Eriksen e la quarantena all’Inter in stile Cast Away. Il danese cerca se stesso

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17 Marzo 2020, 12:00
Eriksen
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Arrivato con la leggerezza dei grandi campioni, Eriksen si è ritrovato incompreso e isolato alla Pinetina (vedi articolo), nel bel mezzo di un’epidemia mondiale. Sfruttando l’ironia delle coincidenze, immaginiamo la sua quarantena in stile Cast Away, tra noci di cocco calciate all’incrocio dei pali e ripetute sotto il sole cocente. L’Inter aspetta il vero volto del suo fuoriclasse in un futuro non troppo lontano

SOLO E PENSOSO – Ve lo immaginate? Mentre cerca di rompere noci di cocco contro le mura degli spogliatoi di Appiano Gentile. Oppure mentre dipinge occhi e bocca su di un pallone qualsiasi, cercando compagnia per non sentirsi troppo solo. Christian Eriksen è abituato a imprimere traiettorie soffici a quelle sfere di cuoio. Ma in condizioni estreme potrebbe ricordarsi che il pallone è suo amico, nel vero senso della parola. Con la Pinetina serrata e, tutto intorno, una pandemia che non intende arretrare, Eriksen potrebbe sfruttare il tempo a disposizione per non perdere l’allenamento. Come? Immaginatelo disporre palloni già di prima mattina, lungo le linee di gesso all’incrocio tra la lunetta e l’area di rigore. Inizierebbe a pennellare di buonora, centrando una noce di cocco appesa all’incrocio dei pali.

ASPETTATIVE ALTE – Eriksen si è catapultato nel nostro Paese come una di quelle meteore che periodicamente gravitano intorno alla Terra. Questa volta la collisione c’è stata, ma l’impatto distruttivo è stato finora privo di effetti speciali. Il danese è precipitato sull’Inter come una supernova in un contesto tattico già collaudato, in cui fatica a sentirsi compreso. Il periodo di fisiologico adattamento si è trasformato in una reale incomprensione. In primis da parte del suo nuovo pubblico, che lo attendeva come elemento in grado di fare la differenza tout court. Eriksen, invece, ha doti specifiche da incastrare e valorizzare. Lo scollamento tra immaginario collettivo e realtà dei fatti ha prodotto un duplice effetto: il danese è apparso decisamente fuori contesto; mentre qualcuno ha già iniziato a dubitare delle sue qualità.

DANISH HOMELESS – Oltre a sentirsi incompreso, la sfortuna delle coincidenze gli ha “regalato” – come a tutti noi – anche un’epidemia mondiale, da affrontare faccia a faccia in un Paese del tutto nuovo. Sembrano esserci tutti gli ingredienti per rovinare un lieto fine. Eppure, la vicenda ha assunto i contorni del tragicomico proprio nel momento sbagliato. L’albergo, in cui alloggiava l’ex Tottenham, è stato costretto a chiudere pochi giorni fa, per via della poca affluenza di clientela dovuta all’emergenza Coronavirus. Risultato: Eriksen “senza casa” e costretto a una quarantena particolare, con la scenografia surreale della Pinetina deserta.

MANI NEL FANGO – Non è detto che tutto il male venga per far danni. La quarantena di Eriksen, infatti, potrebbe procedere spedita tra le navette sui dieci metri, consumate sotto il sole di mezzogiorno, e le ripetute su distanze più lunghe. Il latte di cocco, poi, è una manna dal cielo per la reidratazione, anche se non ci si trova su un’isola deserta, circondati da miglia marine. Non vogliamo che consumi se stesso, ma il danese sarà chiamato a sporcarsi le mani in futuro, scrollandosi di dosso quella patina di superficiale leggerezza delle ultime apparizioni.

TALENTO CRISTALLINO – Vedendolo calcare i prati selvaggi di Udine e Torino, abbiamo avuto l’impressione che facesse fatica a restare ancorato al suolo, respingendo urti e contrasti. Eppure dovrebbe esserne abituato: il pianeta inglese non è certo famoso per la delicatezza dei suoi abitanti. Ma Eriksen è fatto così: uno che con le noci di cocco, al più, finirebbe per palleggiare a piedi nudi. Prendere o lasciare, dunque, pur sapendo che la quarantena forzata potrebbe restituire un giocatore nuovo, per non dire diverso. Come Chuck Nonald (interpretato da Tom Hanks, ndr) in Cast Away, ripescato a mare da una portacontainer e catapultato nella sua vecchia vita come essere anacronistico. Eriksen ha tutto per mantenersi al passo coi tempi, una volta finita la quarantena. Magari sfruttando le barriere di plastica e gli attrezzi da lavoro come riparo per la pioggia torrenziale. Potrebbe continuare a calciare le sue punizioni, con gli occhi vigili del rotondo Wilson a impedire che il suo talento finisca nelle profondità marine, come uno di quei messaggi in bottiglia.


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