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Ex di Udinese-Inter: Handanovic glaciale, Sanchez al riscatto. E altri 3

Udinese-Inter, in programma stasera alle 20.45 alla Dacia Arena, è un match fondamentale per entrambe le squadre. I nerazzurri di Conte vogliono dare un calcio alla ‘pareggite’ tornando a correre. I friulani di Gotti per continuare a navigare in acque tranquille. Sarà la partita del cuore per tanti ex bianconeri: Handanovic, Sanchez e Asamoah su tutti. Ma non solo. 

UDINESE-INTER A MAGLIE INVERTITE

FLASHBACK – I ricordi più vividi, connessi all’Udinese, parlano di una squadra magica, capace letteralmente di prendere il volo su quel rettangolo verde. Alexis Sanchez, Samir Handanovic e Kwadwo Asamoah erano pilastri del periodo d’oro friulano agli ordini di Francesco Guidolin. La massima espressione di quella squadra è connessa a ricordi ancor più dolci, legati al nerazzurro. Chi avrebbe mai detto che dieci anni dopo il triplete, la spina dorsale di quella magica Udinese si sarebbe trapiantata a Milano? Questa sera, alla Dacia Arena, andrà in scena un quasi testa coda, ma il richiamo della memoria (in gran parte fuorviante) spesso riesce ad addolcire il presente. L’Inter di oggi e l’Udinese di allora, che sfiorò più e più volte l’ingresso trionfale in Champions League, hanno gli stessi volti, seppur levigati dallo scorrere inesorabile delle stagioni. Per Udinese-Inter gli ex sono tutti da una parte.

EX UDINESE NELL’INTER (5)

HANDANOVIC – C’è stato un tempo in cui il gigante dagli occhi di ghiaccio doveva essere meno glaciale. Il passaggio da Treviso a Udine, poi un breve periodo di formazione con Lazio e Rimini, prima di consacrarsi definitivamente in maglia bianconera. Cinque stagioni vissute col cuore in gola, senza mai battere ciglio. Quando ogni pallone, anche il più pesante, quello che arriva a pochi minuti da un traguardo europeo ogni anno più inaspettato, si faceva leggero. Difficile veder trasparire emozioni liquide da un colosso sloveno di quasi due metri, ma non dev’essere stato facile raccogliere l’eredità di un fenomeno brasiliano (come Julio Cesar) che il sangue caldo ce l’aveva eccome. Ha vissuto gli anni peggiori di un’Inter che peggio non si poteva. Qualche punta di speranza, con Roberto Mancini in panchina, prima del saliscendi di emozioni dell’era ‘spallettiana’. La normalizzazione dell’Inter, sotto il generale Antonio Conte, è partita proprio da una rivalutazione di Handanovic. Troppo spesso sottovalutato, troppo poco valorizzato e celebrato anche nelle ineccepibili qualità umane. Ha avuto la leggerezza di raccogliere una fascia di capitano sporcata di fango e sangue, col consueto sguardo glaciale. Potremmo accorgerci di doverlo rimpiangere, quando ormai sarà già troppo tardi. Purtroppo le notizie della mattina fanno intendere che Handanovic salterà il ritorno da ex per Udinese-Inter (vedi articolo).

Presenze con l’Udinese: 212; Gol subiti: 260

ASAMOAH – Prelevato con astuzia e lungimiranza dal Bellinzona, in un periodo in cui l’Udinese era una macchina da plusvalenze. In un sistema come quello, orchestrato alla grande da Guidolin, ‘Asa’ è diventato calciatore completo. Duttile, forte nella corsa e abile nella gestione del pallone. Non soltanto come quinto di centrocampo, ruolo in cui poi è tornato a rintanarsi, ma soprattutto come mezzala. All’interno di un pacchetto di mediana che faceva del ritmo e della verticalità due chiavi di lettura continue della partita. Anche la Juventus si accorse delle sue qualità, scegliendo di portarlo a Torino per completare la macchina da guerra di Conte. Qualche anno dopo, le strade del tecnico salentino e del ghanese sono tornate a coincidere. Nel mezzo, due anni di apprendistato nerazzurro con Luciano Spalletti in panchina, in un periodo in cui il curriculum bianconero faceva ancora dubitare di sé. I guai fisici lo stanno tenendo fuorigioco da un pezzo e Asamoah non ha ancora trovato il modo di buttarla dentro, in maglia Inter. Il ricordo più felice lo conserva negli attimi precedenti all’annullamento del gol contro la Sampdoria. Una sintesi della sua esperienza a Milano? Si spera di no e che si riprenda al più presto. L’Inter nel frattempo si è cautelata per bene sulle corsie laterali. Ma sarebbe davvero triste vederlo andar via con l’errore contro il PSV Eindhoven come sola immagine di copertina. Per Udinese-Inter torna a disposizione dopo un lungo infortunio: difficile però vederlo titolare da ex.

Presenze con l’Udinese: 134; Gol: 8

CANDREVA – Un anno fa, di questi tempi, aveva il morale sotto i tacchi. La tifoseria non ne poteva più dei suoi cross sballati o carambolati e del giocatore fumoso in cui si era trasformato. Dodici mesi dopo, fischi e sbuffi si sono trasformati in applausi. Antonio Candreva è un punto fermo dello scacchiere di Conte. L’impressione è che continuerà ad esserlo anche dopo l’arrivo di Victor Moses, complice la salute fisica cagionevole del nigeriano. Le caratteristiche tecniche sono rimaste le stesse: è cambiata la sua convinzione nel fare le cose e la grande fiducia che ripone ciecamente in sé stesso. All’Udinese è legata gran parte della sua carriera, ma prevalentemente da un punto di vista burocratico. I friulani, infatti, hanno continuato a gestirne il cartellino fino al riscatto definitivo da parte della Lazio. Da lì in poi, l’esplosione definitiva. Con Stefano Pioli in panchina galoppò fino ai preliminari di Champions, persi in malo modo in casa del Bayer Leverkusen di Hakan Calhanoglu. Poi l’arrivo in nerazzurro condito da alti e bassi. Vederlo normalizzato, e normalizzante, è il sollievo più grande, assieme al cambio netto di piglio emotivo.

Presenze con l’Udinese: 8; Gol: 0

SANCHEZ – Il ritorno più romantico, di quelli che fanno stringere il cuore. L’Udinese lo pesca dai meandri del Sud America nel lontano 2007. Lui ripagherà con gli interessi mettendo a soqquadro le difese di tutta la Serie A. Antonio Di Natale, con cui faceva coppia d’oro ai tempi di quell’Udinese, lo descrisse come il più grande talento con cui avesse mai avuto a che fare. Le ventuno reti, in centododici presenze, non rendono giustizia al giocatore che era. Memorabile il rotondo 0-7 con cui i bianconeri accartocciarono il Palermo di Salvatore Sirigu, Matteo Darmian, Javier Pastore e Josip Ilicic. In quella partita, Sanchez ne segnò addirittura quattro. Di cui uno condito da un doppio passo splendido, di brasiliana memoria. Poi il passaggio al Barcellona, condensato in un pallonetto dolcissimo valso la vittoria in un Clasico ormai roba per collezionisti. L’esperienza in Premier League, con Arsenal prima e Manchester United poi, e una parabola tristemente in picchiata negli ultimi anni. I pochi mesi in nerazzurro sono un po’ la sintesi del Sanchez che ‘sarebbe potuto‘, ma che probabilmente non sarà mai. Il gol alla Sampdoria per illuderci tutti, il lungo infortunio alla caviglia per farsi da parte con tremenda lentezza. Sanchez tornerà da protagonista per Udinese-Inter? Una chance ghiottissima da ex con Lautaro Martinez squalificato. Il cerchio ha tutto per chiudersi nella maniera più romantica, tra le braccia di quella gente che lo ha amato per davvero.

Presenze con l’Udinese: 112; Gol: 21

PADELLI – Una manciata di presenze anche per il secondo portiere dell’Inter, con la maglia dell’Udinese. Ha difeso i pali dei friulani nella stagione 2012/13, con un paio di partite anche in Europa League (contro Anzhi e Liverpool), prima di legarsi al Torino affermandosi come uno dei portieri più affidabili del nostro campionato. Complice l’infortunio di Handanovic in Udinese-Inter “rischia” il suo debutto in Serie A coi nerazzurri proprio da ex.

Presenze con l’Udinese: 12; Gol subiti: 16

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