Lukaku 7 volte su 10 fa gol per l’Inter. E il paragone con Icardi non sussiste

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30 ottobre 2019, 15:11
Romelu Lukaku inchiRomelu Lukaku inchino Inter-Lecceno Inter-Lecce
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I numeri di Lukaku esprimono, da un lato, la sua grande efficacia. Dall’altro anche il grande lavoro richiestogli da Conte. L’Inter, con l’acquisto del belga, ha cambiato totalmente filosofia offensiva rispetto a quando c’era Icardi a imperversare in area avversaria.

DATO IMPRESSIONANTE – Se Romelu Lukaku calcia e prende la porta, c’è il 70% di possibilità che il fotogramma successivo sia un abbraccio di gruppo dei calciatori dell’Inter. Lo dicono i numeri: nei primi dieci tiri dentro lo specchio, in Serie A, il discobolo belga ha messo a segno ben sette reti. Cifre molto significative, che dicono parecchio sullo stile di gioco e sull’efficacia dell’ex Manchester United. E la splendida rete decisiva di ieri contro il Brescia (vedi highlights di Brescia-Inter) ha migliorato ulteriormente le sue prime statistiche italiane.

PREGI E DIFETTI – L’esperienza di Lukaku in nerazzurro è ancora in una fase troppo prematura per poter tirare delle somme. Ma in questo primo terzo di stagione circa abbiamo già avuto un assaggio di quel che il belga può offrire e di quali sono i suoi difetti da limare. Tornando al dato sulle conclusioni, che si attestano sulle 2.4 totali a partita (dati “WhoScored”), esso riflette la grande capacità di andare a bersaglio con il minimo sforzo, ma soprattutto il grandissimo lavoro di accompagnamento. Che a pensarci bene è la reale motivazione per cui Antonio Conte aveva cominciato a dare i numeri, nel momento in cui la Juventus sembrava molto vicina a imbarcare il belga su un volo charter per Torino.

CON LAUTARO COME DUVAN – Il reale valore di quei numeri viene a galla soprattutto mettendoli in relazioni con quelli del suo compagno di merende: Lautaro Martinez. L’argentino calcia verso la porta una volta e mezzo in più a partita (3.9) rispetto al compagno di reparto. Mettendo a segno qualche gol in meno (5 contro 7) e al netto di un minutaggio inferiore rispetto all’inamovibile belga. Lukaku ama crearsi da solo spazi e tempi necessari per la battuta a rete. In questo può essere paragonato a Duvan Zapata, in estate piano B dell’Inter e anche lui coinvolto nella mole di lavoro sporco richiesta all’Atalanta da Gian Piero Gasperini. Il colombiano, che prima dell’infortunio teneva una media di 3.2 tiri a partita, è inserito in un contesto decisamente diverso rispetto all’Inter, ma anch’egli è chiamato ad aprire gli spazi per permettere ai compagni di inserirsi.

PARAGONI INCONSISTENTI – Snocciolare le statistiche probabilmente non basta a far crollare i paragoni impropri e ingiustificati con l’ombra di Mauro Icardi. Tuttavia, esse sono lì pronte a testimoniare che l’Inter ha semplicemente deciso di imboccare una strada diversa. Anzitutto lavorando con un terminale offensivo in più. Ma soprattutto imponendo ai due centravanti di muoversi l’uno in funzione dell’altro. I loro spostamenti in sincronia sono perciò finalizzati alla creazione degli spazi per le mezzali. Una filosofia di pensiero che prevede un occhio di riguardo per lo sviluppo della manovra. E solo in seguito la postura del corpo può rivolgersi verso la porta avversaria. Sarebbe interessante osservare il numero esatto di palloni giocati spalle alla porta dai due attaccanti. Ma avremo molto tempo per farlo. Decisamente meno ne avremmo qualora Lukaku dovesse decidere di coordinarsi nuovamente. Sette volte su dieci potremmo essere travolti dalle file superiori per il vantaggio dell’Inter.


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