Zeman: “Serie A? Se si riparte è falsata. Senza pubblico non ha senso”

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13 Maggio 2020, 10:15
Zdenek Zeman
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“La Gazzetta dello Sport” ha intervistato Zdenek Zeman, allenatore boemo che ieri ha compiuto 73 anni. Si parla di coronavirus, dei suoi impatti sulla Serie A e sul mondo del pallone

73 PRIMAVERE – Ieri ha compiuto 73 anni e forse avrà avuto il tempo di guardarsi indietro. Zdenek Zeman, in realtà, ne conta 73 meno due mesi, quelli di quarantena e reclusione. Continua a rincorrere l’utopia, andando sempre controcorrente. Ma stavolta, forse, il suo fronte è più nutrito del solito: «Per me si dovrebbe ripartire solo quando tutto diventa chiaro, e oggi non lo è. Tutti aspettano le scelte del governo sul calcio (e soprattutto sulla Serie A, ndr). Ma non è il governo a decidere, è il virus. E se non se ne va, per me non ha senso ricominciare».

LACUNE STORICHE – Chi auspica la ripartenza fa leva sulle difficoltà economiche della Serie A e di tutto il mondo del pallone: «Il calcio è un’industria particolare perché genera più debiti che ricavi. Vale la pena rischiare per limitare i debiti? Da tempo conta più il business di tutto il resto. Ma se si deve giocare senza pubblico, per me il calcio non ha senso. Senza pubblico anche a settembre? E allora non ha senso neanche a settembre. Il Covid-19 ha messo in controluce le lacune del calcio? Si sapevano anche prima e vuol dire che il calcio è gestito male. Si spende molto più di quanto sia possibile. E non è neanche detto che se le tv pagheranno l’ultima rata questo salverà quei club sempre sull’orlo dei libri in tribunale».

PASSIONE – Anche il tifo organizzato ha espresso in più occasioni la propria avversione ad una eventuale ripresa della Serie A e non solo. C’è chi dice che abbiano anche loro un interesse specifico: «Non credo, penso che vorrebbero vedere il calcio dal vivo e purtroppo oggi non è possibile. Se si riprende solo per i diritti tv e per recuperare qualche soldo, è normale che ci restino male. Taglio stipendi ai calciatori? Si, penso sia giusto. Leggo che molti giocatori e tecnici si sentono sfruttati. Credo che questo mestiere andrebbe fatto con più amore, mentre la maggior parte guarda solo ai soldi»

COMPLICAZIONI – Altro punto critico per la Serie A: il protocollo medico. Difficile tenere tanta gente isolata per un periodo di tempo così lungo: «Sono scettico: il calcio è uno sport di contatto. Nella vita dobbiamo camminare con una mascherina a più di un metro di distanza, nel calcio non si può fare. Sa qual è la cosa che fa più spesso un calciatore durante una partita? Sputare, la cosa più pericolosa. Alcuni protocolli stranieri lo vietano? È ridicolo, non si sputa per il gusto di farlo, chiunque fa sport sa che la bocca si impasta, ci sono problemi di salivazione».

MISURE – C’è anche il problema delle nuove positività, che rischia di far scattare in quarantena tutto il resto della squadra: «Una spada di Damocle. È un’utopia pensare che con tanta gente impegnata non si infetti nessuno: normale che possa accadere. E’ avvenuto durante il lockdown figuriamoci adesso. Difficoltà nel rifare la preparazione per i club di Serie A? Quello è l’ultimo dei problemi: le squadre non la fanno più neanche in estate, si allenano 5 giorni e poi cominciano i tornei in giro per il mondo. Per me il campionato se si riparte è falsato: hanno approvato pure i cinque cambi, ma le regole non si cambiano in corsa».

UTOPIA – A proposito di Serie A e di scudetto, la Lazio era in grande forma al momento dello stop. I biancocelesti di Simone Inzaghi venivano da 11 partite vinte: «Beh non è detto che non avrebbe perso la dodicesima. Ma sono tutti temi secondari. Per me non bisogna giocare finché non sparisce il virus».

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Andrea Di Caro


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