Paolillo: “Ecco come è nato il fpf, ora allentarlo. Si va verso Superlega”

Articolo di
2 Aprile 2020, 10:12
Ernesto Paolillo
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“Tuttosport” ha intervistato Ernesto Paolillo. L’ex dirigente ha parlato della crisi attuale, del fpfe della Superlega.

IL FAIR PLAY FINANZIARIO – «Come è nato il fair play finanziario? Dalla constatazione che in Europaci fossero sempre più squadre indebitate e con bilanci in deficit e questo, alla lunga, avrebbe reso impossibile riuscire a ripianare le perdite siccome non tutti i club avevano alle loro spalle un proprietario-mecenate. La seconda preoccupazione era dovuta all’indebitamento tra club e questo provocava il ritardo dei pagamenti all’interno del sistema, facendo da moltiplicatore a una possibile crisi. Ce ne occupammo io e Aulas, presidente del Lione, perché all’interno della Uefa eravamo tra i dirigenti che avevano la massima esperienza nel settore finanziario. Non a caso molte delle regole del fair play sono simili a ciò che regolamenta il sistema bancario, su tutte la possibilità di avere un fido solo se hai la possibilità di ripianare il debito. Nel caso del calcio, la possibilità di giocare i tornei Uefa è data dalla sostenibilità del bilancio dei club iscritti».

CRISI GENERALE – «Non c’è differenza tra mondo del calcio e quello industriale: cambia ciò che si produce, ma la meccanica di gestione è esattamente la stessa. In questo momento le industrie hanno bisogno di tre cose: liquidità, tagliare i costi e iniziare a pensare quello che sarà il dopo. L’industria calcio ha un problema immediato, dato dalla sospensione dei campionati, e il problema di dover affrontare una ripresa che sarà lenta».

REVISIONE – «Nei prossimi anni ha senso mantenere il fpf così com’è? No: è necessaria una revisione, almeno temporanea, del financial fair play, per aiutare le squadre nella ripresa. Revisione che però non deve essere un allentamento delle regole per permettere alle grandi di fare acquisti a mani basse allargando il divario con chi ha meno liquidità. Piuttosto nei bilanci deve essere data la possibilità di allargare il deficit massimo sostenibile dovuto ai ricavi mancati per effetto del Coronavirus».

LUSSO SERIE A – «La Serie A a 20 squadre è un eterno problema. La Serie A così come è strutturata è un lusso anche dal punto di vista organizzativo. Però oggi, in un momento di grande difficoltà, sarebbe rovinoso e penalizzante ridurre il format del campionato».

VERSO LA SUPERLEGA – «La crisi può portare verso la Superlega? Di certo può rendere più appetibile quella strada. Però non vanno trascurati i problemi che andrebbero a crearsi per i club più deboli perché la Superlega va a intaccare l’importanza dei campionati nazionali che, con meno attrattività, hanno pure meno ricavi. Indubbiamente però la strada è quella, ovvero rendere ancor più interessante la competizione per rendere l’industria calcio ancora più attraente e stabile dal punto di vista economico. E per molti versi, un campionato europeo ha molte di queste positività. Al contrario però questo shock molto forte sarebbe un dramma per l’industria nazionale».

MODELLO AMERICANO – «Un salary cap modello USA? È la prima cosa che abbiamo considerato quando ci siamo messi a lavorare sul financial fair play e sarebbe stata una soluzione molto logica ai problemi di costi nei bilanci dei club europei. Il problema è che in Europa il salary cap non è giuridicamente praticabile e abbiamo abbandonato l’argomento. Solo un cambio delle regole a livello continentale può abbattere questo tabù».

RIPRESA O NO – «Riprendere a giocare aiuterebbe dal punto di vista economico e sarebbe uno strumento per dare distrazione alla gente, però d’altra parte c’è il grande dubbio legato alla regolarità dei risultati».

TEMPI LUNGHI – «Voglio essere realistico: occorreranno almeno due anni dalla fine della pandemia perché il mondo del calcio è strettamente legato a quello industriale ed economico».

Fonte: Stefano Pasquino – Tuttosport


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