Inter, lo sfogo di Conte serviva a compattare l’ambiente? I dettagli

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21 Luglio 2020, 08:20
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Antonio Conte è tornato a far parlare di sé nel post partita di Roma-Inter, match terminato con il risultato di 2-2. Il tecnico nerazzurro si è scagliato contro la conformazione intricata del calendario di Serie A. Ma le sue parole nascondono pieghe psicologiche decisamente più complesse

ETEROGENESI DEI FINI? – Riguardando lo sfogo di Antonio Conte alcuni giorni dopo, con la mente non surriscaldata dalle emozioni di Roma-Inter, saltano all’orecchio passaggi lasciati in sordina a primo impatto. Il tecnico è intervenuto a favor di telecamere sia nel classico one-to-one con lo studio di Fabio Caressa, sia nella tradizionale conferenza stampa con gli altri giornalisti all’Olimpico. Ai referenti di “Sky Sport” Conte ha lasciato pochissimo margine per qualche domanda tecnica o di campo. In conferenza stampa, le cose non sono andate troppo diversamente. Di fatto, il tecnico ha ottenuto un obiettivo forse inaspettato ma in fine dei conti remunerativo: spostare l’attenzione dal 2-2 di Roma-Inter.

SFOGO LEGITTIMO? – Della partita si è parlato poco e Conte, tra l’altro, non ha neanche puntato il dito sull’arbitraggio discutibile di Marco Di Bello. Avrebbe avuto un assist ghiottissimo. Perché non l’ha fatto? E soprattutto, quali sono le pieghe psicologiche dello sfogo sul calendario? Sono state date molteplici interpretazioni. C’è chi ha bollato il discorso del tecnico come una semplice uscita fuori contesto, sfocata nella forma e nel contenuto. D’altronde, se è vero che in un tritacarne di impegni come la Serie A un giorno di riposo in più può far la differenza, è anche vero che l’aver affrontato squadre più riposate non è una prerogativa esclusiva dell’Inter. Il conto è stato fatto e, nei confronti di altri club (come la Juventus) il saldo è ampiamente negativo. Cioè, i bianconeri non hanno praticamente mai affrontato squadre più riposate di loro.

SOCIETÀ SOTTO ACCUSA? – Il discorso di Conte ha tuttavia debordato dagli argini di questa polemica, finendo in un vicolo cieco ai limiti del complottismo. Il tecnico ha preso per i capelli il problema, tirando le orecchie alla Lega Serie A e all’impostazione concettuale del calendario, pur essendo conscio di tutte le difficoltà necessarie per la creazione dello stesso. I più maliziosi hanno interpretato questo passaggio come un attacco indiretto a Giuseppe Marotta e alla dirigenza dell’Inter. L’ennesimo, verrebbe da dire, perché proprio Marotta rappresenta l’Inter in Lega e, secondo il tecnico, non avrebbe avuto il giusto polso per far valere le proprie idee. Si tratta di un’interpretazione giustificata da una passaggio della conferenza, in cui il tecnico sostiene che queste idee sul calendario «all’Inter sembra che le veda solo io». Qualche mattoncino del puzzle potrebbe implicitamente incastrarsi, dopo questa affermazione. Ma è davvero così?

STRATEGIA – Società o non società, Marotta o non Marotta, lo sfogo di Conte ha avuto anche un ulteriore effetto a cascata. Il tecnico ha compattato l’ambiente nerazzurro sfruttando sapientemente quella mixture circostanziale legata ad un torto arbitrale subito durante Roma-Inter. È tornato a riecheggiare quel rumore dei nemici tanto caro a José Mourinho. L’allenatore portoghese aveva creato una simbiosi straordinaria con i tifosi, compattando l’ambiente contro un nemico esterno, agguerrito e ben visibile. Il passaggio della conferenza del 2013, che è spuntato sui social, in cui Conte sostiene quasi la stessa ‘teoria del complotto’ sulla panchina della Juventus, non fa che confermare la volontarietà della strategia. Conte è probabilmente alla ricerca di un modo efficace per rinvigorire l’Inter, per creare un fronte e un nemico da combattere. Le modalità hanno lasciato perplessi molti addetti ai lavori, ma sembrano aver centrato nel segno. Di Roma-Inter, in fin dei conti, si è parlato davvero poco. E non è detto che sia un male. Almeno per Conte.


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