INTER-NEWS REVIEW – I commenti della Redazione dopo Inter-Parma

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16 settembre 2018, 19:00
Inter-News Review

“Inter-News Review” è la rubrica di Inter-News.it che riporta ai lettori i commenti della Redazione dopo le partite dell’Inter. E voi come (chi) la pensate? Ecco l’appuntamento dopo Inter-Parma

DOMANDA – Mediaticamente il processo all’Inter dopo quattro giornate è già partito, sottolineando solo gli errori (evidenti) di allenatore e giocatori, ma minimizzando su quelli arbitrali a dir poco vergognosi. Appoggiate la linea del “non ci sono alibi”, indicando in Spalletti il principale colpevole, oppure siete per la difesa del gruppo da questi attacchi gratuiti? Come uscire da questa prima fase di “crisi Inter, confusione Spalletti, caso Icardi, illusione Brozovic e quant’altro”?

Massimo Trisi (Editore Inter-News.it): A parte la direzione arbitrale inaccettabile, è evidente che ieri siamo mancati in fase realizzativa. Le statistiche della partita sono chiare, incontro dominato sotto tutti i punti di vista, ma se fai oltre 20 tiri e non segni, è evidente che il problema è da ricercare principalmente li. Un dato, in particolare, fa riflettere: il nostro attuale capocannoniere è Perisic, esterno d’attacco che si sacrifica spesso anche in copertura, e anche ieri è stato il più pericoloso sotto porta. Chi invece dovrebbe garantire i gol al momento latita e Keita Baldé non è certamente la soluzione al problema, in particolare contro le difese schierate e bloccate. Rimane il fatto che con un arbitraggio equo e normale, l’incontro sarebbe finito diversamente. Tre rigori evidenti negati in quattro incontri fanno pensar male.

Riccardo Spignesi: Quanti insulti mi sono preso un mese fa perché ho “osato” contestare l’acquisto di Keita… Gli errori propri ci sono e vanno sottolineati, per esempio il fatto che ieri come contro il Sassuolo la formazione sia stata un azzardo e i cambi non abbiano sortito alcun effetto. Keita, nonostante le belle parole di Ausilio nel prepartita, è un corpo estraneo e Icardi si vedeva chiaramente come non fosse in condizione (qualcuno dovrebbe spiegare perché gli è stato permesso di giocare 85′ in un’inutile partita amichevole negli Stati Uniti martedì notte, visto che ieri quasi non si reggeva in piedi), in più troppo spesso si sono già visti momenti delle partite in cui la squadra va in tilt mentale e comincia a innervosirsi sbagliando troppi passaggi e non creando più nulla (col Parma è avvenuto dopo lo stop per i presunti problemi fisici di Sepe). Tutto questo, però, va analizzato nel complesso e quindi bisogna inserire anche gli orrori arbitrali che sono stati un punto chiave delle due partite perse: non è accettabile che nel 2018, con l’aiuto tecnologico del VAR (per quanto depotenziato), non si possano vedere cose palesi come il fallo di mano di Dimarco e il fuorigioco attivo di Rigoni sul gol. Non esiste da nessuna parte al mondo che una squadra possa giocare con due portieri, quello è rigore in qualsiasi situazione senza se e senza ma: ci sono tante squadre che giocano male ma poi hanno un episodio arbitrale a favore (giusto o sbagliato che sia) e riescono a vincere, se all’Inter spettano rigori o cose simili devono essere dati a prescindere dalla prestazione di squadra, il regolamento del gioco del calcio mica fa distinzioni in questo senso.

Alessandro Basta: A mio avviso le colpe di Spalletti riguardano soprattutto la scelta del modulo e la preparazione (troppi infortuni). Ma sicuramente non è lui il primo indiziato per la mancanza di risultati. Icardi (la punta) e il regista (Brozovic) praticamente non hanno iniziato la stagione e quando il gioco crolla nei due ruoli nevralgici i risultati non possono arrivare. Se si resta ancorati alla partita di ieri, è evidente come l’arbitro abbia inciso in maniera vergognosa e decisiva sul match: rigore ed espulsione per Dimarco e probabilmente finisce 3-0. Per non parlare delle tante microdecisioni a favore del Parma e la conduzione della gara in generale pessima e di parte.

Paolo Ferri (Direttore Responsabile Inter-News.it): Concordo Alessandro. I punti sono tutti qua. Spalletti sta cercando di far muovere la squadra in modi che superino i problemi individuali (croati e Icardi lontani dal top), problemi visti in parte nel precampionato (Icardi) e in parte dal Sassuolo (croati). Ovviamente sui croati va detto che Perisic comunque è a buoni livelli e Vrsaljko ha l’alibi degli infortuni. Poi ci sono le storie di ogni match: errori individuali (Miranda, Handanovic) e arbitrali (su Dimarco va registrata una pressoché unanimità degli osservatori). Ieri mi ha colpito (e vi inviterei a rifletterci) su una frase di Spalletti a Sky: “I giocatori vanno in campo tesi e questa tensione si riversa sui muscoli, sulla respirazione etc etc”. Allora qui c’è un problema totalmente di Spalletti. E’ un allenatore notoriamente generatore di tensione, lo si è visto nei passati romani. Se non hai una squadra con un pelo sullo stomaco alto così, che non ha doti di personalità di livello Nainggolan (lui e pochi altri ce l’hanno, penso a Perisic e Skriniar su tutti) i giocatori lo accusano. Allora serve un lavoro di scarico psicologico che Spalletti non sa fare, non lo ha nel suo proprio DNA.

– Alessandro Basta: Tutti i grandi allenatori caricano ambienti e calciatori a dismisura. Vedi anche Conte e Mihajlovic che ora vengono accostati alla nostra panchina, per non parlare di Simeone. Allora il problema va rigirato: sono certi calciatori che non possono stare a livello Inter né a livello tecnico né mentale?

– Paolo Ferri: Io distinguerei. Conte e Simeone sono due che sanno caricare la squadra durante il lavoro, settimanale e in partita (urlano, si sbracciano etc etc). Agisce sui muscoli, dà scossa, energia, grinta. Quella di Spalletti è una cosa tutta psicologica/umorale che agisce in maniera più subliminale, qualcosa che ingrippa più che spingere

Alessandro Cocco: Secondo me entrambi, Paolo e Alessandro, avete delle ragioni. Da una parte è vero che i tecnici “catalizzatori di tensione” hanno bisogno anche di giocatori con tanto pelo nello stomaco, dall’altra però la storia di Spalletti ci dice che non è mai stato un mostro nello gestire le tensioni. Non è un Mourinho, forse il più grande di tutti nel creare e gestire ad arte la tensione regolandola a suo piacimento, è uno che spesso ha sofferto certe situazioni. Dal punto di vista unicamente arbitrale quello di ieri è stato uno scippo in piena regola. Detto ciò l’Inter ha dei problemi e ieri si è visto anche uno dei suoi problemi “storici” degli ultimi anni, la difficoltà a sbloccare contro le squadre chiuse. Manca la capacità di inventarsi il gol, è una squadra che rumina calcio nella metà campo avversaria ma non sa trovare il guizzo che ti risolve la partita tignosa come quella di ieri, contro un avversario che si arrocca in difesa per provare a ripartire. In questo ci sono sia delle responsabilità dell’allenatore, che deve trovare soluzioni tattiche per mettere la squadra in condizione di scardinare le difese chiuse, sia dei giocatori che a quanto pare non hanno questi colpi nel loro bagaglio tecnico. Ritengo non sia però il momento dei processi, all’Inter e nel calcio italiano in genere è sempre piaciuto trovare un capro espiatorio nel disgraziato di turno seduto in panchina, mettere sulla graticola Spalletti in questo momento significherebbe solo dare l’ennesima scusa ai giocatori facendo precipitare la situazione. Il tecnico ovviamente deve però meritarsi l’appoggio della società e i bonus in sua difesa non sono certo infiniti, in assenza di reazione già nelle prossime partite diventerà molto difficile difenderlo.

Lorenzo Pierini: Non condivido il fatto che ci sia un problema di modulo e di preparazione. Il modulo di ieri è il solito 4-2-3-1 che l’Inter, a torto o a ragione, utilizza da tempo immemore, così come la preparazione non può che essere migliore rispetto all’anno scorso. Ricordo che lo scorso anno, quando eravamo partiti a tutta birra, eravamo reduci dal tour in mezzo mondo, cosa che Spalletti ha richiesto e ottenuto che non si facesse questa estate e questo non potrà che portare a risultati positivi nel prosieguo della stagione, vista anche la presenza in Champions. I problemi riguardano i reduci dal Mondiale, i croati in primis e parlo soprattutto di Brozovic, che appare decisamente sottotono e il caso Icardi, che sembra decisamente scarico e al di fuori del gioco: che Mauro pensi più al rinnovo che ai gol? Insomma, io non partecipo al solito giochino che si svolge da 7 anni a questa parte, quello del tirare la croce addosso all’allenatore di turno non appena i risultati iniziano a volgere in negativo. Certamente parte delle responsabilità riguardano anche Spalletti (secondo me più che altro nell’analisi della partita in corso che nella formazione in sé, in cui alcune scelte erano “obbligate”) ma è troppo facile scaricarle gran parte su di lui. Io ritengo invece che, a meno che la striscia di non vittorie raggiunga livelli insostenibili, l’Inter per tornare grande debba iniziare a difendere un tecnico, le sue scelte, acquistare per quanto possibile i giocatori che desidera e soprattutto tenerlo almeno tre stagioni prima di puntare il dito su di lui e accusarlo dei mancati obiettivi che erano stati prefissati. Il passato recente insegna che cambiare allenatore a campionato in corso porta sempre ad una stagione fallimentare.

Giulio Di Cienzo: Ci sono tanti fattori nel momento negativo dell’Inter, e dover partire sempre nei discorsi dovendo escludere il discorso arbitraggio è poco simpatico. Spalletti però ha pochi alibi: la squadra è stata fatta seguendo in toto le sue indicazioni, ma lui al momento non sembra in grado di gestirla. Non ha dato certezze e fatto molta confusione in tutte le partite, gestendo abbastanza male uomini e cambi.

Riccardo Melis: Partita non particolarmente diversa da quella di Bologna, la differenza è che al Dall’Ara alla fine siamo riusciti a sbloccarla, costringendoli a sbilanciarsi, mentre ieri no (cosa che però avremmo potuto fare se ci avessero dato quel rigore evidente). Infortuni a parte non ho gradito qualche scelta di formazione tipo Candreva titolare (senza spazi e senza un centravanti a cui crossare per un tempo intero può combinare davvero poco) ma è assolutamente secondario, il problema è che dopo il gol di Dimarco sono subentrati i soliti problemi caratteriali con la squadra che si è disunita e ha iniziato a giocare in maniera ancora più confusa. Teoricamente il compito di motivare e tranquillizzare il gruppo spetterebbe a Spalletti che a sua volta non sta però attraversando uno dei suoi momenti migliori e come risultato l’Inter sembra aver perso le poche certezze trovate durante la scorsa stagione. In questi casi la società dovrebbe supportare l’allenatore in maniera ancora più decisa ma la vedo difficile visto che ci manca quel dirigente forte sia a livello di personalità che sopratutto a livello di potere decisionale.

Andrea Turano: Io partirei proprio da questa osservazione di Riccardo, la questione tecnico-tattica non va sottovalutata, come ho ampiamente descritto nell’analisi tattica di Inter-Parma. E non voglio ridurre tutto il discorso al mancato riscatto di Cancelo e Rafinha, ormai bisogna guardare avanti. Spalletti ha voluto i “doppi ruoli”, ma nel gioco delle coppie sta andando in confusione: Keita centravanti con Nainggolan alle spalle e Candreva a crossare in area per nessuno, poi Icardi in area senza Keita a fargli da spalla e con Politano entrato solo per sfruttare Perisic a piede invertito dopo un’ora di sacrifici inutili sulla fascia sinistra. Fasce dove solo Dalbert ha brillato, il che fa (sor)ridere. Avere ancora giocatori come Vrsaljko in infermeria non aiuta, inoltre la combo infortuni-Mondiali non ha aiutato Spalletti nella preparazione dell’undici ideale, che ancora non è mai sceso in campo e probabilmente lo vedremo solo da gennaio in poi, mercato permettendo. La nota positiva finora è che l’Inter ha subito gol solo per errori arbitrali e follie proprie (Handanovic contro il Torino…), quindi la coppia de Vrij-Skriniar rappresenta una certezza su cui costruire qualcosa di importante, ma deve svegliarsi Brozovic e tutti quelli che ruotano intorno a lui. Più in là bisognerà argomentare il “nuovo Icardi”, ma magari prima aspettiamo qualche gol stupido (per citare Mancini). Quindi sì, Spalletti per me ha delle colpe legate alle tempistiche tardive con cui non riesce ancora a far quadrare il cerchio di una nuova Inter diversa da quella dell’ultimo Lazio-Inter del 20 maggio, ma ho piena fiducia in lui e non bisogna sottovalutare il concetto che ha reso vincente la Juventus di Allegri prima di diventare la schiacciasassi (a livello tecnico, mediatico ed economico) degli ultimissimi anni: si può vincere anche giocando male e demeritando, le regole vengano applicate per tutti… grazie!

Ivan Vanoni: Parto dal fatto che Spalletti non può permettersi di fare il turnover in campionato. Per quanto sia bello tornarci, la Champions League non è la priorità, soprattutto per il fatto che non siamo attrezzati per andare avanti molto. È fondamentale concentrarsi sul campionato, quindi il turnover andrebbe limitato. Detto questo ieri non si può rimproverare molto alla squadra se non la lentezza e la mancanza spesso e volentieri di idee (e qui la colpa è di un mercato lacunoso) le occasioni ci sono state, senza l’arbitraggio scandaloso saremmo qui a parlare di un altro risultato. Quindi Spalletti e giocatori responsabili, ma fino a un certo punto.

Crescenzo Greco: Vero che la direzione arbitrale ieri è stata disastrosa, ma l’Inter ha fallito il primo test Champions. Il Parma non ha fatto barricate e abbiamo sbagliato occasioni clamorose per mancanza di cattiveria e concentrazione. I tanti infortuni ormai sono un problema, ma chi è sceso in campo poteva dare molto di più. Divido le colpe tra squadra e allenatore. Brozovic è sempre stato questo, mi sarei stupito del contrario. Icardi è palesemente fuori forma tra infortuni e nazionale. La partita col Tottenham è già un bivio più a livello mentale. Questa stagione ha bisogno di una svolta, altrimenti da “rivedere le stelle” rischia seriamente di trasformarsi in un incubo.

Viviana Campiti: Spalletti non può mancare tra i responsabili di questo inizio di stagione deludente. La confusione tattica, gli infortuni e il gioco che a tratti si vede e a tratti no sono responsabilità sua. Per il resto non appoggio per nulla la tesi “si gioca male e quindi non possiamo lamentarci dell’arbitro”. L’arbitro fa parte del gioco, per cui è sacrosanto PRETENDERE un trattamento equo. Cosa non vista in queste prime giornate. Il VAR “depotenziato” è una barzelletta, non serve e non servirà mai a nulla. Detto ciò non ci possiamo nascondere dalle evidenti lacune della squadra, che senza i gol di Icardi o comunque qualche giocata individuale appare persa. Bisogna rialzare la testa e in fretta, altrimenti si rischia di sprofondare. E la Champions è alle porte.







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