparato nulla su come posizionarsi rispetto ai propri compagni, ma si dimostra singolarmente pigro nel tornare a coprire. Come mostrano benissimo le posizioni medie. Del resto con la Croazia fa la punta. Kolarov spesso e volentieri non solo è stato lasciato solo a difendere nella zona sinistra del campo, ma pure con svariate decine di metri alle spalle da coprire. Una situazione difficile anche per il difensore migliore e più veloce del mondo. Cosa che il serbo non è.



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