Emergenza Coronavirus, in Serie A serpeggia incoscienza! Si lascerà fare?

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19 Marzo 2020, 15:53
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L’emergenza Coronavirus attualmente appare ben lontana dall’essere risolta. Nonostante tutto in Serie A c’è chi pensa agli allenamenti del lunedì (vedi articolo). Sì, avete capito bene. Si parla de lunedì che sta per arrivare. In barba al DPCM che obbliga la chiusura fino al 3 aprile. È mai possibile consentire un atto così incosciente e irrispettoso?

INCOSCIENZA – L’emergenza Coronavirus presenta ancora numeri allarmanti (QUI il bollettino di ieri), tanto da portare il Governo a fare ulteriori riflessioni sull’inasprimento delle restrizioni. Tante, troppe persone infatti non stanno rispettando le disposizioni. A queste potrebbero aggiungersi tutte quelle società di Serie A che insistono per la ripresa degli allenamenti lunedì. Sì, proprio il prossimo lunedì. Impensabile nella situazione in cui si trova il Paese in questo momento. La delegazione delle società irresponsabili, consentitemi il termine, è guidata da Claudio Lotito, presidente della Lazio (vedi articolo). Seguono a ruota Napoli, Cagliari, Atalanta e Udinese (queste ultime due squadre si trovano attualmente in quarantena, ndr).

SCONTRO – Ovviamente l’incosciente ipotesi di riprendere subito gli allenamenti allo stato attuale delle cose, trova la resistenza dell’Associazione Italiana Calciatori (vedi articolo). Tra i dirigenti dei club di Serie A contrari all’idea c’è Giuseppe Marotta, che stando alla ricostruzione odierna del “Corriere dello Sport” è anche andato allo scontro con Lotito. L’Amministratore Delegato dell’Inter, anche’essa in quarantena come la Juventus (vedi articolo), chiede innanzitutto che venga salvaguardata la salute degli atleti e in secondo luogo condizioni uguali per tutte le società.

QUESITI – La domanda che sorge spontanea è se davvero si vuole lasciare agire indisturbati questi club, pronti non solo a riaprire i centri di allenamento ma anche a violare le disposizioni governative. Attualmente la pista più battuta è quella di ricominciare gli allenamenti il 3 o 4 aprile, permettendo alle Regioni meno colpite di aprire i centri di allenamento a piccoli gruppi di calciatori. Perché tirare la corda anticipando tutto a lunedì 23 marzo? Qual è l’impellente necessità? Perché dare un cattivo esempio in un momento in cui serve unità d’intenti? Le domande sono troppe, esattamente come chi sottovaluta l’emergenza.


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