Eriksen, sei mesi dopo c’è ancora la Fiorentina. A che punto siamo?

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22 Luglio 2020, 08:22
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Il danese ha esordito con la maglia dell’Inter il 29 gennaio, nel match di Coppa Italia a San Siro contro la Fiorentina. Sei mesi, e un lockdown dopo, a che punto ci troviamo con l’inserimento di Eriksen in squadra?

DOVE SIAMO? – Ad accoglierlo a Milano, il 27 gennaio scorso, c’era una folla oceanica che aveva fatto scattare terribili analogie mnemoniche con il caso Geoffrey Kondogbia. In realtà nessuno si era preoccupato che i due avessero girato i loro primi fotogrammi nerazzurri in maniera simile. Anche perché la finestra di Christian Eriksen non aveva il balcone, da cui Kondogbia arringava la folla, e poi la qualità del danese non è neppure paragonabile alle aspettative sul giovane ex Monaco, allora giustificate dall’ingente esborso economico. Eppure, quasi sei mesi dopo, il danese sgomita per un maglia da titolare con lo stagionato Borja Valero. E chi l’avrebbe mai detto, dopo il suo esordio contro la Fiorentina, a San Siro, nei quarti di finale di Coppa Italia. Di fronte ai nerazzurri c’è nuovamente la Viola di Giuseppe Iachini e diventa d’obbligo tracciare i primi segmenti di un bilancio dell’esperienza nerazzurra di Eriksen.

STENTI – Per la verità, un’operazione simile è quanto mai delicata da compiere con Eriksen. Nel giorno del suo debutto a San Siro, l’ex Tottenham entrò in campo a 20 minuti dalla fine e quasi in contemporanea con lo splendido gol del 2-1 griffato Nicolò Barella. Prese il posto di Alexis Sanchez e un minuto dopo l’Inter segnò il 2-1. Se non un ottimo presagio per il futuro, qualcosa di molto simile. Ma da lì l’esperienza di Eriksen ha preso una direzione delicata. La condizione fisica non ottimale, gli stenti nel corso delle prime uscite da titolare, Antonio Conte che chiedeva tempo al tempo per averlo al top. Dopo un mese, Eriksen sembrava incapace di prendere per mano la sua nuova squadra. Poi la pandemia, il lockdown e i pensieri sono inevitabilmente volati altrove.

ILLUSIONI – Eriksen ha trascorso una buona fetta del suo isolamento forzato ad Appiano Gentile. Una mezza fortuna, ai tempi, quando ai calciatori non era concesso di andare oltre i piegamenti sul divano di casa. Il danese aveva a disposizione un intero centro sportivo. Nel frattempo, si sommavano le critiche e le aspettative morbose nei suoi confronti. Eriksen ha pure imparato a conoscere il filtro mediatico di casa nostra, in cui un giorno sei al top, e il giorno successivo hai bisogno di ripetere tre o quattro volte il tuo nome ad alta voce per essere riconosciuto. Al rientro in campo, dopo quasi quattro mesi di lockdown, il “nuovo” Eriksen e la nuova Inter sembravano fatti per stare insieme. Ma l’altro lato della medaglia, venuto a galla progressivamente, racconta una storia diversa.

DÉJÀ VU – Ed eccoci qua, tornati a quell’Inter-Fiorentina che Eriksen, probabilmente, guarderà come un déjà vu. Verrebbe quasi da chiedersi se i passi avanti del danese siano stati effettivi, poiché sembra quasi che l’ex Tottenham si sia bloccato sulla soglia d’ingresso. Nelle ultime sei partite, Conte l’ha schierato dal 1′ soltanto in due occasioni, contro SPAL e Bologna. L’Inter sta aspettando la miglior versione del suo fuoriclasse, che durante le partite parla davvero una lingua calcistica sconosciuta ai più, ma finisce facilmente per perdersi nel frullatore dei 90 minuti. Il tecnico ha cucito un nuovo vestito addosso alla sua creatura nerazzurra, ma per adesso ne sta beneficiando il solo Borja Valero, con cui Eriksen è (nuovamente) in ballottaggio per una maglia da titolare alle spalle delle punte. Sei mesi, e una pandemia dopo, Eriksen sembra fermo al punto di partenza. Il tempo non mancherà (e non è mancato) per accompagnarlo dentro i gangli nervosi dell’universo Inter. Ma siamo sicuri che il danese, da quell’Inter-Fiorentina di fine gennaio, abbia lanciato i dadi per muoversi di qualche passo?




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