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L’Inter si muove con meno sinergia, e i risultati si vedono

L’Inter di Antonio Conte sembra aver perso i codici del proprio gioco. O perlomeno li ha momentaneamente sacrificati sull’altare del calcio offensivo. 

MOVIMENTI – L’Inter di Antonio Conte era riconoscibile innanzitutto per un aspetto, nella stagione 2019/20. Ossia per come controllava gli spazi. Salvo alcune fisiologici momenti di difficoltà, nel complesso il tecnico era riuscito a costruire una squadra di occupare benissimo gli spazi di gioco. E questo lo si vede anche da come si sviluppava il gioco nella varie zone del campo. Analizzando i dati di WhoScored, la prima Inter contiana in Serie A applicava un gioco ben bilanciato lungo tutto il campo. Azioni manovrate sin dalla difesa, dove si produceva il 27% totale dei tocchi. Passando poi per il centrocampo (43%), e infine per l’attacco (30%). Uno stile di gioco che portava i nerazzurri a segnare soprattutto tramite azioni manovrate (11,5 a partita).

INVERSIONE – Quest’anno invece è visibile a colpo d’occhio l’inversione, dichiarata anche da Conte. L’Inter ora gioca un calcio maggiormente votato all’attacco, sacrificando alcune attenzioni in difesa. E infatti i tocchi in difesa sono scesi al 21%, mentre in attacco sono saliti al 35%. I centrocampisti rimangono al 43% di tocchi totali nel corso delle azioni nerazzurre, ma con un approccio diverso. Si è già detto più volte: l’Inter cerca i suoi attaccanti con molta più frenesia, perdendo spesso un po’ di lucidità in costruzione. E si è perso il prezioso contributo della retroguardia (Stefan de Vrij e Alessandro Bastoni su tutti) alla tessitura della manovra.

EFFETTI – E i risultati di questo approccio nettamente diverso sono ben visibili. In termini di produzione offensiva, con le azioni manovrate che salgono a 12,5 per gara, e i contropiedi a 0,8 (dai 0,5 dello scorso anno). Ma l’incremento realizzativo è marginale: nelle prime sette giornate di campionato, l’Inter ha segnato 20 gol quest’anno, due in più dello stesso periodo della scorsa Serie A. A cambiare nettamente, come lecito attendersi, sono i gol al passivo, quasi raddoppiati da 7 a 13.

EQUILIBRIO – A costo di diventare ridondanti, Conte deve lavorare nuovamente sugli equilibri della sua squadra. E lo sa. I reparti devono tornare a leggere i codici dello scorso anno, muovendosi in sinergia e utilizzando un baricentro “elastico”. In questo modo, gli avversari saranno costretti ad allungarsi, lasciando più spazi (sanguinosi) nelle retrovie. Un’Inter che invece attacca in modo pretenziosamente furioso (ma senza produrre in realtà di più) rischia solo di farli compattare meglio. L’Inter deve essere fautrice del suo gioco, ma deve anche sfruttare in modo intelligente lo scacchiere avversario, per non incappare in schieramenti a specchio (come anche il Torino ieri) che neutralizzano il furore offensivo.

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