Inter, a Conte serve davvero Emerson Palmieri? Facciamo chiarezza

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5 Agosto 2020, 08:52
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Emerson Palmieri è dato vicinissimo all’Inter da sei mesi. La trattativa stenta a decollare e non sappiamo se l’ex Roma arriverà davvero a Milano in questa sessione di mercato. Qualora dovesse vestirsi di nerazzurro, come andrebbe ad incastrarsi nello scacchiere di Antonio Conte? Quali sono le sue caratteristiche peculiari? 

RUMORS – Si parla molto dell’interesse dei nerazzurri per Emerson Palmieri, esterno mancino classe ’94, di origini brasiliane ma naturalizzato italiano. L’ex Roma ha un contratto fino al 2022 con il Chelsea e anche se nell’ultimo periodo ha giocato pochino serviranno almeno venti milioni per strapparlo ai Blues. Antonio Conte, si dice, l’avrebbe messo in cima alla propria lista di preferenze per la corsia mancina. Il corteggiamento dell’Inter va avanti da diverse stagioni per l’ex pupillo di Luciano Spalletti alla Roma. Al tempo stesso, fa molto riflettere il fatto che il primo colpo nerazzurro sia stato Achraf Hakimi, esterno destro di qualità mondiale che nessun esperto di mercato ha potuto anticipare. Probabilmente Giuseppe Marotta ha in testa una strategia e un profilo da gestire allo stesso modo. Ecco perché è meglio andarci cauti sulle previsioni. Ci limiteremo a cercare di capire se Emerson Palmieri è davvero l’esterno giusto per questa Inter.

IDENTIKIT – Emerson Palmieri è un giocatore con diverse peculiarità. Abile tecnicamente e nella corsa, conserva una straordinaria abilità nella conduzione del pallone, oltre ad un fiuto apprezzabile per l’ultimo passaggio, sia esso un cross piuttosto che un’imbucata vincente. Luciano Spalletti, una volt,a ha paragonato le potenzialità di Emerson a quelle di Dalbert, appena arrivato dal Nizza. Ed effettivamente, andando a riguardare le prestazioni del periodo francese dell’attuale esterno della Fiorentina, saltano all’occhio delle affinità, in termini di conduzione furiosa del pallone fino a fondo campo.

SFRONTATO – Ma Emerson Palmieri è un calciatore molto più strutturato, anche fisicamente, rispetto a Dalbert. In fase difensiva è molto ostico da superare, poiché si fida molto delle sue capacità di recupero. Spesso affronta i duelli in maniera istintiva, il che gli consente di metterci una pezza anche con interventi all’apparenza rischiosi. Rispetto ad Hakimi, è un calciatore leggermente più creativo con la palla al piede, che non ha bisogno di associarsi con i compagni per creare occasioni. Si fida molto della sua falcata e nel corso degli anni ha imparato a tenere alta la soglia della concentrazione durante i novanta minuti. È diventato il terzino titolare della Nazionale italiana proprio perché Roberto Mancini ama i calciatori che non hanno paura di correre rischi.

DALLA POLVERE – Luciano Spalletti, una volta, disse che Emerson Palmieri “si è creato la sua storia da solo“. Dopo le prime apparizioni con la Roma, infatti, in pochi avevano creduto nel suo talento. Arrivava dal Palermo e fu proprio il tecnico di Certaldo a garantirgli fiducia nel corso del suo secondo mandato nella Capitale. Emerson l’ha ripagato con una stagione 2016/17 davvero da brividi, in cui ha messo insieme 34 presenze e 1 solo gol tra tutte le competizioni.

POCHI GOL – Il passaggio al Chelsea avrebbe dovuto coronare la sua carriera issandolo sull’Olimpo dei migliori in quel ruolo. Ciò è accaduto soltanto in parte, poiché la concorrenza con Marcos Alonso gli ha praticamente dimezzato le presenze negli ultimi due anni. Emerson Palmieri ha avuto anche diversi problemi fisici che non gli hanno mai consentito di sfondare il muro delle 15 presenze in Premier League. Si tratta inoltre di un calciatore estremamente utile in fase di transizione e di gestione della manovra offensiva; ma non di un finalizzatore. In carriera ha segnato 4 gol totali. Col Chelsea soltanto 1 in Carabao Cup, nel settembre del 2018 contro il Liverpool.

CONCORRENZA – Proprio per questi motivi, non aspettiamoci un assaltatore alla Theo Hernandez, per intenderci. Emerson Palmieri è un calciatore diverso, che ben si sposerebbe con la verticalità di Hakimi. Attenzione, però, a sottovalutare Ashley Young, che Conte sta apprezzando moltissimo e che in termini di incisività è davvero notevole. Chissà che alla fine non diventi l’inglese il titolare della fascia sinistra, durante la prossima stagione. Di certo, un altro esterno mancino l’Inter dovrà comprarlo, anche per variare le soluzioni a disposizione del tecnico. Creare competizione, poi, è il modo migliore per elevare l’asticella delle ambizioni.


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