La Serie A ha un problema latente, i rimborsi ai tifosi – TS

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22 Marzo 2020, 11:03
Tifosi Inter San Siro
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“Tuttosport” sottolinea un aspetto di cui non si sta parlando: la Serie A ha un problema latente con i tifosi abbonati.

FRONTE TIFOSI – La questione è articolata, complessa e spinosa. Certo, in uno scenario del genere, con il virus capace di mettere in ginocchio il mondo, sarebbe stato assurdo pensare a un calcio esente dalla rivoluzione. Ma più passano le ore, i giorni e le settimane e maggiori sono le crepe che si aprono. Nel mondo pallonaro, dove sono già iniziati i litigi su quando cominciare a tornare ad allenarsi, con proposte che per educazione ci limitiamo a definire grottesche, tutti quanti cominciano a mettere le mani avanti: dai presidenti, alle società, i calciatori, chi paga per i diritti tv, chi gestisce le competizioni nazionali e internazionali. Tutti, quindi, in maniera diretta o indiretta a rivendicare e cercare di tutelare maggiormente i propri diritti. Del resto nell’Italia delle sigle e delle congreghe, un rappresentante c’è. In realtà, in un calcio che ancora non sa quando potrà ripartire – visto che il Paese è fermo nella stragrande maggioranza delle proprie attività per cercare di frenare il contagio e uscire dall’incubo – c’è una componente che non ha ancora alzato la mano per il semplice fatto che non ha un proprio paladino e rischia di essere trascurata se non beffata. Ed è quella dei tifosi. Tra l’altro la porzione più pura, quella degli abbonati, di coloro che per restare in sintonia con la propria fede calcistica, a inizio stagione spendono e comprano il diritto a un posto in prima o seconda fila a seconda della dimensione del proprio portafoglio per godersi la squadra del cuore allo stadio.

PROBLEMA ABBONATI – Veniamo al dunque, con un “dunque” che contempla in modo sempre più convincente e probabile il fatto che la Serie A non potrà riprendere con la disputa dell’oltre 30% non ancora giocato (ci si è fermati dopo nemmeno 26 giornate di campionato su 38). Con il picco che tarda ad arrivare e quindi il numero di contagi in fase crescente, sembra davvero dura ipotizzare di poter ripartire a inizio maggio: il professor Di Perri, responsabile dell’ospedale Amedeo di Savoia di Torino, a metà mese a Tuttosport pronosticava la punta per metà aprile. Dunque se la situazione dovesse migliorare soltanto nelle settimane future, la soluzione più praticabile potrebbe risultare quella dei playoff per assegnare scudetto e posti con vista sulle Coppe e playout per le retrocessioni. Ma a quel punto come verrebbero indennizzati gli abbonati?

La questione l’abbiamo posta a Stefano Antonelli, ex dirigente di diversi club e ora intermediario per il trasferimento di calciatori di prima fascia. «Questo maledetto virus sta cambiando le modalità di intervento del governo perché è impossibile prevederne l’evoluzione epidemiologica. Di conseguenza anche il mondo del calcio sta cercando di prevedere scenari all’interno dei quali far rientrare tutto ciò che era previsto prima dello tsunami. Ma dopo aver visto slittare gli Europei non possiamo immaginare cosa succederà col campionato. Impossibile ora immaginare quando e se si riprenderà: forse il 17 maggio. In Premier tra poco ufficializzeranno che non ci saranno retrocessioni, si andrà a 22 nel torneo seguente. Certo è che in Italia il sistema dovrà avere ben chiara la necessità di difendere e tutelare i tifosi e quindi anche gli abbonati che rischiano di aver pagato per non vedere. Non possiamo immaginare un calcio senza di loro, gli appassionati sono il vero motore del football, a loro va il massimo rispetto. Se non si potesse riprendere o farlo solo parzialmente, bisognerà risarcirli: dal rimborso diretto a sconti sulla prossima campagna». Giusto. Ma c’è un ma. Ed è legato al fatto che almeno la metà dei club di Serie A nelle condizioni di abbonamento dispone di clausole che non prevedono il rimborso a fronte di partite che si disputino a porte chiuse per cause indipendenti dal club. Questo significa che se si andasse incontro alla ripresa del campionato senza pubblico per evitare il problema dei contagi, gli abbonati potrebbero dire addio alla possibilità di vedersi tornare indietro i soldi. E in ballo ci sarebbero svariati milioni di euro. Per dare un esempio del volume degli abbonamenti, Juve, Inter, Milan e Roma hanno incassato circa 80 milioni dalle tessere. La questione, è complessa, articolata e spinosa.


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