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Barella e il paradosso del campione che non può più sbagliare una partita

Barella non ha giocato sui suoi soliti livelli nell’ottavo di finale contro l’Austria, partita che ha visto l’Italia di Mancini qualificarsi al turno successivo, dove incontrerà il Belgio di Lukaku. I giudizi severi sul centrocampista dell’Inter sono la dimostrazione che il suo status è ormai cambiato.

ITALIA-AUSTRIA – Nicolò Barella non ha brillato nel match dell’Italia contro l’Austria. Gli Azzurri sono riusciti a qualificarsi per i quarti di finale battendo la nazionale austriaca ai supplementari (vedi articolo). Il centrocampista dell’Inter non è però stato in grado di accendersi come suo solito e di incidere sulle partita. Colpito molto duro fin dai primi minuti con interventi al limite, Barella non è mai entrato in ritmo e non ha potuto mostrare quelle doti di dinamismo e pulizia nelle giocate che l’hanno portato a essere uno dei migliori nell’Inter di Antonio Conte e nell’Italia di Roberto Mancini. Ha avuto una grande occasione per sbloccare la partita nel primo tempo, ma sul suo tiro d’esterno è intervenuto il portiere avversario a sventare la minaccia. È uscito dal campo al 67′ per lasciare il posto a Matteo Pessina, poi autore del raddoppio azzurro.

NUOVO STATUS – Una prestazione incolore capita a tutti, anche ai più grandi. È il modo in cui viene raccontata che cambia da giocatore a giocatore. La narrazione su questa prestazione di Barella è il chiaro segnale che il suo status è ormai cambiato. Quando sei un giovane in rampa di lancio i giudizi sono più morbidi, più comprensivi. Si tende a perdonare un errore o un passaggio a vuoto, anche nelle tifoserie più esigenti. Quando l’asticella sale, crescono anche le aspettative. Barella ora ha sbloccato il livello successivo del videogame, è entrato in una nuova dimensione, si siede al tavolo dei grandi. Ora i suoi tifosi sono ancor più esigenti e gli altri lo aspettano al varco. È il destino paradossale dei campioni. Barella oggi lo è, lo si capisce subito dal modo in cui viene vivisezionata ogni sua partita che non sia da 8 in pagella.

GIUDIZI – Discorso simile per Romelu Lukaku, protagonista di una partita di enorme sacrificio contro il Portogallo. Sportellate continue, chilometri macinati, ma sono bastati alcuni errori tecnici per far storcere il naso a più di un osservatore. “Big Rom” ci ha abituati a timbrare in ogni match, ne basta uno in cui va a secco per far drizzare le antenne. Si può citare anche Stefan de Vrij, al centro delle critiche per l’eliminazione dell’Olanda, rimasta in dieci dopo l’espulsione di Matthijs de Ligt. O Milan Skriniar dopo la debacle della sua Slovacchia contro la Spagna. Quando raggiungi questo status, diventi anche il primo bersaglio. Soprattutto quando chi prende la mira non ha l’obiettività come dote principale. Barella deve ripartire da qui, dalla consapevolezza che solo quando sei arrivato così in alto, hai gli occhi di tutti puntati addosso.

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