Nicolato: “Il calcio sia disponibile. Stipendi? Non facciamo gli egoisti”

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9 Aprile 2020, 09:42
Paolo Nicolato Italia
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“La Gazzetta dello Sport” ha intervistato il CT della Nazionale Under 21 Paolo Nicolato. Si parla, ovviamente, di coronavirus e del suo impatto sul mondo del calcio

TEMPO – Sembra un tipo schivo, piuttosto sulle sue a prima vista, Paolo Nicolato. Legge molto, dunque non sorprende che riesca a considerare il risvolto ottimista di una situazione tragica: “Questi sono momenti che aiutano a rimettere in ordine le cose, le priorità. E che ci faranno apprezzare di più quando potremo uscire di nuovo. Leggo, guardo partite, ne approfitto per rivedere intere tutte quelle dei giocatori che ci interessano. E sono tante. Situazione giovani? La solita. In A fanno un po’ di fatica a giocare, a parte qualche eccezione, in B qualcosa si muove. La speranza è sempre che i club capiscano l’importanza di creare i presupposti per un cambiamento continuo. Se il serbatoio è vuoto dovremo rivolgerci altrove, come le squadre stanno già facendo. Ma la Nazionale non può. Se vogliamo far ripartire il nostro calcio dobbiamo correre dei rischi“.

GRUPPO – Ma Paolo Nicolato è anche il CT della Nazionale Under 21 e dunque il pensiero al calcio, nonostante l’emergenza, va per inerzia: “Non c’è il coinvolgimento totale, perché c’è tanta gente che soffre. Serve più a occupare la mente, ma non sento il solito bisogno di calcio. Cutrone positivo al coronavirus? Patrick è un grande combattente, è un puro, ha un temperamento eccezionale. Ci siamo scambiati dei messaggi e l’ho sentito carico. Con lui e con altri mi sento spesso. Si è creato un legame molto forte, con i ragazzi che conosco da 4 o 5 anni, ma anche con chi si è “aggiunto” e si è integrato benissimo”.

IDEE – In che direzione va il calcio? “Verso un calcio meno di schemi e più di principi. Verso un allenatore meno integralista, che sa applicare molti sistemi di gioco e insegnare cose diverse. E verso giocatori multiruolo, eclettici. Si sta cercando di privilegiare il gioco e i protagonisti. Si parte dal giocatore per arrivare alle nostre idee. L’allenatore non deve risolvere problemi ai giocatori ma insegnare ai giocatori a risolverseli da soli. Per me è fondamentale. Non voglio trovare giocatori che si girano verso la panchina per chiedere cosa devono fare. Per questo un allenatore deve avere conoscenze e trasmetterle, non avere un’unica idea. Anzi, a volte bisogna essere disponibili a insegnare cose che magari non ci piacciono ma che vanno attuate se si adattano ai nostri giocatori”.

STOP FORZATO – Le qualificazioni all’Europeo Under 21 non si sa quando riprenderanno. Così come i campionati. “Dobbiamo metterci a disposizione. Come dice Arrigo Sacchi, “il calcio è la cosa più importante tra le meno importanti”. Risolviamo il prima possibile, senza tante chiacchiere e personalismi. E se c’è bisogno di giocare una volta al giorno, giocheremo una volta al giorno. Una soluzione che vada bene a tutti non esiste, tutti dovremo rinunciare a qualcosa. Sarebbe bello finire i campionati, ma non è detto che sia possibile“.

POLEMICHE – Sul taglio stipendi: “È una cosa che va gestita da chi sa. E va superato anche il confine italiano e capire se l’Europa è veramente Europa. Non possiamo risolvere la questione da soli. La disgrazia può essere un’opportunità per rendere più forte un continente che deve dimostrare di saper trovare soluzioni condivise. Certo, ci saranno da fare dei sacrifici. E non dovremo difendere ognuno il proprio orticello, un male tipicamente italiano“.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Alex Frosio


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