Mancini-Sarri spunto di riflessione? Macché, tarallucci e vino!

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20 gennaio 2016, 22:30
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L’Italia sportiva – per la precisione calcistica – vive un momento che di sportivo ha davvero poco. Anzi, nulla. La vittoria dell’Inter sul Napoli in Tim Cup doveva essere l’unico argomento di giornata, e invece siamo qui a discutere di Mancini che viene messo in croce per essersi ribellato all’ignoranza di un collega. Tarallucci e vino come sempre?

I SANI VALORI – Lo sport è una componente importante della società, inteso come allenamento alla vita, ai valori, alla civiltà. Queste sono le solite frasi fatte – penserete voi. Purtroppo chi lo pensa non ha torto, non perché siano frasi banali, senza significato. Piuttosto diventano tali nel momento in cui rimangono meri e semplici slogan da sbandierare per salvare il salvabile, vale a dire la bellissima facciata di un palazzo che dentro è decadente. La vicenda che ha coinvolto Mancini e Sarri è solo l’ennesimo, triste esempio di un calcio che si nasconde dietro finti moralismi. L’allenatore toscano – così umile in tuta e sigaretta – urla “frocio finocchio” al collega jesino – così presuntuoso e arrogante in giacca e cravatta. Ma come? Il colto/intellettuale Sarri considera semplice “offesa da campo” quella che in realtà è una vera e propria discriminazione sessista? A questo punto una domanda sorge spontanea: cosa c’entrano campo, agonismo e adrenalina? Niente, assolutamente niente.

OLTRE IL TIFO – Qui non si tratta più di tifo, appartenenza, colori. Qui si va davvero oltre. Un mondo così variegato come quello del calcio non può ridurre la reazione indignata e rabbiosa di Mancini ad un atto di finto buonismo o vittimismo. Cosa c’entra il vittimismo con la reazione di un uomo che dimostra di avere valori che vanno ben al di là di quattro calci al pallone? Perché è proprio questo che sta emergendo nelle ultime ore: Sarri è un vero uomo per “aver messo la faccia” a fine partita – forse era meglio evitare, visti i risultati -, mentre Mancini è un patetico piagnone, una spia, un mezzo uomo. Viviamo in un mondo parallelo, dove chi si oppone alla becera ignoranza di un uomo che nemmeno ha capito di aver sbagliato finisce per essere un carnefice. Quello dell’allenatore nerazzurro non è altro che un atto di civiltà, perché le sue parole vere e sentite – che vale la pena rileggere – sdoganano un argomento delicato, che purtroppo nel calcio è ancora un tabù. Non si faccia l’errore di minimizzare e ridurre tutto a due inutili fazioni: i pro-Mancini e i pro-Sarri. Piuttosto bisogna approfittare di questo sgradevole episodio per riflettere e cercare di capire che cambiare non è un delitto. Rimanere ancorati agli stereotipi delle “questioni da campo”, “ci si dà la mano e finisce a tarallucci e vino” NON fa bene ai tifosi, alle società, allo sport in generale. L’Inter ha trionfato, ma Roberto Mancini ha vinto due volte, sportivamente e umanamente. E qualsiasi tifoso interista di sani principi – ne sono certa – gliene sarà eternamente grato.

Chapeau mister!

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