Inter-Juve, storia di compensazione: Buffon felice. Cultura sportiva dove?

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30 aprile 2018, 16:41
Icardi Perišić Inter-Juventus

Dopo il tanto discusso match tra Inter e Juventus si sono scatenate polemiche infinite, social e non, che ancora tengono alti i fari su quello che molto probabilmente potrebbe essere il crocevia definitivo per l’assegnazione dello Scudetto: oggi ha parlato l’Amministratore Delegato nerazzurro, Alessandro Antonello (qui le dichiarazioni), che tra le tante cose pone l’accento su un presente ancora influenzato dal passato

COSE CHE NON CAMBIERANNO MAI – “Nel mondo del calcio molte cose stanno cambiando ma sembra che alcune di queste rimangano invariate. Noi comunque siamo orgogliosi della nostra storia”. Questa la parte finale delle dichiarazioni rilasciate oggi dall’Amministratore Delegato dell’Inter, Alessandro Antonello, ai microfoni di Inter TV. Una dichiarazione sobria ma forte, perché è vero che nel calcio molte cose cambiano ma sabato sera abbiamo avuto dimostrazione di come tante, troppe cose non cambieranno mai. E l’Inter, attraverso il suo dirigente, ci tiene a sottolinearlo.

CULTURA SPORTIVA INESISTENTE – Inutile, direte. E invece no. Non è inutile prendere posizione contro un arbitraggio indecente, contro dichiarazioni altrettanto indecenti come quelle rilasciate da Miralem Pjanic nell’immediato post partita che evidenziavano come l’arbitro Daniele Orsato avesse messo in pratica una sorta di legge della compensazione. Ma compensazione di cosa precisamente? Come si permette il centrocampista bianconero a parlare in certi termini? Probabilmente si sente in diritto di poterlo fare, lo ritiene naturale, quasi scontato. E qui la mente vola a Gianluigi Buffon e alla sua sfuriata post Real Madrid, quando il numero uno bianconero delirava su un arbitro che avrebbe dovuto compensare i torti subiti dalla sua squadra nella partita di andata. E allora è da qui che si capisce come mai in Italia sia possibile tutto questo, senza possibilità di cambiamento. Ma allora che nessuno provi più a definire l’arbitro “alibi dei perdenti”, che nessuno provi più a insegnare la cultura sportiva. Perché qui di cultura sportiva non se ne vede nemmeno l’ombra.

 

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