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Coppa Italia senza Serie C come la Super League: nuove vette di populismo

Coppa Italia tra poco (forse) al via senza squadre di Serie C ed è già bufera. L’Italia del calcio, come sempre, si divide tra l’innovazione e la storia, utilizzando tutti i mezzi a disposizione per arricchire la propria polemica. E l’esempio della Super League oggi calza a pennello per confondere le acque e far credere che qualcuno nel 2021 voglia uccidere il calcio popolare

NUOVA POLEMICA ITALIANA – Il concetto di “populismo” applicato al mondo del calcio permette di entrare a gamba tesa in qualsiasi tipo di polemica senza avere il background necessario per affrontare gli argomenti trattati. L’ultimo esempio è rappresentato dallo scontro tra chi è/era a favore della Super League e chi è avverso a chi è/era a favore della Super League (non è complicato capire le fazioni, così è pure cinematografico). Che da qualche ora hanno scelto un nuovo campo di battaglia su cui affrontarsi: la Coppa Italia senza squadra di Serie C al via! Il nuovo format della Coppa Italia (vedi articolo), finalizzato a premiare lo “spettacolo del calcio”, premierà solo club italiani di Serie A e B. Tradotto: nulla di veramente nuovo, è già così solo che ogni tanto viene buttata nella mischia una squadra di Serie C ed è possibile romanzarci sopra qualcosa. Il movimento populista, però, la vede diversamente: la Coppa Italia senza club di Serie C è come la Super League, perché uccide il calcio del popolo, la competizione alla pari e tutte quelle boiate che servono a condire pensieri vuoti. Premessa di chi scrive: il nuovo format della Coppa Italia è già vecchio ma quello precedente – possibilmente – era peggio. E per quanto riguarda la fallimentare idea Super League, il giudizio è già stato espresso abbondantemente un paio di settimane fa (vedi focus).

COPPA SENZA SENSO – Diciamo le cose come stanno. A qualcuno interessa davvero se agli ottavi di finale di Coppa Italia si giocherà Inter-Sampdoria (come avverrà sabato pomeriggio in Serie A, ndr) anziché Virtus Francavilla-Inter? Ai tifosi? Alle TV? Forse ai cittadini di Francavilla Fontana (BR) sì, peccato che poi a una partita simile non sia mai stata data la giusta vetrina. Basti pensare a Inter-Pordenone del dicembre 2017, quando la squadra nerazzurra si presenta in campo con le seconde linee, la terza maglia e la volontà di dare un contentino agli ospiti, che per poco ai rigori non sbattono fuori dalla coppa nazionale la squadra allora allenata da Luciano Spalletti. Divertimento? Zero. Rispetto? Poco. Spettacolo? Anche meno. Emozioni sì, ma chi segue il calcio si emoziona per poco, mica per il contesto “romantico”. La Coppa Italia oggi è una competizione pensata per assegnare un trofeo utile più per giocare la Supercoppa Italiana contro la squadra Campione d’Italia, rinnovando magari la propria bacheca, piuttosto che per esaltare il calcio del popolo. È sempre stato così, a prescindere dalla presenza delle squadre di Serie C. E continuerà a esserlo, finché una rivoluzione non toccherà l’intero sistema calcistico italiano. Ma il parallelismo con la Super League non c’entra nulla: non è la battaglia del piccolo Davide (povero) contro il grande Golia (ricco), è solo il populismo che avanza. Ed è già vecchio.

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