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Inter e l’abbattimento del monte ingaggi: operazione possibile in tre fasi

Inter scudettata, Inter rivoluzionata? Lo scenario è possibile. Anzi, probabile. Praticamente necessario. Partendo dall’abbattimento del monte ingaggi, bisogna considerare almeno tre fasi per far quadrare tutti i conti. Addii che coincidono con il ritorno dei giovani, a ingaggio contenuto. Plusvalenze per auto-finanziare il mercato in entrata, evitando altre uscite a costo zero. E ovviamente i rinnovi, per blindare i titolari, ammortizzare e spalmare alcune spese

PRIMA FASE – Il messaggio che sta passando in questi giorni è che l’Inter debba ridimensionare il proprio progetto tecnico in virtù del necessario abbattimento dei costi. In particolare alla voce monte ingaggi. Si parla di obiettivo riduzione pari almeno al 15-20% rispetto agli attuali ingaggi. A cui aggiungere un equilibrio delle spese tra acquisti e cessioni, attraverso la registrazione di qualche plusvalenza. Ipotizziamo per eccesso, quindi, un taglio del 20% sugli ingaggi netti per capire in che modo verrebbe stravolta la rosa dell’Inter campione d’Italia nella peggiore delle ipotesi ventilate. Si parte da una base di circa 80 milioni di euro netti per 25 giocatori. L’obiettivo è tagliare 15-16 milioni? Lasciando partire i cinque giocatori in scadenza di contratto, la situazione verrebbe risolta parzialmente. Senza Daniele Padelli (rimpiazzato in rosa da Filip Stankovic, già dentro il conteggio), Andrea Ranocchia, Danilo D’Ambrosio, Aleksandar Kolarov e Ashley Young, a bilancio ci sarebbero circa 10.3 milioni in meno. Ma il ridimensionamento avrebbe senso solo prendendo, al loro posto, quattro giovani con un ingaggio complessivamente dimezzato. Ad esempio, gli ex Primavera Zinho Vanheusden, Lorenzo Pirola e Federico Dimarco, più il rientrante Valentino Lazaro, rientrano in un budget da circa 5 milioni. E fin qui è facile.

SECONDA FASE – Salutando i parametri zero e riaccogliendo gli Under-25 al momento in giro per l’Europa, il monte ingaggio sarebbe più leggero di appena 5 milioni, circa. Ne servono altri 10-11. Entra così in gioco la coppia cilena: Arturo Vidal e Alexis Sanchez “generano” 14.5 milioni. Al loro posto altri due giovani di rientro dal prestito in Serie A, ovvero Lucien Agoumé ed Eddie Salcedo. In questo modo l’obiettivo dell’abbattimento del monte ingaggi verrebbe soddisfatto in maniera completa ma con un asterisco: e i rinnovi? Ecco perché servirebbe un ulteriore sforzo, passando dai cileni ai croati, entrambi in scadenza al 30 giugno 2022: Marcelo Brozovic e Ivan Perisic garantiscono 8.5 milioni di risparmio (quelli necessari per adeguare i contratti di Alessandro Bastoni, Nicolò Barella e Lautaro Martinez) e una plusvalenza complessiva piuttosto soddisfacente. Ma con quei soldi bisogna trovare due titolari in sostituzione, quindi nuovi ingaggi che farebbero tornare il bilancio in sofferenza. Ecco perché la posizione di Christian Eriksen (7.5 milioni netti annui) va contestualizzata: o viene sacrificato sul mercato oppure il progetto tecnico dovrà ripartire da lui, più altri dieci calciatori. Difficile piazzare il centrocampista danese sul mercato, quindi la risposta è semplice. Già è difficile sistemare gli esuberi fuori rosa (vedi articolo), figuriamoci quelli che in rosa stanno bene per motivi sia economici sia tecnici.

TERZA FASE – Sistemato il bilancio in questo modo, e senza aver citato due-tre acquisti necessari per completare la rosa dei 25, i margini per rientrare ulteriormente nel limite richiesto dal Presidente Steven Zhang ci sono. Ad esempio, si può provare a “spalmare” l’ingaggio del capitano Samir Handanovic per prolungare di una stagione la scadenza del contratto e avere in casa un dodicesimo esperto, qualora si decida di sacrificare anche Andrei Radu tra i portieri. A centrocampo i costi di Matias Vecino e Stefano Sensi, considerando la loro continuità di prestazioni, presuppongono almeno un addio (in prestito?) se non due. Ma per prendere chi? E se rimanesse Antonio Conte, uno come Ranocchia rimarrebbe a fare numero e spogliatoio anche a cifre irrisorie rispetto a oggi. E quindi sì, tagliare il monte ingaggi di 20% sarebbe un dramma per la rosa dell’Inter, soprattutto perché c’è da convincere alcuni titolari a restare e altri a rinnovare a cifre contenute, ma fino a un certo punto. Più che altro, non c’è in ballo solo il monte ingaggi. Occhio ai cartellini che potranno generare una plusvalenza piena, a patto di non distruggere il resto della rosa, che adesso va rinforzata numericamente con giovani ed eventuali colpi low cost e low profile. Chi accetterà questa situazione, considerata prioritaria dalla proprietà Suning, con l’obiettivo di piazzarsi in Champions League senza dover per forza rivincere lo scudetto? Ammesso abbia ancora carta bianca Beppe Marotta, la scelta dell’allenatore non può essere più ambiziosa dell’eventuale conferma di Conte e scegliere un “parafulmine” in panchina ha i suoi pro ma anche contro. Ma i sacrifici oggi non possono essere solo nel gruppo-squadra…

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