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Ex di Inter-Milan, Ibrahimovic contro il suo passato. Pioli medita vendetta

Inter-Milan arriva in un momento particolare della stagione. I nerazzurri di Conte saranno in un tunnel di fuoco da qui a fine marzo: l’impegno su tre competizioni fornirà segnali importanti sulle reali ambizioni di Lukaku e soci. Dall’altra parte, c’è un Milan assetato di vendetta, con un paio di ex dal pugnale intriso di veleno. Per Ibrahimovic e Pioli sarà un derby tutto da vivere. 

INTER-MILAN A MAGLIE INVERTITE

GUERRA CIVILE – Parlare di Inter-Milan senza scadere nella retorica delle emozioni risulta davvero difficile. Chiunque ami il calcio trova semplicissimo abbandonarsi al fascino implicito di queste partite. Se non fosse che, sulla carta, valgono solamente tre punti. Esattamente come tutte le altre. Al tempo stesso, tuttavia, la retorica dell’anti-emozione potrebbe rivelarsi ancor più pericolosa, nel tracciare le sfumature di un derby che può essere tutto, e può essere niente. C’è Antonio Conte che sfida Stefano Pioli, due tecnici opposti per natura e gestione dei momenti emotivi. C’è Romelu Lukaku che sfida l’ex compagno Zlatan Ibrahimovic, che a sua volta sfida la squadra con cui ha vinto praticamente ogni cosa. Tranne quello che più avrebbe desiderato: la Champions League. Seguendo la catena di emozioni, diventa impossibile tenersi fuori dal pozzo di una retorica apparentemente stucchevole. Inter e Milan, schierate sul prato di San Siro, l’una di fronte all’altro, e tutto il mondo fuori. Tranne i ricordi, però. Quelli è bene custodirli vicino al petto, con la giusta dose di gelosia.

EX INTER NEL MILAN (3)

IBRAHIMOVIC – Probabilmente la miglior versione dell’Ibrahimovic “italiano”. Quello che passa dalla Juventus all’Inter è un calciatore ambizioso, sfrontato, che ha una voglia matta di imporsi nel panorama calcistico europeo. In nerazzurro dipinge e domina, con una squadra fisicamente impareggiabile a coprirgli le spalle. Roberto Mancini si fida ciecamente di lui e lo svedese ripaga con gli interessi il 18 maggio del 2008: doppietta al Parma e scudetto in cassaforte sotto l’acquazzone del Tardini. Con l’Inter metterà a segno sessantasei gol, gonfiando la rete nei modi più imponderabili. Quella squadra era una macchina da combattimento, alla quale tuttavia mancava consapevolezza dei propri mezzi oltre i confini naturali delle Alpi. L’insofferenza europea di Ibrahimovic diventa criptonite per un’Inter dominante solo in patria. Il rapporto con la piazza, finisce per logorarsi irrimediabilmente il 2 maggio 2009, nella sfida interna contro la Lazio. Ibrahimovic segna un gran gol e mette in piedi un’esultanza polemica contro la curva interista, rea di averlo criticato in precedenza. Da lì in poi, mal di pancia, indiscrezioni e un rapporto ormai sfilacciato anche con José Mourinho in panchina. Lo svedese lascia l’Inter l’estate successiva per accasarsi al Barcellona, finanziando la campagna acquisti magistrale del club nerazzurro. L’addio di Zlatan porta in dote Samuel Eto’o, più un cospicuo conguaglio. Mourinho promette a Ibra di portarsi a casa la Champions senza di lui: detto, fatto. L’Inter fa fuori i blaugrana e comincia la sua epopea. Zlatan inizia a girovagare per l’Europa, tornando in Italia da avversario e accatastando trofei. L’Inter nel frattempo ha già conosciuto il proprio declino post Triplete, ma la figura dello svedese avrà sempre un cuore di ricordo dolciastro sotto la scorza impenetrabile da avversario strafottente. Ora tornerà a giocare un derby Inter-Milan a sette anni e nove mesi dall’ultima volta.

Presenze con l’Inter: 117; Gol: 66

PIOLI – Arrivò all’Inter per “normalizzare” una squadra uscita malconcia dal doppio gancio di Roberto Mancini e Frank de Boer. Il tecnico di Jesi aveva abbandonato la nave dopo una rovinosa sconfitta in amichevole contro il Tottenham. L’olandese aveva provato a rimettere insieme i pezzi, costruendo una squadra eccessivamente schizofrenica. L’arrivo di Pioli (che debutta in un derby pareggiato nel recupero) concede un briciolo di serenità a un ambiente sotto shock. Segue la striscia di nove vittorie consecutive, tra Serie A ed Europa League, prima di eclissarsi nuovamente nel buio di un’impotenza ciclica. L’Inter di Pioli si arena come tutte le altre prima di lei. Oltre alla parabola negativa, la beffa dell’esonero prematuro, arrivato dopo la sconfitta contro il Genoa del 7 maggio 2017. I nerazzurri chiudono la stagione a testa bassa, con Stefano Vecchi alla guida. Di Pioli resterà soltanto l’ombra di una potenziale rinascita, stroncata (come spesso accaduto) dalla sconfitta in un match interno contro la Lazio. Stasera tornerà ad affrontare l’Inter da avversario, covando probabilmente un principio di rivalsa. Ma da buon normalizzatore e uomo tutto d’un pezzo, di certo non lo darà a vedere. La sfida al “passionale” Conte è ufficialmente lanciata. Uno scontro tra opposti, come le due anime antitetiche della città di Milano.

Panchine con l’Inter: 27; Vittorie: 14; Sconfitte: 10; Pareggi: 3

LAXALT – Con l’Inter non ha mai debuttato, ma sono stati i nerazzurri a portarlo in Italia dall’Uruguay. In Italia ha costruito le fondamenta della sua carriera tra Bologna, Empoli e Genoa. Laxalt ha fatto le fortune dei liguri da esterno “gasperiniano” del 3-5-2. Prima di passare al Milan, mostrando tutti i suoi limiti tattici al cospetto di un grande palcoscenico. Dopo metà stagione al Torino è tornato in rossonero, ma soltanto come sparring partner di Theo Hernandez. La cessione di Ricardo Rodriguez aveva aperto una falla a sinistra, dietro i muscoli ben saldi dell’ex Real Madrid. Per Laxalt in Inter-Milan l’opportunità di incrociare nuovamente il nerazzurro, stavolta come illustre avversario.

Presenze con l’Inter: 0

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