Brozovic e l’Inter tra presente e passato: qual è il vero valore del croato?

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2 Settembre 2020, 09:16
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Brozovic era finito sul mercato per l’ennesima volta, prima della “smentita” social del croato che ha costretto i suoi detrattori a correggere il tiro. E prima delle parole del DS Ausilio. Ma cosa possiamo aspettarci, nell’Inter del futuro, da un calciatore così? 

POLVERONE – Le voci d’addio avevano cominciato a bruciargli le scarpe. Il sottobosco delle indiscrezioni di mercato si stava muovendo con insistenza sotto il suo naso. A quel punto Marcelo Brozovic ha ritenuto opportuno spegnere le fiamme davanti ai primi segnali di fumo. Resterà all’Inter, a meno di clamorosi ribaltoni (vedi articolo). Ma parlare di lui significa districarsi continuamente, con roncola e machete, dentro una giungla di sotterfugi e accuse più o meno velate.

CRESCITA – Ragionare su Brozovic, senza tirare in ballo le sue marachelle extra-campo, è diventato un percorso a ostacoli. Anche perché le critiche non restano mai fuori dal rettangolo verde. Proveremo a lasciare i luoghi comuni in un angolino. Almeno in questa prima parte dell’articolo. La crescita di Brozovic, come luce bianca del centrocampo nerazzurro, parte da due gol estremamente iconici. A Benevento, nell’autunno del 2017 (Benevento-Inter 1-2, ndr). Suona un po’ strano, anche perché il croato, ultimamente, sembra aver lasciato da parte il vizietto del gol. Non riuscendo ad andare oltre i 4 gol e 9 assist di quell’annata (record personale), in cui Luciano Spalletti l’aveva introdotto nell’undici titolare come trequartista. Proprio da rifinitore dietro la punta il croato aveva messo a segno quella straordinaria doppietta.

DOPPIA IDENTITÀ – Da lì, Brozovic ha cominciato a macinare chilometri, attraversando tempeste e mettendo a disposizione della squadra le sue qualità in impostazione e la sua profondità di fiato. Gambe e sacrificio l’hanno reso un giocatore completo, ma estremamente fraintendibile. Quest’ultima frase ci avvicina a uno dei più pericolosi luoghi comuni intorno all’ex centrocampista della Dinamo Zagabria: “Non è mai stato circondato da qualcuno che lo supportasse adeguatamente”. Ci sarebbe da parlarne. Ma prima di tutto andrebbe deciso se Brozovic è effettivamente un uomo solo al comando, un trascinatore. Oppure uno scudiero che ha bisogno di essere coinvolto per rendere al meglio.

MOTORE – Detto ciò, questo discorso “isolazionista” ha smesso di restare in piedi quando l’Inter ha comprato Nicolò Barella, che ha cominciato a dividere con il croato onori e oneri. Nei piani di Spalletti, Brozovic è diventato progressivamente uno dei mediani nel 4-2-3-1. Il tecnico di Certaldo lo sfruttava sia in fase di pressione sia in fase di copertura. Un doppio lavoro che il croato ha sempre garantito, sconfessando quella patina superficiale di pigrizia tradita dalla sua prossemica.

METAMORFOSI – Appena arrivato, Antonio Conte ha cercato di implementare il profilo di Brozovic sotto tutti i punti di vista, educandolo specificamente alla gestione ragionata del pressing. Spalletti aveva reso l’Inter una delle squadre più abili nell’uscita dal basso palla a terra, esaltando e mettendo in vetrina le qualità di Brozovic. Al netto di alcuni limiti nella gestione dei momenti non ancora dissipati. La costruzione “spallettiana”, però, non riusciva a tradursi in una transizione di gioco efficiente e verticale. Motivo per cui Conte ha continuato a battere su quel sentiero da una prospettiva diversa, sfruttando anche la mobilità di Brozovic per dare al pressing dell’Inter maggiore pregnanza. Questo, in teoria, avrebbe dovuto aumentare la capacità di recupero palla del croato nei pressi dell’area di rigore avversaria, incrementandone la pericolosità e i numeri negli ultimi sedici metri. Ma le sue cifre sono rimaste più o meno le solite e il compito di prima aggressione è stato affidato al già citato Barella. In ogni caso, per attitudine dei suoi interpreti, l’Inter continua a lamentare carenza di gol e assist dal centrocampo.

VORTICE – Dopo il lockdown, Brozovic ha vissuto un periodo altalenante per via di guai fisici alternati rispetto a quelli di Barella. Quando l’Inter ha cominciato a crescere di condizione e consapevolezza, a fine luglio, lui è rimasto in un leggero cono ombra. Le marachelle extra-campo hanno poi completato il quadro di un calciatore fuori dai riflettori e dai piani futuri, come accadeva più e più volte durante la guerra fredda con Mauro Icardi. Queste vicende confermano quanto Brozovic sia un calciatore atipico, dentro e fuori dal campo, e quanto sia difficile misurarne il vero valore lontano dai pregiudizi.

AMBIZIONI – La narrativa intorno al croato, infatti, ci presenta un calciatore estremamente indolente, umorale e difficile da addomesticare. Ma negli anni Brozovic ha dimostrato di poter far parte di un’Inter che coltiva ambizioni, nonostante manchi ancora di soddisfazioni in bacheca. Lui, forse più di ogni altro, è il simbolo double-face di una squadra con buone qualità di base, ma che ha bisogno di un ulteriore step. Chi non sarà in grado di farlo, stavolta, corre davvero il rischio di venir lasciato fuori. O almeno così sembra dettare la nuova linea di gestione. Di certo, Conte sa quanto sia difficile trovare un interprete che migliori il gioco dell’Inter in quella posizione (vedi focus). È un ruolo chiave che ogni allenatore sceglie con estrema cura cercando di evitare sofismi.

CRITICHE – Mettere Brozovic alla porta, prematuramente, non avrebbe portato un upgrade decisivo, anche per le limitate possibilità del mercato dell’Inter. D’altro canto, la sostituzione con un profilo alla N’Golo Kanté del Chelsea, anche se definito “impossibile” dal Direttore Sportivo Piero Ausilio (vedi dichiarazioni), renderebbe necessario ripensare al reparto. Perché il francese ha caratteristiche molto diverse da Brozovic e garantisce un apporto, in termini di gol e assist, addirittura minore. In ogni caso, il dubbio su chi tra i due prenderà in mano le chiavi del centrocampo dell’Inter chiarisce il tipo di strada che Conte ha scelto di imboccare. Kanté non è un passatore eccezionale, ma fa un lavoro clamoroso su cui chiunque investirebbe ben più di un penny. L’ambizione dell’Inter, pertanto, impone al numero 77 un bel salto oltre l’asticella. Nel gioco, nella personalità e nel soggettivo approccio all’impegno-partita. Sui grandi palcoscenici, il croato fatica ancora a imporsi. Ma l’Inter non si libererà di lui con nonchalance come qualcuno avrebbe voluto. In ogni caso, la direzione-ambizione imboccata da Conte è ormai chiara. Non serviva mettere in discussione il valore di Brozovic per capirlo.


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