Esposito con Conte, Zaniolo con Spalletti. Situazioni simili all’Inter, gestioni diverse

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6 Novembre 2019, 12:12
Esposito Conte Inter
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Esposito è l’ultimo grande talento prodotto dalle giovanili dell’Inter e Conte ha deciso di provarlo in campo. Una cosa che a Zaniolo, in una situazione simile, con Spalletti non è successa. Ripercorriamo la diversa gestione interista dei due “primavera” fuori categoria.

IL TALENTO E LE OCCASIONI – Sebastiano Esposito è un talento di alto livello, uno di quelli di cui si parla da anni, che i tifosi non vedono l’ora di veder crescere per scoprire come si confronta col livello successivo. Non è il primo prodotto dalle giovanili dell’Inter e sicuramente non sarà l’ultimo. Che l’allenatore della prima squadra Antonio Conte gli stia dando minuti sia in Champions League sia in Serie A invece è un fatto non banale, che va sottolineato. Perché anche nel recente passato troviamo esempi opposti. La storia di Esposito ormai è anche troppo nota. Classe 2002, nelle giovanili nerazzurre dal 2014, attaccante con talento tanto evidente da fargli bruciare diverse tappe.

COINCIDENZE GIUSTE – Esordio in Europa League contro l’Eintracht Francoforte a marzo 2019, a 16 anni, in Champions League e in Serie A pochi mesi dopo, ottobre dello stesso anno. Se con Luciano Spalletti l’esordio era dettato da una condizione del tutto straordinaria, con il solo Keita Baldé disponibile come punta e pure a mezzo servizio, con Conte le premesse sono diverse. Il ragazzo ha fatto tutto il ritiro, ha imparato, ha dato delle prove e ha continuato il suo percorso finché possibile. Poi un’altra emergenza, pur meno seria, porta il tecnico a “promuoverlo” per completare numericamente il reparto offensivo vista la perdita di Alexis Sanchez e gli acciacchi di Romelu Lukaku. Gli esordi dimostrano sia il talento di Esposito sia il coraggio di Conte, che crede in lui e non esita a dimostrargli fiducia. Pur sapendo di rischiare alti e bassi propri di un giovane.

SITUAZIONE SIMILE, FINALE DIVERSO – Cosa c’entra Nicolò Zaniolo? Due anni fa in una situazione per certi versi simile il destino del centrocampista oggi alla Roma fu molto diverso. Torniamo indietro alla prima stagione all’Inter di Spalletti. Le basi come detto quasi coincidevano: prima l’esperienza estiva con la prima squadra, poi Zaniolo in Primavera si dimostra un giocatore sopra la media con qualità importanti, poi il tecnico per infortuni si trova nella condizione di attingere ai talenti delle giovanili per integrare la rosa. Così ad aprile 2018 con soli tre centrocampisti disponibili (Roberto Gagliardini, Borja Valero e il neo arrivato Rafinha appena recuperato dal lungo stop) Spalletti lo convoca. Il centrocampista però non gioca, non viene di fatto considerato, non è più chiamato e non esordirà mai con i colori nerazzurri.

IL CORAGGIO DELLA SCELTA – Poi in estate per il classe ’99 Zaniolo arriva la cessione ai giallorossi nell’ambito dell’affare Radja Nainggolan, il vero e unico trequartista che voleva l’ex allenatore nerazzurro. Per Esposito, invece, l’Inter non vuole sentire offerte, nonostante l’interessamento di Paris Saint-Germain e altre big. Il classe 2002 viene subito blindato con il rinnovo del contratto e l’adeguamento dell’ingaggio. Due situazioni simili, due gestioni quasi opposte. Questione di occasioni, ma anche di coraggio e voglia di prendere la decisione di credere nel talento di un ragazzo, per quanto giovane. La carriera di Esposito vedremo come continuerà, ma intanto sa che ora in maglia Inter con Conte può avere le sue occasioni. Lavorando nel modo giusto, ovviamente. E già solo questo cambia molte cose.


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