In Brasile torna la Gabigol mania. Inter, non valutarlo come Coutinho!

Articolo di
12 settembre 2018, 09:18
Gabigol Coutinho

Gabriel Barbosa Gabigol e Philippe Coutinho. Due brasiliani, la stessa destinazione italiana: l’Inter. Per loro, la società avrà anche lo stesso metro di giudizio? Inter, senti il ruggito di Gabigol. I giovani talenti vanno coltivati!

GABIGOL FENOMENO IN PATRIA – Fenomeno in patria, Gabigol arrivò a Milano trascinandosi dietro un’ondata di entusiasmo. Certo, come altro si poteva accogliere un ventenne che aveva già vinto un’Olimpiade da protagonista con il Brasile e che ha fatto la storia del Santos? La leggenda narra che il giovane Gabriel segnò un numero che varia dalle 400 alle 600 reti nelle giovanili del Santos negli anni che precedettero il suo esordio in prima squadra. Nella Serie A Brasiliana Gabigol dimostrò di saperci fare, mettendo insieme 83 presenze dal 2013 al 2016. I gol? Solo 24. Ma le ottime prestazioni a livello di team gli valsero la chiamata Verdeoro alle Olimpiadi che si disputarono proprio in Brasile. Un Gabriel diciannovenne che giocò 6 partite, mettendo a segno “solo” 2 reti. Fu tra i protagonisti della competizione e nomi di grandi club si associarono a lui.

MR NESSUNO IN EUROPA? – Tra le varie contendenti italiane, tra cui la Juventus, Gabigol scelse l’Inter. Con i nerazzurri solo 9 presenze in Serie A. Poco, troppo poco per lasciare ambientare il ragazzo e per dimostrare che l’investimento di 29.5 milioni di euro non era la classica “bolla” di mercato. Poi, Gabigol si perse nell’opaco prestito di Lisbona, dove, con la maglia del Benfica, giocò solo 5 match tra le varie competizioni – tra cui la Champions League – mettendo a segno 2 gol. Anche qui Gabigol deluse, fu aspramente criticato da tutti, tanto che rinunciò alla possibilità di giocare in prestito in un altro club di Serie A, preferendo il calore di casa (QUI le parole del giocatore). Con il Santos riecco che Gabriel si rimette il manto del gol: 12 reti, è lui l’attuale capocannoniere. Che l’Inter lo abbia giudicato troppo alla svelta?

COUTINHO NELLA GRANDE INTER – La storia di Philippe Coutinho è un po’ diversa da quella del 10 del Santos. Cou in patria non è considerato un fenomeno, ma un giocatore dalle rosee prospettive. I nerazzurri lo avevano blindato quando Philippe aveva solo 16 anni ed era la coccolata stellina del Vasco da Gama. Due anni dopo si presenta a Milano, nella grande città della Grande Inter, quella del post Triplete. Alla testa della squadra non più il maestro di calcio qual è José Mourinho, ma il taciturno Rafa Benitez. Benitez intravede della luce in Coutinho e lo fa giocare in 13 partite di Serie A. Coutinho all’Inter deve accontentarsi del ruolo di “tappa buchi”, quando non c’è Wesley Sneijder o alternato a Jonathan Biabiany sugli esterni.

LA DURA LEGGE DELLA SERIE A – Ma l’impatto con la Serie A è duro, forse troppo per il gracile ragazzo di Rio de Janeiro. Arrivare in una squadra di fenomeni che avevano già vinto tutto non dev’essere una passeggiata. Poi un rapido susseguirsi di eventi: la partenza di Benitez, l’arrivo di Leonardo e l’infortunio che lo tiene out per due mesi. Coutinho aveva bisogno di tempo e di fiducia, invece Leonardo gli fa vedere il campo solo 5 volte.

10 MILIONI, L’AFFARE DEI REDS – Arriva il prestito che lo porta in Spagna a vestire i colori dell’Espanyol. È la stagione del riscatto: 16 partite e ben 5 gol. Quando torna all’Inter, Andrea Stramaccioni lo rilega, inspiegabilmente, a fare la riserva di Antonio Cassano. Poi si infortuna e si sposa, quando di anni ne ha solo venti. L’Inter non è convinta da Cou, ma si fa convincere dai 10 milioni (più 3 di bonus legati alle prestazioni) del Liverpool. Pensando di aver fatto un affare a liberarsi del trequartista brasiliano. Ma si sa, la fretta non paga quasi mai. Il resto della storia la conoscete: il Barcellona ha investito potenzialmente 160 milioni per Coutinho, prossimo avversario dell’Inter in Champions. Quale futuro attende Gabigol?







ALTRE NOTIZIE