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Inter, salto all’indietro di due anni o salto nel vuoto? Lukaku è made in Conte

L’Inter sta vivendo attimi delicati e le contestazioni dei tifosi sono solo l’ultimo dei pensieri. La scelta di continuare senza Lukaku, dopo aver già salutato Conte (e Hakimi) non è facile per la proprietà. Ma è una scelta già fatta e condivisa. Resta da capire come poter rimediare all’effetto involuzione generale, che rischia di condizionare presente e futuro nerazzurro

EFFETTO CONTE – Nelle prossime ore verrà definito il futuro di Romelu Lukaku tra Milano e Londra. In realtà non c’è neanche bisogno di aspettare il rilancio definitivo del Chelsea. Se l’operazione deve andare in porto, perché c’è il sì di tutte le parti, non saranno una contropartita tecnica in meno o 10 milioni in più a farla saltare. Lukaku può tornare in Inghilterra per 120-130 milioni, purché sia lui a deciderlo (vedi editoriale). Serve anche che qualcuno si esponga mediaticamente, ma quella è solo una formalità per i clienti (sponsor e tifosi) in operazioni di tale portata economica. La certezza è che Lukaku due anni fa è arrivato all’Inter solo ed esclusivamente perché Antonio Conte ha posto il suo acquisto come condizione minima per non far saltare anzitempo il triennale firmato. E così è stato. L’agente Federico Pastorello ha sempre fatto del suo meglio per avvicinare le parti, trovando anche un piano B (Juventus, ndr) in caso di mancato affondo dell’Inter. Erano altri tempi per Suning, erano altri tempi per l’Inter. Era l’Inter di Conte, era l’Inter su cui Beppe Marotta aveva davvero carta bianca. Oggi è tutto diverso. E va accettato.

Inter senza Conte, Inter con Inzaghi: non solo Lukaku

NETTO DIETROFRONT – Per quanto possa impegnarsi, Simone Inzaghi non ha il potere di decidere sulla scelta di Lukaku né di Suning. E non perché non si chiama Conte. Il discorso non è più solo tecnico ma proprio di natura economico-sportiva. Nella fase di “ridimensionamento” annunciata nemmeno troppo velatamente dall’Inter, Lukaku smette di essere al centro del progetto. Ingaggio troppo elevato e impossibile da adeguare al rialzo (il Chelsea gli propone quasi il doppio). Squadra meno competitiva intorno a sé (Achraf Hakimi non sostituito). Obiettivi fissati verso il basso (quarto posto in Serie A). Poca chiarezza, progettualità nulla. I motivi che hanno portato Conte a separarsi dall’Inter con un anno di anticipo, nonostante lo Scudetto appena stravinto, sono anche questi. Ma se l’Inter si ritrovasse senza Lukaku, cosa succederebbe in attacco? Impossibile pensare a un upgrade ma è impensabile una toppa peggiore del buco.

Il post-Lukaku nel 2021 come il pre-Lukaku nel 2019?

NOMI DATATI – Le strade al momento sono due e basti pensare ai nomi che stanno circolando per ereditare la sua maglia numero 9. Molti sono sono quelli valutati due anni fa proprio come alternative low cost a Lukaku (Edin Dzeko e Duvan Zapata su tutti, ma anche Andrea Belotti). Nel 2019 senza Lukaku non andavano bene a Conte, perché nel 2021 dovrebbero andar bene a Inzaghi? Altri sono profili che oggi a Lukaku non possono neanche essere accostati per motivi diversi (da Joaquin Correa a Giacomo Raspadori, passando per Gianluca Scamacca). Sarebbe un salto nel vuoto. La scelta dell’eventuale post-Lukaku che non sia Dusan Vlahovic o uno dei suoi “fratelli” minori (vedi focus) dirà molto sui reali piani dell’Inter. Piani comunque ridimensionati senza il fuoriclasse belga. Ma Lukaku è e resta un prodotto più contiano che interista.

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