Ex di Fiorentina-Inter: Vecino uomo delle coincidenze, Dalbert avvelenato

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14 Dicembre 2019, 20:08
Matias Vecino e Dalbert
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Flashback da Fiorentina-Inter, da Vecino a Dalbert. Posticipo di lusso, domenica sera, allo stadio Artemio Franchi. I viola di Montella devono arginare un’emorragia che dura dal 30 ottobre. È quella la data dell’ultima vittoria della truppa di Commisso. Di fronte, ci sarà un’Inter vogliosa di riscatto dopo la beffa europea. Conte vuole dimostrare che il Barcellona rappresenta solo una brutta parentesi da chiudere al più presto. Noi ci prepariamo alla grande sfida Fiorentina-Inter riavvolgendo il nastro delle sue storie impolverate.

FIORENTINA-INTER A MAGLIE INVERTITE

TABÙ – L’Inter non vince al Franchi dal 15 febbraio 2014. Il gol decisivo lo mise a segno Mauro Icardi, di sinistro, in sospetta posizione di fuorigioco. Era l’Inter di Walter Mazzarri, ancora alle prese coi postumi del Triplete. Quasi sei anni, lunghi più di una vita. Nel mezzo, delusioni, goleade, polemiche e veleni, come quelli dello scorso anno. Due punti scippati a un’Inter in debito d’ossigeno, impegnata a tirarsi fuori dalla melma di vicende extra campo. La partita di domenica sarà un crash test fondamentale, per comprendere le reali capacità di resilienza dei nerazzurri. Antonio Conte avrà bisogno di spremere la sua rosa fino alla pausa natalizia, ma l’ultima curva è sempre quella più scivolosa. Sono ben sette gli ex di Fiorentina-Inter, dai viola Dalbert e Marco Benassi ai nerazzurri Cristiano Biraghi, Borja Valero e Matias Vecino, ma non solo.

EX INTER NELLA FIORENTINA (2)

DALBERT – Forse inadatto, forse semplicemente acerbo. Arrivato dal Nizza per una cifra importante, non è mai riuscito a imporsi come i nerazzurri e Luciano Spalletti speravano. Spaurito, timido, frettoloso. Lontano parente del terzino assaltatore ammirato in Ligue 1. Probabile che abbia fatto fatica ad assimilare l’impatto con un campionato oggettivamente complesso come la Serie A. Il tecnico di Certaldo ne ha tessuto le lodi fino all’ultimo giorno sulla panchina nerazzurra, sottolineando quanto fosse diverso il rendimento di Dalbert tra allenamenti e partite ufficiali. Le qualità del ragazzo, in fase offensiva, si possono scorgere sotto la spessa patina di timidezza. Ma le lacune in difesa sembrano ancora troppo evidenti per consegnarli le chiavi di una corsia storicamente maledetta per l’Inter. A Firenze Dalbert sta ritrovando un po’ di consapevolezza anche grazie a un margine d’errore più ampio rispetto a quello di San Siro. L’operazione incrociata con Biraghi ha fatto contenti un po’ tutti, anche se l’Inter (forse) spera ancora di ritrovarsi una pepita fra le mani, come fu per la Roma il pupillo contiano Emerson Palmieri. La formula del prestito secco lo porterà a gravitare nuovamente intorno ad Appiano Gentile. A Conte e Beppe Marotta l’ardua sentenza.

Presenze con l’Inter: 26; Gol: 1

BENASSI – Prodotto del vivaio nerazzurro, non ha mai avuto la possibilità di imporsi con la maglia che lo ha svezzato. Fu lanciato nella mischia da Andrea Stramaccioni, che ne aveva cullato la crescita anche in Primavera. Ma nell’Inter post-Triplete, immerso in un calderone d’incertezze e impotenza, Benassi non trova spazio e viene dirottato prima a Livorno e poi a Torino. La tinta granata gli calza e pennello e gli consente di rinascere come mezzala esperta, di lotta e di governo. Poi la chiamata della Fiorentina, in cui vive probabilmente le stagioni migliori seppur discontinue. Calciatore effettivamente inadatto a certi palcoscenici che l’Inter ambiva a riconquistare. Nonostante ciò, è rimasto per molto tempo uno dei rimpianti di popolo maggiormente acclamati. Con l’addio di Stefano Pioli ha perso posizioni nello scacchiere della Fiorentina, ma per lui quella con l’Inter resta sempre una partita speciale.

Presenze con l’Inter: 13; Gol: 1

EX FIORENTINA NELL’INTER (5)

BIRAGHI – Da Milano a Firenze, da Firenze a Milano. Il binomio Fiorentina-Inter racchiude la sua carriera, finora. A Firenze è praticamente rinato e da Firenze è passato all’Inter per chiudere il cerchio. È quello coi ricordi più vividi e più intensi della città viola, per questo potrebbe patire un po’ d’emozione. Dopo la deludente retrocessione col Pescara, i gigliati hanno deciso di credere in lui venendone ripagati ampiamente. Stantuffo affidabile e velenoso della formazione di Pioli, capace di agire sia come terzino a quattro che come esterno a tutta fascia nel centrocampo a cinque. Anche per motivi di duttilità l’Inter ha deciso di riportarlo (in prestito) alla base nell’operazione che ha trasferito Dalbert a Firenze. Finora più ombre che luci in un palcoscenico che, obiettivamente, sembra più grande di lui. Ma Conte è famoso per tirar fuori i nervi nascosti anche da profili non esattamente di prim’ordine. Per Biraghi potrebbe essere una partita cruciale, oltre che carica di emozioni, dato che coincide con la settimana in cui è diventato papà per la seconda volta.

Presenze con la Fiorentina: 75; Gol: 2

BORJA VALERO – Sindaco ad honorem della città di Firenze, dopo una vita spesa a difendere i colori del Submarino Amarillo. Arrivato a braccetto con Vecino nella tumultuosa estate spallettiana, anche lui si è rivelato utile alla causa. Certamente meno del compagno uruguagio, dato che Borja Valero è stato praticamente sradicato da una città in cui si era del tutto ambientato e in cui avrebbe voluto chiudere la carriera. Non è escluso che ciò accada, ma nel frattempo lo spagnolo è a disposizione di Conte, che lo ha riproposto nel cuore della mediana causa moria di colleghi nel reparto. L’età inizia a farsi sentire e l’ex canterano del Real Madrid non è più il genio frizzantino di un tempo. Vede calcio ancora come pochi, ma sembrano ben lontani i tempi in cui illuminava sulla trequarti al fianco di Josip Ilicic in una Fiorentina estetica come quella del primo Vincenzo Montella. Domenica ritroverà l’ex tecnico del Milan da avversario: una sfida nella sfida tra due uomini che hanno dato e ricevuto tanto dalla città di Firenze. Borja Valero è l’ex più attesi di Fiorentina-Inter, il Franchi dovrebbe tributargli la degna ovazione che merita.

Presenze con la Fiorentina: 212; Gol: 17

VECINO – Il suo nome fa rima con ‘destino’ e non può essere un caso. Uno dei primi acquisti dell’era Spalletti, arrivato in nerazzurro per una cifra vicina ai 24 milioni, spalmata in due tranche. Investimento corposo, frutto di una crescita lenta ma costante (tra Cagliari, Empoli e Fiorentina) e delle richieste esose di una bottega cara come quella gigliata. Giocatore confusionario, a tratti arruffone, dalle non eccelse qualità tecniche. Molto frettoloso, troppe volte indeciso sul da farsi e carente in leadership. Ma nei momenti chiave Vecino salta fuori dall’acqua come un pesce affamato. Il gol alla Lazio (20 maggio 2018) ha aperto uno squarcio profondo nella storia dell’Inter, riportando i nerazzurri nell’Olimpo delle grandi stelle. Strappo prontamente ricucito dal gol vittoria contro il Tottenham della scorsa Champions League, con cui l’Inter si è riconciliata con la propria storia, e dall’assist (a tempo scaduto, ovviamente) per il gol di Icardi nel derby (21 ottobre 2018). C’è tanto di Vecino, e della sua garra charrùa, nella rinascita dell’Inter contemporanea. I nerazzurri hanno trovato il loro talismano, pescato praticamente dal nulla (che è un po’ il suo habitat naturale), capace di venirne fuori regolarmente in tutta la sua brillantezza, quando il Fato ineluttabile chiama all’appello.

Presenze con la Fiorentina: 85; Gol: 6

ALTRI EX – Tommaso Berni (cresciuto nel Settore Giovanile della Fiorentina prima di passare in quello dell’Inter) e Danilo D’Ambrosio (cresciuto nel Settore Giovanile della Fiorentina).


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