Inter-Fiorentina: sprazzi di Eriksen. Ha ancora senso criticarlo duramente?

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23 Luglio 2020, 09:29
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Sono passati sei mesi dall’arrivo di Christian Eriksen all’Inter e la situazione mediatica non sembra aver subito troppi scossoni. Ieri il danese si è reso protagonista di una buona prestazione, contro la Fiorentina, ma interessa a pochi. Tutti si aspettano tutto da lui per via del suo ‘valore assoluto’. In realtà, ci sono molte altre cose da considerare prima di azzardare una critica feroce su di lui

SPRAZZI – Se Christian Eriksen fosse il personaggio di un film, sarebbe uno di quegli aiutanti, silenziosi e mal celati, del protagonista. Uno di quegli elementi di cui spesso ci si chiede il significato e il senso durante lo svolgimento della trama. Eriksen ci sta mettendo lo zampino, fa cose che gli altri personaggi non vedono, a volte neppure immaginano. Ah! Le fa anche bene, tra l’altro. Il più delle volte le fa bene, diciamo. Ieri sera, al minuto 17, Eriksen ha servito un pallone sublime e immaginifico sulla traiettoria di elevazione di Romelu Lukaku. Il belga ha compiuto uno sforzo sovrumano per correggere la direzione della sfera, che sembrava davvero irraggiungibile. Eriksen l’aveva calciata di collo-interno, Lukaku ha allungato il collo ma le sue speranze si sono infrante sul palo. Sarebbe stato un gol magnifico, meritevole di colonna sonora in uno degli spot pubblicitari della Lega Serie A.

UNICO – La partita di Eriksen, ma di tutta l’Inter, potrebbe essere racchiusa negli istanti che passano dalla pennellata per Lukaku al rumore sordo del palo. La prestazione dell’ex Tottenham ha visto anche un buon 93% di accuratezza nei passaggi, dieci calci d’angolo battuti e tante giocate molto convincenti. Di fatto, però, l’Inter non ha raccolto nulla in più di uno scialbo pareggio a reti inviolate. Eriksen, non da oggi, ha messo in mostra qualità e spunti praticamente sconosciuti a gran parte della rosa dell’Inter, che non a caso cerca costantemente di mettergli a disposizione palloni puliti per giocare fronte porta.

ANALISI STORTA – Se sia legittimo o no criticare Eriksen per le sue lacune, o per il suo non adattamento, resta più che mai un interrogativo di attualità. Alcuni sostengono che ci sia proprio il mancato inserimento del danese tra le principali colpe di Antonio Conte. Altri, invece, puntano il mirino solo sul calciatore e sul suo scarso furore agonistico. Tuttavia, l’errore più comune, quando si valuta Eriksen ai raggi X, è quello di smaterializzarlo dal contesto, di prenderlo ‘per quello che ha fatto e per quello che ci aspettiamo che faccia‘. Proprio questa volontà di tirare fuori Eriksen dalle difficoltà, del collettivo in cui è inserito, e dalle peculiarità del movimento calcio (che, ricordiamolo, sta ancora attraversando una pandemia) rappresenta un pregiudizio ingiustificabile.

CRITICHE E ACCUSE – Il credito di Eriksen, davanti ai media, si è esaurito dopo neanche un mese. Dopo la sconfitta per 2-0 contro la Juventus, a marzo, il danese era già nella lista dei partenti. Poi c’è stato il lockdown e il lento ritorno in campo, con un calendario tritacarne, in cui praticamente mezza Italia attendeva Eriksen con l’acquolina in bocca, mentre l’altra metà aveva il fucile spianato. Qualche segnale c’è stato, ma la miccia via via si è consumata e siamo tornati al punto di partenza. Qualcuno credeva che Eriksen, isolato ad Appiano per qualche tempo, fosse uscito con i superpoteri dall’allenamento intensivo alla Pinetina, mentre agli altri era concesso al massimo il divano di casa in quel periodo. Qualcuno fatica ancora a comprendere che le circostanze possono avere un impatto visibile e, in alcuni casi, erosivo nei confronti del presunto “valore assoluto” di un calciatore. Quando questo particolare aspetto sarà compreso dai più, potremo sederci a tavolino e parlare liberamente di Christian Eriksen. Per chi vuole, e chi riesce a vederlo, lui sta già cercando di dipingere calcio.




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