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Barella va di fretta, l’Inter deve proteggerlo: niente fascia di capitano, oggi

Barella è diventato il nome del momento in casa Inter e non solo. Il centrocampista (ner)azzurro sta vivendo un periodo d’oro nella sua carriera e sembra proprio che tutti si siano finalmente accorti di lui. Ora viene il bello, perché ogni errore verrà evidenziato allo sfinimento. Bisogna proteggerlo e in un certo senso frenarlo

FUTURO TOP PLAYER IN CASA – La crescita di Nicolò Barella nell’anno e mezzo milanese è sotto gli occhi di tutti. Una crescita che, grazie ad Antonio Conte, può essere affiancata alla parola “maturazione”. Maturazione tecnico-tattica ma anche caratteriale. Ancora non basta, ma il classe ’97 sardo sta facendo passi da gigante. E nessuno se li aspettava così. Immediati. Netti. L’investimento economico è stato importante. Si può dire – anche se significa andare controcorrente – addirittura esagerato. Ma i frutti si vedranno più in là, al termine della crisi economica post-Coronavirus. Quando il valore di Barella sarà elevatissimo e l’ammortamento abbattuto. Però nell’ultimo periodo c’è più di una persona che non sembra voler bene al 24enne di Cagliari e al suo futuro nerazzurro.

TROPPI TITOLI, ZERO TITOLI – Andiamo per gradi. Barella gioca bene e gli vengono dedicati titoli su giornali, in radio e TV. Normale. Fa strano perché non si chiama Cristiano Ronaldo, ma a livello puramente calcistico non deve sorprendere. Quello che viene definito “il centrocampista italiano più forte in circolazione” (anche Marco Verratti del Paris Saint-Germain è italiano anche se non ha mai giocato in Serie A, ndr) è un ragazzo di 24 anni che ancora deve dimostrare tutto. Le basi sono eccellenti ma il palmares piange. Zero titoli, oggi. E guai a provare nuovamente ad accostarlo a mostri sacri del calcio internazionale. Da mesi il sottoscritto ripete che Conte debba lavorarci sull’esempio di N’Golo Kanté (vedi focus), un vero top player nel ruolo. Dal punto di vista tecnico-tattico forse alla fine avrà ragione Conte, ma il livello non è ancora quello del campione del mondo francese. Barella deve lavorare, in maniera silenziosa. Lontano dai riflettori (nemici).

CAPITAN FUTURO (ANCHE NO) – Chi parla troppo di Barella non gli vuole bene. Deve ancora dimostrare all’Inter di essere un numero uno nel suo ruolo. E nella Nazionale Italiana, dove la concorrenza in mezzo al campo è ancora più agguerrita. Questa stagione – tra Serie A ed Europei – cade a pennello per iniziare a mostrare il suo valore. Solo dopo averlo fatto potranno essere ripresi alcuni discorsi oggi in stand-by. Il primo, legato al rinnovo di contratto. Che andrà adeguato a livello economico e prolungato. Barella è un gioiello da blindare, sia chiaro. Poi quello relativo alla fascia di capitano. Da giorni si parla del numero 23 nerazzurro come erede di Samir Handanovic, mister 500 e più presenze in Serie A. Ecco, non funziona così. Fare il capitano al Cagliari e farlo all’Inter non è la stessa cosa. Le lacune caratteriali sono ancora troppe ed è normale per l’età. Lasciamo crescere Barella in pace, magari in futuro questo “premio” sarà automatico. Sull’esempio di Javier Zanetti, modello a cui il 24enne sardo (e interista!) deve ispirarsi giorno dopo giorno.

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