Inter, dal Napoli al Pisa: sette mesi dopo, San Siro brilla di speranza

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19 Settembre 2020, 09:09
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Oggi l’Inter accoglierà circa mille tifosi, come da disposizioni governative, sugli spalti di San Siro per l’amichevole contro il Pisa. Il tifo nerazzurro riaccende la speranza per il futuro.

RICORDI – Li avevamo lasciati così: in un momento buio della stagione, forse il più nero in termini di gioco e di risultati, l’Inter stava cercando di stringersi al petto dei suoi tifosi. Quel nugolo pulsante di appassionati che, nell’andata della semifinale di Coppa Italia contro il Napoli, in un anonimo mercoledì di febbraio, aveva trovato la forza, come se non fosse ormai stagionata in passione, per affollare nuovamente gli spalti di San Siro. Quasi sessantamila cuori nerazzurri non riuscirono ad evitare la sconfitta nell’andata della semifinale. La decise Fabian Ruiz con un gran gol. L’Inter giocò per un altro mese prima di arrivare al lockdown totale. In mezzo, la doppia sfida al Ludogorets, in Europa League, e una trasferta a Roma con la Lazio da cui uscire malconci.

AVVISAGLIE – Ma ai tempi del ritorno contro i bulgari la situazione era già compromessa. Quello che accadde prima di Juventus-Inter, del nove marzo scorso, è forse una delle pagine peggiori della storia istituzionale del calcio italiano. Alla fine quella partita fu disputata davvero, in un clima surreale, e con Daniele Rugani positivo al coronavirus giusto qualche giorno dopo. Il calcio italiano sembrava davvero spaurito. Qualche voce solitaria aveva provato a sottolineare la follia del mantra “The show must go on” in quelle condizioni. L’aveva fatto il Pescara, in Serie B, scendendo in campo il giorno prima di Juventus-Inter, a Benevento, con le mascherine tenute al volto fino a pochi istanti prima del fischio d’inizio.

PASSIONE CERCASI – Dopo Juventus-Inter è cominciato un incubo. La conclusione delle ostilità, ad estate inoltrata, ha registrato un periodo di secca per i rivoli di passione che di solito innervano le pieghe di questo sport. Sono calati gli ascolti per i grandi broadcaster televisivi e sembrava quasi un paradosso, in tempi di bulimia calcistica post-lockdown.

SPERANZA – Sembrava un paradosso, ma non lo era ad uno sguardo più attento. Il calcio non è ancora riuscito a riaccendere la lampadina più importante: quella della passione, incarnata nei volti e nelle pieghe espressive di chi popola gli stadi come cattedrali di emozioni sfrenate. L’Inter, oggi, in una pallida amichevole estiva accoglierà circa mille tifosi sugli spalti di San Siro. Saranno divisi da chilometri quadrati di cemento, e da un solco tracciato dall’ideologia del distanziamento sociale, scavato in questi mesi, che impedisce alle emozioni condivise di tornare al loro stato primordiale. San Siro tornerà ad accogliere parte dei suoi figli adottivi, in contemporanea con altri stadi di Serie A. La cattedrale del popolo nerazzurro, prima per distacco per quanto riguarda le partecipazioni agli eventi, riaccenderà un piccolo lumino. Lo farà in silenzio, aspettando che il calore di una debole fiammella irradi l’intera platea.



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