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Inter, il film del 2019 – Parte 3: dall’esordio di Conte al primato in classifica

Tempo di bilanci in casa Inter. Volge al termine un anno solare estremamente intenso, ricco di emozioni, di cambiamenti e di difficoltà. Abbiamo provato a riavvolgere il nastro, dividendo l’annata in tre fasi: dagli albori del caso Icardi, al primato in classifica di Antonio Conte. Dall’epurazione dei pezzi da novanta, alla riscossa dei gregari. Qui trovate il terzo capitolo della saga: una sorta di trilogia. Il genere cinematografico di appartenenza decidetelo voi.

GHIACCIO ROTTO – La vittoria contro il Lecce è il canto del gallo di un primo scorcio di stagione giocato su ritmi mostruosi. L’avversario è modesto, ma i tifosi nerazzurri scoprono la qualità e le arti magiche di Stefano Sensi, oltre alla vena realizzativa del possente Romelu Lukaku. La vera impresa, col senno di poi, va in scena a Cagliari: la squadra di Rolando Maran, protagonista del mercato estivo e nuovo parco giochi di Radja Nainggolan, è in netta difficoltà. L’Inter di Antonio Conte raccoglie tre punti fondamentali, grazie a una ruleta d’alta scuola del piccoletto ex Sassuolo. La squadra macina gioco e punti, mostrando buone trame di gioco e altrettanti margini di miglioramento.

DIFFICOLTA’ – Prima delle fondamentali vittorie nel derby e contro la Lazio, risuona un campanello d’allarme: a San Siro arriva lo Slavia Praga, matricola terribile del girone F di Champions League. I nerazzurri appaiono pesanti, scarichi e decisamente meno reattivi dei cechi. L’Inter ringrazia Nicolò Barella, ancora in fase di rodaggio, che evita un’amara sconfitta. Ma iniziano i primi mugugni attorno a Conte. Fa strano vedere la sua figura agitarsi sul prato di San Siro e assieme alle prime critiche sul mercato arrivano anche teorie complottiste e dietrologiche. Il cammino europeo si è messo decisamente in salita, ma questa squadra ha mostrato soltanto la propria versione beta.

RULLO COMPRESSORE – Lo schiaffo morale europeo apre le porte ad un trittico eclatante: nove punti, su nove disponibili, contro avversari come Milan, Lazio e Sampdoria. Un solo gol subito e tantissime certezze all’occhiello. La spregiudicatezza con cui i nerazzurri fanno un sol boccone dei cugini è cartina di tornasole per gli stenti futuri sulla sponda opposta del Naviglio. Il Milan chiuderà il 2019 con la metà dei punti dell’Inter di Conte, affidandosi al mercato (e al ritorno di Zlatan Ibrahimovic, ndr) per risorgere dopo l’umiliazione di Bergamo. L’Inter, nel frattempo, si prepara a una sfida affascinante in casa degli Dei catalani.

BELLI A METÀ – Il primo tempo col Barcellona è una primizia per gli occhi. L’Inter passa in vantaggio con Lautaro Martinez, che metterà a segno una striscia incredibile di gol nella prima mezz’ora. Il ‘Toro’ si consacra sull’altare del calcio europeo rievocando pesanti paragoni con un passato nerazzurro/albiceleste. L’ombra di Diego Milito, particolarmente smagliante nei primi tempi di Barcellona e Dortmund, gonfia l’aura di un ragazzo prodigio, destinato a infiammare le folle. Ma all’Inter non basta la proiezione di un eroe mitologico: il Barcellona la risolve con un Luis Suarez versione cecchino. I nerazzurri tornano a casa con il capo sfiorato dalle foglie d’alloro, ma senza la testa del blasonato nemico.

CADERE – L’onda di una sconfitta immeritata proietta l’Inter verso il big match contro la Juventus. Ma i bianconeri di Maurizio Sarri, ancora incapaci di convincere sul piano del gioco, imbrigliano Conte con la loro manovra avvolgente (più di 20 i passaggi per liberare Gonzalo Higuain nell’azione dell’1-2). Il primo gol lo mette a segno Paulo Dybala, storico oggetto dei desideri dei nerazzurri, prontamente riacciuffato da un encomiabile Lautaro Martinez. Ma proprio questa sconfitta, decisamente più fragorosa rispetto a quella del Camp Nou, restituisce all’Inter nuova linfa per proseguire la cavalcata. Oltre a risultare indolore in termini di classifica.

COPERTA CORTA – I nerazzurri, però, lamentano alcuni scricchiolii: la difesa imbarca acqua (e balla pericolosamente nella vittoria esterna contro il Sassuolo), Sensi si fa male all’adduttore (ne avrà fino a Natale) e Diego Godin fatica ad assimilare i concetti tattici del nuovo allenatore. La rosa nerazzurra, dopo il brutto infortunio patito anche da Alexis Sanchez in Nazionale, si rivela già troppo corta. Ma il peggio, in termini di assenze, deve ancora venire e a Conte iniziano a fumare le orecchie.

FORMATO EUROPEO – La gara del riscatto, emotivo e tattico, arriva contro il Borussia Dortmund, tra le mura di San Siro: Lautaro Martinez e Antonio Candreva schiantano i ragazzi di Lucien Favre. Apoteosi europea per i nerazzurri, Conte riveste i panni del Messia e il cammino europeo riacquista credibilità. Sarà decisivo l’esito della sfida al Westfalen Stadion, ma nel frattempo l’Inter si è rimessa in carreggiata e guarda con fiducia alle prossime sfide. Parma, Brescia e Bologna: gare tutt’altro che scontate. Per l’Inter continua il momento claudicante col pareggio interno contro i ducali: Yann Karamoh e Dejan Kulusevski sconquassano un’Inter decisamente sorpresa. Passato e futuro (?) dell’Inter imperversano sulla trequarti costringendo Marcelo Brozovic a dare di matto. La trasferta di Dortmund scoperchierà definitivamente il vaso di Pandora.

RISCATTO – L’Inter predica calcio per i soliti quarantacinque minuti. Le reti di Lautaro Martinez e Matias Vecino sono griffate con pennelli pregiati, ma nella ripresa Achraf Hakimi ribalta l’Inter e manda Conte su tutte le furie. Il tecnico leccese manifesta pubblicamente il suo disaccordo con la situazione d’emergenza: la rosa dell’Inter è troppo corta per reggere l’urto della battaglia su tre fronti. Inizia un periodo delicato, forse il più complesso dell’era Conte. Attorno alla squadra, per la prima volta, aleggia sfiducia e una consapevolezza fallace di essere già andati oltre ogni possibilità. A spazzare via le briciole di malumore, ci pensa Barella, che trova il tempo di regalare un urlo liberatorio a tutto San Siro agli sgoccioli della sfida contro l’Hellas Verona. Questa Inter mostra grande cuore e tanto, ma davvero tanto, carattere.

VERTIGINI – La gara della svolta, psicologicamente parlando, va in scena nel cuore di Praga. L’Inter dà spettacolo con la coppia Lu-La: Lukaku e Lautaro Martinez registrano numeri da record mostrando muscoli e tecnica al mondo intero. La squadra si rimette in corsa per l’ultimo atto del girone di Champions League, ma servirà un’impresa. Nel frattempo, il passo falso interno della Juventus (contro il Sassuolo) regala nuovamente il primato. Un posizionamento inseguito con costanza, che neanche il pareggio contro la Roma riesce a macchiare. I bianconeri cadono rovinosamente all’Olimpico contro la Lazio (che si toglierà lo sfizio di surclassare Sarri per ben due volte in poco più di due settimane).

CORRERE AI RIPARI – L’Inter ha ritrovato se stessa, ma non gli uomini di cui necessiterebbe. Il belga e l’argentino trascinano i nerazzurri verso un dicembre infuocato, ma Conte continua a perdere i pezzi. Con l’infortunio di Barella, la squadra del presidente Steven Zhang mette già nel mirino la sessione di mercato invernale. C’è una rosa da rimpolpare e rinvigorire, ma prima testa agli obiettivi sul breve.

PROFONDO BLAUGRANA – I ragazzi di Conte arrivano alla sfida decisiva, per il prosieguo del cammino europeo, ridotti praticamente all’osso. Borja Valero è il nuovo faro del centrocampo di una squadra costretta a raschiare il barile, ma contro un Barcellona già qualificato (tutt’altro che privo di mordente) la rete di Lukaku non basta. Ansu Fati, bimbo prodigio di Ernesto Valverde, condanna l’Inter all’Inferno dell’Europa League. Ricominciano i processi: l’ex Manchester United continua a segnare ma manca l’appuntamento coi gol decisivi. Fiorentina, Barcellona e Roma fanno una prova ma l’Inter non ha intenzione di mollare sul più bello.

TWO IS BETTER THAN ONE – Il 2019 si chiude col primato in classifica a 42 punti, in coabitazione con la Juventus, e la miglior difesa (solo 14 reti subite). C’è una triste costante di lettura, i sedicesimi di Europa League, ma tutt’altra situazione ambientale rispetto ai primi mesi dell’anno solare. Il rientro in campo di Sensi, e quelli imminenti di Barella e Sanchez, lasciano ben sperare, ma la rosa necessita di alcuni tasselli per poter competere fino alla fine coi quotatissimi bianconeri. Lautaro e Lukaku sono il fiore splendente all’occhiello della giacca di Conte: 27 gol in coppia tra tutte le competizioni e giocate da stropicciarsi gli occhi. Il belga risolve la scomodissima trasferta di Brescia con una perla a giro di sinistro. Lautaro Martinez getta la maschera nei big match europei e non solo: il ‘Toro’ è stato appena sguinzagliato per le strade di Milano.

FUTURO – Al termine di un’annata così intensa, risulta quasi impossibile non voltarsi indietro. La sensazione è che sia stato un anno molto particolare della recente storia nerazzurra. Al di là delle molteplici considerazioni retoriche, parlano i fatti: l’Inter ha riacquistato credibilità agli occhi delle concorrenti, ma soprattutto agli occhi di se stessa. Vedere i calciatori abbracciare la causa con tale dedizione (c’è chi si allena anche a Natale, vedi video) genera entusiasmo ma soprattutto energia positiva. Tutte peculiarità che l’Inter faticava a rendere costanti in passato, bensì prede di un saliscendi emotivo continuo. Il nerazzurro è un colore di forte impatto sensazionale, difficile da domare e dominare. Si tratta di un progetto (neppure troppo nascosto), a lungo e a breve termine dei due ‘infiltrati’ Conte e Giuseppe Marotta, che stanno cercando disperatamente di prendere il biscione per la coda. È la nuova filosofia societaria di un’Inter che punta a mettere da parte la follia, per regalarsi un 2020 vincente e concreto. Anche se la vittoria, fortunatamente, dalle parti di Milano non è mai stata l’unica cosa che conta. E una società con determinati valori emotivi, testimoniati dagli oltre 60mila cuori che ogni domenica affollano gli spalti di San Siro, ha il dovere di conservare un pizzico d’imprevedibilità, che renda più saporito ogni suo traguardo sul rettangolo verde.

Vedi anche: Inter, il film del 2019 – Parte 2

Vedi anche: Inter, il film del 2019 – Parte 1

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