Conte o no l’Europa League ha detto che l’Inter va rinnovata, ecco dove

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25 Agosto 2020, 09:58
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Dopo la finale di Europa League il discorso centrale è diventato il futuro di Conte. Ma a prescindere da chi sarà sulla panchina la partita ha dato indicazioni tecniche chiarissime su dove l’Inter necessita innesti.

INDICAZIONI PER IL FUTURO – Oggi è una giornata importante per il futuro dell’Inter. Infatti è in programma l’ormai notissimo vertice tra Conte e Zhang per definire il futuro. Qualunque sia l’esito però non va dimenticato quanto ha detto il campo. La finale di Europa League ha indicato in modo chiaro che la squadra, in primo luogo, ha bisogno di nuovi titolari. In ruoli ben definiti.

BASTA RIVALUTAZIONI – Chiariamo un punto generale prima di entrare nello specifico. Il mercato molto spesso è il rifugio dei sogni dei tifosi e porta con sè esagerazioni. All’Inter però negli ultimi anni, con ogni allenatore, si è sempre finiti nel discorso di rivalutare la rosa. Una trappola. Ogni nuovo tecnico si trovava una rosa con dei limiti e subito si parlava delle possibilità di rilancio di certi singoli invece che sulla loro sostituzione. Una dinamica costante, da Pioli in poi. Piano piano il rinnovamento c’è comunque stato, ma adesso è il momento di agire con decisione. Conte ha fatto un gran lavoro nella sua prima e forse unica stagione in nerazzurro. Le carte sono in tavola. Serve un passo deciso, non un ritorno all’attesa. La finale di Europa League, dicevamo, ha emesso dei verdetti. Ben chiari, per chi vuole vedere. L’Inter rispetto ai titolari di quella sera ha un bisogno evidente se non disperato di nuovi titolari in tre ruoli. Più almeno un altro di cui si deve parlare.

NUOVO PORTIERE – Andando in ordine di formazione, il primo ruolo che necessità di un cambiamento è il portiere. Handanovic, che è anche il capitano dell’Inter, contro il Siviglia ha fatto capire di essere alla fine del suo percorso tecnico. Va per i 37 anni, è durato tanto (otto stagioni ad oggi, potrebbe arrivare a dieci), è migliorato negli anni, è diventato un riferimento per l’impostazione bassa. Ma serve nuova linfa, un portiere più affidabile tra i pali, che trasmetta più sicurezza nei fondamentali del suo lavoro. E magari non dia la colpa ai compagni anche nell’immediato post partita. Per lo sloveno oggi ogni parata, anche quelle semplici, è salutata come un evento epico. Anche dai media. Questo non è normale e indica una situazione incancrenita, da eliminare.

DUE CAMBIAMENTI IN MEZZO – A centrocampo il discorso è lungo, ma limitandoci ai titolari di Siviglia-Inter i ruoli da migliorare inderogabilmente sono due: l’esterno destro e l’interno sinistro. In entrambi serve più qualità, palla al piede e nell’interpretazione tattica. E la crescita passa solo dalla sostituzione. A destra è già tutto fatto. Hakimi è già arrivato e la differenza con gli attuali interpreti è abissale. D’Ambrosio, sia chiaro, è elemento utile, duttile e affidabile, capace di andare oltre i suoi limiti con sacrificio e abnegazione. Ma non può essere lui il titolare di una squadra che punta al top. L’interno sinistro invece risponde al nome di Gagliardini, il peggiore in campo nella finale. Il suo apporto è semplicemente insufficiente, inadatto al livello dell’Inter. In entrambe le fasi. Disordinato tatticamente, senza l’impatto di forza fisica che dovrebbe avere per caratteristiche, un limite assoluto per lo sviluppo del gioco offensivo per tecnica e approssimazione nei movimenti, nelle scelte e nelle soluzioni. In più è anche fragile mentalmente, spesso impaurito e a rischio crollo psicologico. Questa stagione ha detto tutto sul numero cinque. Soprattutto che può essere al massimo una riserva. Ma al massimo.

ALTRI INNESTI – Questi i tre ruoli che necessitano sostituzione senza se e senza ma. Degli altri si può discutere anche in base a gusti e idee. Ma è poco credibile chiedere otto nuovi titolari. Un approfondimento lo merita il ruolo di spalla di Lukaku, il centro di gravità dell’attacco. Lautaro Martinez ha fatto bene in stagione, ma col Siviglia ha confermato ancora una volta il suo limite mentale. Un problema non da poco: il ragazzo deve crescere, come giusto sia. Ma nell’attesa serve un reparto offensivo che sappia assorbire le sue serate no. Sanchez è una risposta, ma non è sufficiente. E la situazione non va ignorata. Sia che ci sia ancora Conte sia che arrivi Allegri.

 



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