Inter, Lukaku è il leader progressista di una squadra che guarda al futuro

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28 Luglio 2020, 08:19
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Romelu Lukaku è nella miglior stagione realizzativa della sua storia. Ma con quello che abbiamo visto finora, il belga può candidarsi a diventare un leader a tutto tondo, i valori e il tipo di club in cui si trova. Quello tra l’Inter e il belga sembra un matrimonio ancora agli inizi, ma con margini di sviluppo molto interessanti

FUORICLASSE – Qualcuno non riusciva a capacitarsi del perché Antonio Conte si fosse impuntato su Romelu Lukaku. D’altronde, il tecnico pugliese non aveva mai lavorato con il colosso belga. I due si erano corteggiati per anni ed è servito un rilancio di Giuseppe Marotta per (ri)sorpassare la Juventus e regalare all’Inter un fuoriclasse, un accentratore offensivo e un simbolo progressista di una squadra altrettanto proiettata verso il futuro. I nerazzurri hanno consegnato al Manchester United una valigietta da oltre 60 milioni di euro (più bonus). In cambio, si sono portati a casa un gigante dalla pelle scura, col sorriso perennemente sulle labbra e la possibilità di scrivere pagine importanti nella storia di questo club.

AMBIZIONE – Ricordate le critiche d’inizio campionato? In realtà, si tratta di un ronzio perenne che continua a dar fastidio alle orecchie del belga. Dopo le prime partite, Lukaku aveva mostrato, bene o male, ciò che avrebbe potuto dare a questa Inter. I nerazzurri hanno cominciato a fidarsi di lui partita dopo partita. Il punto chiave è un altro però: Romelu Lukaku ha toccato cifre mai viste, almeno per quanto riguarda l’Inter. Ma anche per quanto riguarda la sua carriera. Il belga è andato oltre sé stesso, ha creato un ologramma utile per generare aspettative, furore e obiettivi più stuzzicanti.

RECORD – Qualche numero. Lukaku ha messo a segno 23 gol al suo primo anno con l’Inter, eguagliando un totem come Diego Milito. Ma il belga ha anche realizzato 15 reti in trasferta, terreno di caccia che predilige la squadra di Conte, in una singola stagione. Anche qui l’ex Manchester United eguaglia il record precedentemente marchiato da Stefano Nyers nella stagione 1949/50. Tra l’altro, con la doppietta contro il Genoa, è ufficialmente entrato nella miglior stagione realizzativa della sua carriera, finora, con 28 gol sparsi tra tutte le competizioni. Mancano ancora due partite di campionato, più l’Europa League.

ICONA – Dei limiti di Lukaku, del suo apporto al gioco offensivo dell’Inter parliamo quotidianamente. In una sola stagione l’abbiamo già visto scendere in campo 45 volte, con la maglia nerazzurra. Ma non è questo l’articolo giusto per discutere delle ‘poche reti di Lukaku contro le grandi squadre‘, o degli ulteriori margini di miglioramento del ‘panterone moscione‘. Qui non si parla neppure della storia di Romelu Lukaku, che merita di essere racconta e ripetuta, rivista e studiata. Qui si parla di ciò che Lukaku potrebbe diventare per questa Inter.

IL VERO ROMELU – Lukaku è partito letteralmentente dal nulla ma le sue vicende giovanili di povertà sembrano piuttosto repellenti alla classica retorica da scalata sociale. Lukaku è un ragazzo che ha preso la vita in spalla e, di fronte al suo metro e novanta, le etichette retoriche fanno fatica ad appiccicarsi. Il belga non può essere descritto come un eroe, ma neanche come un anti-eroe o working class hero. Lukaku è semplicemente uguale a sé stesso, come molti altri calciatori. Ma lui, forse, è un po’ più uguale a ciò di cui l’Inter avrebbe bisogno qui ed ora. E non solo l’Inter.

AL POSTO GIUSTO – Quando Conte premeva per avere Lukaku, sapeva che le sue caratteristiche avrebbero sfondato nell’attacco a due, al netto di momenti di proficuo scontro dialettico che ben conosciamo. La famiglia Inter, tifosi compresi, non sapeva che tipo di ‘carrarmato sociale e sportivo‘ stava per accogliere in squadra. Dico sociale perché Lukaku, oltre ad essere uno dei calciatori dell’Inter più conosciuti a livello internazionale, è anche uno dei pochi spendibili a livello mediatico. Non è un uomo da copertina, ma lo diventa automaticamente condensando in sé valori precisi e genuini. Roba che l’Inter non ha mai avuto, e che tuttavia si sposano alla grande con la retorica dell’uguaglianza, della vocazione internazionale e del senso di comunità che l’Inter afferma di avere nel suo DNA dalla notte dei tempi.

GIGANTE BUONO – Lukaku è nel momento giusto in una società che sta cercando di cucirsi addosso un nuovo abito sartoriale, un nuovo portfolio di valori. Siano essi sociali, sportivi o semplicemente umani. L’Inter ha restaurato il proprio marchio a livello internazionale. Sta cercando di ‘azzannare’ il futuro conservando un nucleo di valori storici. Lukaku parla otto lingue, rilascia interviste in maniera costante e non è mai banale. È mediaticamente spendibile, ma non retoricamente attaccabile. Il belga è il classico giocatore a cui tutti i bambini vorrebbero dare il cinque, ma è fra i pochi che ad un certo punto finirebbe per prenderne in braccio almeno uno. E fa tutta la differenza del mondo.

SENSIBILITÀ – Definire Lukaku un ‘leader progressista‘, equivale ad incorniciare l’epitome di quello che l’Inter ambisce ad essere. Con lui, ma non solo con lui, la sensibilità verso alcune tematiche sociali (es. il razzismo) subisce necessariamente un’impennata. Molto più di come avrebbe potuto essere Mario Balotelli, con cui il discorso è ancora molto difficile da affrontare proprio per il tipo di personalità di Mario. Ma molto diversamente anche da Samuel Eto’o, che è l’esempio più immediato quando parliamo di questi problemi, in questo contesto, riferendole a questo club. Voglio dire, dunque, che il faccione di Lukaku è un’icona diversa, di un’Inter che sta mutando la propria concezione di sé e la propria immagine. In sintesi, Lukaku è una grande occasione per l’Inter e la società nerazzurra sembra sulla buona strada per coglierla in toto.

SIMBOLO – Che Lukaku sia ‘speciale’ non lo impongono soltanto le donazioni di solidarietà o le campagne social contro il razzismo. Lo impone il fatto che l’Inter si sia ritrovata in mano un vero ‘carrarmato sociale e sportivo’, appunto. Quasi senza comprenderne la portata, almeno all’inizio. Lukaku sembra effettivamente genuino ma noi, in questa sede, ci vogliamo limitare ad osservarne la facciata, che nel suo caso riporta fedelmente il contenuto degli strati più profondi della sua personalità. Lukaku ha in mano il potere di stravolgere la concezione di leader a cui siamo abituati. Ha i crismi per diventare un’icona molto più di quanto non lo sia già. La sua rilevanza mediatica gli ha aperto tantissime porte. Il paragone con ciò che è diventato (e diventerà) un colosso come LeBron James sembra irrispettoso, ma rende l’idea di quello che potremmo aspettarci dal belga, in un contesto adatto come l’Inter. Ma anche dal modo in cui la società nerazzurra deciderà di sfruttare la sua storia personale, il suo essere, il suo fare.




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