Gasperini, l’Inter e i rimpianti: quei tre mesi del 2011 visti in un altro modo

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1 Agosto 2020, 10:20
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Gian Piero Gasperini, forse per la prima volta, non ha rivangato il proprio passato all’Inter in conferenza stampa. È giunto il momento di considerare quei drammatici mesi del 2011 (giugno-settembre) da un altro punto di vista

FALLIMENTO – Sembrerà strano, ma nella conferenza stampa prima di Atalanta-Inter Gian Piero Gasperini non ha rivangato il proprio passato nerazzurro. Avevamo imparato a conoscere i suoi rimorsi, ma l’exploit della sua Dea ha forse sepolto definitivamente quei mesi di livore. Gasperini, potremmo dire, ha altro a cui pensare. Ma il tifoso nerazzurro che ricordi conserva di quel periodo drammatico? Cinque partite senza vittoria, che in un modo o nell’altro hanno cambiato la carriera del tecnico. Senza quel fallimento, di certo Gasperini non sarebbe diventato quello che è oggi. Forse è anche questo il punto: i continui rimandi alla sua esperienza nerazzurra andavano interpretati come una forma inconsueta di gratitudine.

STORIA SBAGLIATA – Proviamo a riavvolgere il nastro: Gasperini diventa ufficialmente allenatore dell’Inter il 24 giugno 2011. I nerazzurri arrivano da un’annata logorante, a livello psicologico e fisico, divisa tra le isterie di Rafa Benitez e l’euforia di Leonardo. L’ex allenatore del Milan ha poi abbandonato la nave alla fine del campionato 2010/2011, dopo una cavalcata chiusa malamente (sia in Champions che in campionato) ma capace di risollevare il morale dei calciatori. Gasperini aveva chiuso in malo modo l’anno solare 2010 a Genova, con due sconfitte consecutive (con Palermo e Inter) tra ottobre e novembre. Esonero inevitabile, nonostante fosse finito al nono posto l’anno precedente.

LEGGE DI MURPHY – In sintesi, Gasperini arriva all’Inter in un momento di downgrade professionale. Al Genoa aveva dato tutto e il suo ciclo sembrava finito. Vi ritornerà dopo le sfortunate parentesi con i nerazzurri e col Palermo, curiosamente le due squadre che gli erano costate l’esonero. Il problema è che l’Inter post-Triplete è una specie di utilitaria da rottamare. Gasperini incassa l’addio di Samuel Et0’o (all’Anzhi), che con Leonardo e Benitez aveva tenuto la barca a galla a suon di gol. L’esperienza del ‘Gasp’ sulla panchina nerazzurra è una specie di countdown: nessuno lo vede di buon occhio, ma dal principio. Il tecnico cerca di mettere in piedi una mini-rivoluzione nelle idee, come suo solito, ma non c’è tempo, non c’è squadra, né progetto. Durante i tre mesi di Gasperini all’Inter poco altro sarebbe potuto andare peggio.

PUNTI DI VISTA – Non vogliamo entrare nei meandri di quel dramma, bensì nelle sue implicazioni successive. Le scorie di quel duplice fallimento saltano fuori di tanto in tanto come lapilli impazziti. Gasperini non perde occasione per rivangare quella mancata occasione. Ma avendo sprecato la prima opportunità della carriera di allenare una grande, il ‘Gasp’ si è costruito la ‘sua‘ personale grande squadra. Perché è inevitabilmente così che bisogna considerare questa Atalanta in questo momento storico. Cosa ne sarebbe della sorprendente Dea se Gasperini avesse aperto un ciclo in nerazzurro? Probabilmente nulla, ed ecco perché quel fallimento è servito ad entrambe le parti. L’Inter ha impiegato quasi un decennio per liberarsi dalle scorie del 2010. Gasperini si è risollevato da quel momento di downgrade professionale. Difficile e semplicistico osservare un momento triste come quel 2011 (caratterizzato anche dallo sciopero dei calciatori nelle prime due giornate) sotto questa lente. Ma forse, in tal modo, riusciremmo a tagliare le gambe a quel logorante eterno ritorno. Gasperini, così, dimostrerebbe di aver davvero rimosso quell’esperienza drammatica in nerazzurro. L’Inter, dal canto suo, l’ha già dimenticato.




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